wordpress blog stats
L'iPhone, l'iPad e il Mac adesso parlano anche berbero - IlMioInternet.com
Home » Apple » L’iPhone, l’iPad e il Mac adesso parlano anche berbero

L’iPhone, l’iPad e il Mac adesso parlano anche berbero

L’annuncio risale al 2012, ma è rimasto poco più che una promessa per tre anni. Soltanto ora, con il nuovo sistema operativo iOS9, Apple ha inserito la lingua Tamazight tra le lingue della sua tastiera.Apple-Tamazight
Apple segue, migliorandolo, l’esempio di Microsoft che aveva incluso il berbero in Windows8.
Nelle impostazioni generali basta scegliere l’opzione Tamazight e in pochi semplici passaggi è possibile comunicare nella lingua di origine camitica, non semitica come l’arabo, scritta in caratteri che ricordano il cirillico e il greco antico. L’attuale re del Marocco Mohammed VI ne ha riconosciuto ufficialmente lo status di lingua nel 2011, anche se probabilmente è la lingua che parlavano già il valoroso Massinissa e l’imperatore di Roma Settimio Severo e, ancora, San Vittore e Sant’Agostino. Tutti personaggi originari del Maghreb, dal Marocco all’Egitto, zona che il popolo amazigh abita almeno dal 20.000 avanti Cristo, secondo le testimonianze che arrivano dal paleolitico e come confermano i geroglifici egizi del 3.000 a.C. In Marocco i cartelli ufficiali, come quelli che indicano i nomi delle scuole o gli uffici pubblici, sono scritti anche in berbero oltre che in arabo e in francese. Oggi i berberi abitano i villaggi sparsi sulla catena montuosa dell’Atlante. Fieri della loro storia, tramandano la lingua di generazione in generazione; il loro orgoglio si riconosce nella lettera “Z” dell’alfabeto che sembra un omino stilizzato e che traduce in un simbolo la parola “amazigh”, ovvero “uomini liberi”, mai sottomessi dall’Islam. Se anche Google seguirà l’esempio, aggiornando il sistema Android e il browser Chrome, il berbero entrerà di diritto pure nelle lingue della tecnologia.




Rispondi

x

Vedi anche...

iPhone X – la rivoluzione parte dal Face ID

Compagnia avverte di possibili rari casi di 'burn-in' schermo