Lettera di dimissioni da CEO di Apple – Steve Jobs
24 Agosto, 2011
Lettera di Steve Jobs
Al Consiglio di Amministrazione Apple e alla Comunità Apple:
Ho sempre detto che se fosse mai arrivato il giorno in cui io non fossi stato più in grado di rispettare i miei obblighi e le aspettative come CEO di Apple, sarei stato il primo a farvelo sapere. Sfortunatamente quel giorno è arrivato.
Ora mi dimetto da CEO di Apple. Mi piacerebbe essere utile, se il Consiglio di Amministrazione lo ritiene opportuno, come Presidente del Consiglio, membro dello stesso e impiegato Apple.
Per quanto riguarda il mio successore, raccomando vivamente che mettiamo in atto il nostro piano di successione e nominiamo Tim Cook come CEO di Apple.
Io credo che i giorni più luminosi e innovativi di Apple debbano ancora venire. E non vedo l’ora di guardare e contribuire al suo successo in un nuovo ruolo.
Ho stretto alcune delle mie più grandi amicizie nella mia vita in Apple, e vi ringrazio tutti per i molti anni in cui sono riuscito a lavorare al vostro fianco.
Steve
Cina, nella fabbrica dei suicidi arrivano i robot
La Foxconn, la piu’ grande produttrice di componenti elettroniche del mondo tristemente nota come ”la fabbrica dei suicidi”, sta progettando di avere entro i prossimi tre anni 300mila robot nelle sue fabbriche che si trovano in Cina, tanti quanti gli operai che prevede di impiegare nel prossimo futuro.
Dopo la drammatica ondata di suicidi di operai dell’ anno scorso, dopo la decisione di aumentare i salari (del 20% in media) dei suoi attuali centomila dipendenti, dopo l’ annuncio del trasferimento delle sue fabbriche nelle regioni piu’ interne – e meno costose – della Cina la Foxconn rilancia ancora, annunciando una decisa accelerazione dell’ automazione delle sue catene di montaggio.
L’ annuncio della massiccia iniziativa di ”robotizzazione” e’ stato dato dal presidente della compagnia Terry Gou, in una riunione che si e’ tenuta a Shenzhen, la metropoli industriale della Cina meridionale. ”La decisione si inserisce in una generale spinta all’automazione tra le imprese basate in Cina, e’ un segnale che il costo del lavoro non e’ piu’ inferiore a quello del capitale”, ha commentato Alvin Kwock, un economista della JP Morgan intervistato dal Financial Times. Altri economisti hanno sottolineato cha la Foxconn, una compagnia che fa parte della holding taiwanese Hon Hai Precision Industry e che produce nel sud industrializzato della Cina componenti per le maggiori imprese elettroniche del mondo tra cui la Apple, la Sony e la Hewlett Packard, e’ ”relativamente indietro” nel processo di automazione della produzione. L’anno scorso, la Foxccon fu teatro di una serie di suicidi dei suoi operai – ne sono stati contati almeno 14 – che vivono in condizioni frustranti negli enormi quartieri-dormitorio costruiti dalla stessa compagnia. Tutti i suicidi si sono tolti la vita lanciandosi nel vuoto. Molti di loro erano giovani immigrati provenienti dalle province piu’ povere della Cina, che si recano nelle ricche regioni industrializzate per cercare lavoro. L’ ondata di suicidi aveva coinciso con le agitazioni in molte fabbriche della Cina merIdionale, cuore del miracolo economico cinese, dove, oltre alle imprese locali, operano le multinazionali di tutto il mondo che nei decenni scorsi hanno trasferito parte della loro produzione in Cina avvantaggiandosi del basso costo del lavoro, delle buone infrastrutture e delle condizioni fiscali favorevoli offerte dalle autorita’ cinesi. Le proteste degli operai sono state per la prima volta favorite dal governo di Pechino, che ha colto l’opportunita’ per accelerare il processo di riconversione dell’ economia cinese dalla produzione di manufatti ad alto contenuto di lavoro a quella di beni piu’ sofisticati.





































































