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Paninari, New Wave, China, Dark, Punk, Rockabilly e Metallari, i nostri fantastici anni ’80

17 gen Post di in News e curiosità | 10 comments
Paninari, New Wave, China, Dark, Punk, Rockabilly e Metallari, i nostri fantastici anni ’80
 


30 secondi di brivido…nel ricordo di quegli anni…raccontami se hai provato nostalgia…


Mi rivolgo ai “ragazzi” ora quarantenni, si proprio così, a voi con un pizzico di “malinconia”, scrivo questo post perchè ascoltando la musica di quegli anni vengono in mente ricordi meravigliosi.
Io sono di Milano, e qui sono nati i paninari nei primi anni ’80, il nome deriva dal famoso bar “Al Panino” in zona Piazza Liberty, io ero uno di questi…

Bar Al Panino

Un pò di storia…

Piazza San Babila, luogo che storicamente radunava i giovani della borghesia di destra e dove sorse il primo ristorante della catena Burghy (acquisita negli anni novanta dalla McDonald’s), diverrà solo un paio di anni dopo luogo di ritrovo dei paninari che arrivano dalle periferie e dalla provincia, spinti lì dai primi articoli di giornale che associarono i paninari ai “sanbabilini” degli anni settanta; i primi seguaci di questa moda furono i figli delle classi più agiate della borghesia milanese, ma tra il 1984 e il 1985 la moda dilagò in tutta Milano e anche in tutta la Lombardia e zone limitrofe, coinvolgendo decine di migliaia di giovani.

Le discoteche aprivano e chiudevano in pochi mesi e altrettanto rapidamente erano o passavano di modatra le tante si possono ricordare: Shocking Club (uno dei pochi che esisteva prima ed esiste ancor oggi), Le Cinema, Central Park, Merry Go-Round, Nephenta, Linea Club, 23° street, Whisky GO GO, Divina. Altri luoghi di ritrovo erano le palestre (tra cui la Palestra Doria – Piazzale Loreto – era molto rinomata) e i centri abbronzatura, mi ricordo Rino Beauty Center in via Montenapoleone ed in zona Garibaldi frequentato (almeno da me…) più avanti, quando andavo a ballare all’Hollywood che si trovava a 50 mt.

A metà degli anni Ottanta molti paninari di Milano ebbero una svolta politica, avvicinandosi alla destra, esibendo simboli fascisti e neofascisti. Il frequentare luoghi come la Palestra Doria, famosa per essere un luogo di estrema destra, e la giovanissima età portarono quindi ad avere un fenomeno di estrema destra in tutta la città.

Ad esso si contrapposero immediatamente altri gruppi giovanili come i cosiddetti China (anche detti “cinesi”), che si rifacevano all’estrema sinistra, eredi delle mode degli anni Settanta.

Il diverso stile di vita, la costante esibizione di abiti firmati – vista come un’adesione al modello consumista – e le idee politiche del tutto antitetiche portarono i paninari ad essere osteggiati da tutti i gruppi giovanili di Milano di quegli anni quali Punk, Metallari, Dark e Rockabilly.

Timberland

Innumerevoli casi di violenza, rapine, pestaggi avvennero nella metà degli anni Ottanta, soprattutto all’uscita dai licei e fuori dalle discoteche, ricordo anche rapine di Timberland e Moncler a Milano 2 (Segrate)

Dato tuttavia il carattere disimpegnato della compagine giovanile anni ottanta, nonché un’ignoranza diffusa su qualsiasi argomento di natura politica, la caratterizzazione destrorsa dei paninari era puramente di facciata. Gli episodi di cronaca scaturivano da pura rivalità tra gruppi che non da una vera contrapposizione ideologica. Nota infatti la spartizione territoriale attorno alla chiesa di Santa Croce, con l’omonima piazza, che erano luogo di ritrovo per paninari, e la retrostante Piazza Vetra relegata agli antagonisti.

