Dipendenza da Web, malati e cure dal Mondo
Test online, per guarire ambulatorio a Roma e Rehab in USA.
C’e’ chi e’ connesso su Facebook o Twitter tutto il giorno grazie anche ai telefonini di ultima generazione, chi manda ossessivamente e-mail, chi trascorre ore in compagnia di videogiochi ma anche i frequentatori maniacali di chat rooms: la dipendenza da Internet esiste, crea problemi fisici e relazionali, ed e’ diffusa in tutto il mondo. Secondo una ricerca pubblicata qualche tempo fa su Perspectives in Psychiatric Care, ne e’ affetto il 5% dei navigatori mondiali, con punte di oltre il 20% tra gli studenti.
Da quando e’ stato diagnosticato per la prima volta, nel 1995 dallo psichiatra Ivan Goldberg, l’Internet addiction disorder (Iad) e’ stato riconosciuto dalla comunita’ scientifica tanto che negli Stati Uniti si discute sulla sua equiparazione alle piu’ comuni malattie psichiatriche, con un conseguente intervento governativo e rimborso da parte delle assicurazioni sanitarie.
In rete c’e’ da tempo un’ampia letteratura sul tema e anche test per capire se si e’ ‘presi nella rete’ (netaddiction.com), ma iniziano a nascere centri di aiuto per chi e’ dipendente da Internet esattamente come dalla droga, dal sesso, dal gioco d’azzardo. In Italia, al Policlinico Gemelli di Roma e’ appena nato un ambulatorio che cura questo disturbo; negli Stati Uniti, precursori dei tempi ma anche dell’uso di Internet, esiste gia’ da qualche mese un centro che aiuta a uscire dal tunnel del web.
Si chiama Heavensfield Retreat ed e’ in aperta campagna vicino Seattle, curiosamente non lontano da Redmond, famosa perche’ sede del quartier generale di Microsoft, uno dei colossi del web. Per 14.500 dollari e’ possibile iscriversi al programma reSTART (termine usato ampiamente nel linguaggio tecnologico) che dura 45 giorni e prevede terapie di gruppo, supporto psicologico, attivita’ ricreative, fitness, insomma un percorso riabilitativo molto simile a quelli elaborati per altre patologie piu’ diffuse. Un centro dotato di sei posti letto che, sul proprio sito elenca i vari sintomi dell’ansia da disconnessione come cambiamenti fisici (ad esempio perdita o acquisto di peso), dolori alla schiena, mal di testa, sindrome del tunnel carpale (simile alla celebre ‘Nintendinite’ dovuta ai joypad Nintendo degli anni ‘80).
Se il costo di questo programma puo’ far pensare, sono molti i dubbi verso quei paesi in cui la cura adottata per il disturbo e’ peggiore del male. E’ il caso della Cina, notoriamente in ‘conflitto’ con Internet. Nel Paese, che ha piu’ di 300 milioni di utenti, il 40 per cento dei quali giovani o giovanissimi, negli ultimi anni sono nate almeno 400 ‘cliniche’ in cui i ragazzi vengono sottoposti ad un severo regime di esercizi fisici e vita comunitaria che dovrebbe portarli alla guarigione.
In alcuni casi i ‘campi di rieducazione’ sono gestiti da militari o da ex-militari. Ad agosto, due adolescenti ‘malati di web’ sono morti per le percosse subite da questi ‘terapisti’.
Solo poco tempo prima il governo aveva vietato l’uso dell’elettrochoc per curare la dipendenza da Internet: prima di questo divieto oltre 3.000 giovani -secondo il China daily – erano stati obbligati ad intraprendere una terapia di quattro mesi nella quale erano previste anche scariche di 200 milliampere per un costo di circa 620 euro al mese.
Fonte: Ansa








































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