Bomber

Dopo circa quattro anni dalla sua nascita, per merito della pubblicazione di alcuni fumetti dedicati ai paninari e del personaggio interpretato da Enzo Braschi, in Drive In, vengono conosciuti a livello nazionale. Nel 1986 i Pet Shop Boys, a seguito di una visita nel centro di Milano, incisero il singolo Paninaro, che permise alla moda di valicare i confini nazionali. I protagonisti del videoclip, girato a Milano, erano alcuni ragazzi perfettamente vestiti secondo i dettami del movimento paninaro.

Renegade

Una moda interamente fondata sul consumo era destinata a divenire ben presto oggetto di sfruttamento da parte del mercato: nel giro di pochi mesi fiorirono le riviste dedicate ai paninari (tra di esse “Il Paninaro”, capace di vendere per un periodo più di 100.000 copie a numero, “Wild Boys”, “Zippo Panino”, “Il Cucador”, “Preppy” e “Sfitty” – queste ultime dedicate alle ragazze) e il mondo della moda si gettò su questi adolescenti creando ad hoc linee firmate. Accanto ad esse nacquero anche una serie di marche che imitavano a buon mercato le firme più in voga nel mondo dei paninari, anche se chi ne faceva uso, solitamente per motivi economici, veniva immediatamente bollato dai “paninari doc” come gino o truzzo. Il paninaro coltivava una maniacale attenzione per il proprio stile, rigorosamente di marca. L’abbigliamento del paninaro prevedeva giacconi imbottiti (es. Moncler,Henri LLoyd), stivali da mandriano (es. Frey o Durango), jeans (es. Levi’s , Enrico Coveri, Stone Island o Armani), felpe (es. Best Company), maglioni (es. Marina Yachting), cinture di pelle (es. El Charro), camicie a quadri (es. Naj Oleari), calzini decorati a rombi della Burlington, per i ragazzi e colorati della Naj Oleari per le ragazze e scarponcini (es. Timberland) oppure scarpe sportive Vans(rigorosamente senza stringhe) e più tardi New Balance e Nike. Alcune marche di moto erano solitamente collegate al mondo dei paninari: ad esempio i motocicli Zündapp 125 con scritta 175 sulla fiancata (per andare in autostrada) o i primi enduro della Honda, Cagiva e della Yamaha come il Parigi-Dakar.

Elefant

La moda dei paninari nasce in ogni caso partendo dal fondo. Il primo indumento comune ai primi paninari furono gli scarponcini di lavoro color arancione della Timberland, seguiti poi dal giubbotto da aviatore “bomber”, poi dal giubbotto di jeans foderato di finto pelo all’interno della Levi’s, dal Moncler, da altri tre tipi di giubbotti da aviatore (Schott, bomber canadese e RAF), dalla giacca da vela Henri Lloyd. Per circa tre anni impazzarono anche le toppe sui jeans della Naj Oleari, così come le sue borse e parecchi accessori per le ragazze.

Il negozio di El Charro in via Monte Napoleone divenne una sorta di paradiso degli acquisti, importando dozzine di indumenti in stile texano, prodotti principalmente dalla Lyntone Belts Inc. (Edmond – Oklahoma). Altri negozi di riferimento erano Di Segni e Conforti.

Schott

Il vero feticcio dei paninari era il cibo consumato presso alcune catene di ristoranti a ristorazione rapida, che proprio in quegli anni iniziano a diffondersi in tutta Italia. A Roma, ad esempio, la nascita del primo ristorante McDonald’s (nel 1986, a Piazza di Spagna) fu un evento memorabile per i paninari della capitale italiana. A Milano al contrario la maggior parte delle varie compagnie di paninari si ritrovavano in normali bar sparsi in tutta la città e le decine di ristoranti a ristorazione rapida, di Burghy (ad eccezione di quello di piazza San Babila e di Corso Re Vittorio Emanuele II), Wendy, Burger King non erano perlopiù frequentati dagli appartenenti a questa sottocultura giovanile.

La moda paninara si spense a Milano tra il 1987 e il 1988 e un paio di anni più tardi nel resto dell’Italia, sostituita da altre sottoculture che riflettevano la fine di un decennio consumato all’insegna dell’edonismo e della superficialità. Ma più in generale si può ben dire che la moda dei paninari è stata una moda prettamente legata ai giovanissimi delle scuole inferiori e delle scuole superiori. Perlomeno a Milano i paninari erano quasi totalmente assenti nelle università. Una moda nata nei licei e che lì è morta.

Avirex

Musica paninara

Quella dei paninari è stata la prima sottocultura italiana a poter eleggere i propri idoli musicali attraverso la televisione.
La rete televisiva Videomusic e il programma di Italia Uno Deejay Television diffondevano i videoclip di alcuni gruppi e solisti pop, in gran parte britannici, su cui convergettero i gusti dei paninari italiani: sorse, ad esempio, un’agguerrita competizione tra gli ammiratori dei Duran Duran e degli Spandau Ballet. Tra gli altri musicisti preferiti dai paninari c’erano gli Wham!, i Simple Minds, i Frankie Goes to Hollywood, Boy George e naturalmente i Pet Shop Boys, che pubblicarono addirittura un brano, chiamato “Paninaro”, appunto. Il paninaro, solitamente, non amava la musica italiana.

Ecco una Chicca da Facebook:
Sapete perchè si diceva Gallo di Dio? Me l’ha appena raccontato via mail Cioz, l’ideatore del giornalino Il Paninaro!

“PS: il termine Galli glielo instillò Cioz, perkè veniva da Gallarate (città dei Galli di Vercingetorige ke è sempre stato un mio idolo: “Gallo di Dio”, appunto, xkè aveva avuto il coraggio di dikiarare guerra a Roma!) Avevo un adesivo sul mio Maggiolo, ke è piaciuto e così lo hanno adottato. Il pollo non c’entra una sega… eh-eh-eh!”

Spandau Duran

Ragazzi, raccontate se per voi era così, che moda seguivate? Dove erano i punti d’incontro ed i locali alla moda nella vostra città?

Cerca sul sito altre notizie riguardanti le mode degli anni ’80

  1. alemon07-09-09

    E si
    Classe 1968 quindi quaranta anni suonati a dicembre 41 ed ero un paninaro con i contro cazzi .Ho ancora cimeli nell’armadio e tantissime foto del mio renegade.Quante avventure e quante botte con i cinesi o punck di sinistra. nell’86 avevo 18 anni e potete immaginare ho vissuto in pieno quel periodo . Ricordo le corse in moto Zundapp di un caro amico in c.so Vittorio Emanuele II quando ancora era aperto al traffico il burghy dei portici e la sfitty che il sabato pomeriggio non aspettavano altro di essere abordate da noi super lampadati. Rino Beauty Sun Center. sul renegade con il cappello da bovaro. Era il 1988 quando mi affermai come punto di riferimento per una Company che poi si mischiava insieme ad altre la domenica pomeriggio al pantea o alla 23A Road. e poi all’uscita l’immancabile amburgher con la nuova amichetta. Ancora oggi mi difendo bene ma ricordo quei tempi con nostalgia e malinconia per tutti gli amici poi smarriti durante il cammino alla maturita. Un saluto Boys Alex classe 68. San Babila Forever…

  2. admin07-09-09

    Alex, probabilmente ci siamo anche conosciuti…
    San Babila Forever

  3. fabio09-16-09

    ciao a tutti, bell’articolo per chi vuole ricordarre quei tempi. Peccato che esistano ancora dei quarantenni fieri di essere stati paninari e che magari lo vorrebbero essere ancora.
    Niente di male essere paninaro, è stata una moda come tante altre.
    Concordo sul fatto che fosse espressione di vuotezza mentale e di valori deboli legati al consumo e all’apparenza

    un saluto
    evviva gli anni 80

  4. admin11-12-09

    Comunque, per chi gli ha vissuti sono stati bei tempi e adesso bei ricordi.

    ciao

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