Luxor, scoperta tomba del Primo Regno di Akhenaton

giugno 21, 2009 by  
Elencato sotto Archeologia, Egittologia, Le Dinastie, Scoperte

AkhenatonLa tomba di Amun em Opet, ”Supervisore dei Cacciatori” della 18/ma dinastia (1570-1315 avanti Cristo) e’ stata scoperta durante scavi di una missione acheologica egiziana nella necropolis di Dra Abu El Naga, sulla riva ovest di Luxor. Ne hanno dato notizia il ministro della cultura egiziano, Faruq Hosni, ed il segretario del Consiglio Superiore delle Antichita’, Zahi Hawass.
La tomba sarebbe stata costruita poco prima del regno di Akhenaton (1372-1355 avanti Cristo) e nel suo cortile sono stati trovati sigilli funebri con il nome di un altro funzionario di corte, Amenhotep Ben Nefer, ”supervisore degli armenti di Amon”. In un cortile separato, inoltre, sono stati trovati gli ingressi non decorati di altri due tombe.
Durante le ricerche sono stati recuperati numerosi ”ushabti”, statuine di gesso raffiguranti dipendenti del defunto, che venivano posti nelle tombe perche’ tenessero compagnia alla sua anima e le rendessero meno traumatico il trapasso.
Nei vari scavi succedutisi nel tempo nella necropoli di Dra Abul Naga sono state trovate tracce di sepolture che ricoprono un arco di circa 2500 anni, tra il Medio Regno e l’era copta.
Fonte: Ansa

Antico Egitto – Le Dinastie

febbraio 11, 2009 by  
Elencato sotto Le Dinastie

DINASTIA I

MENES

Dinastia 1

Nomi: Menes

Dinastia: I (3100 +/- 150 a.C.)

Anni di regno: [? a.C.]

Collocazione storica: Età Thinita 3000-2700 a.C.

Tutte le fonti di storiografia Egizia affermano all’unanimità che Menes fu il primo faraone. Una virtuale conferma di ciò è fornita dalla famosa Pietra di Palermo. Il registro superiore del recto non dà che i nomi, sotto una forma alquanto fantasiosa, di sovrani sui quali l’annalista non è evidentemente in grado di fornire altre informazioni. Il secondo registro doveva iniziare certamente con Menes, ma la parte che lo riguarda è andata perduta; per analogia con gli altri due re della I dinastia ricordati nel grande frammento del Cairo si può ritenere con quasi assoluta certezza che vi si trovassero sia il suo nome di Horo che il nome proprio, presumibilmente accompagnato da quello della madre.

Sotto l’intestazione gli spazi riservati alla datazione ricordavano senza dubbio anno per anno gli avvenimenti considerati più importanti del suo regno, anche se è probabile che il compilatore, trattandosi di un’epoca tanto remota, abbia attinto in parte alla propria immaginazione. Sarebbe interessante sapere se era ricordata in modo esplicito l’unificazione dei Due Paesi che era per gli Egizi l’evento memorabile da cui ebbe inizio la storia dell’umanità. Un’allusione a questo avvenimento si trova nell’espressione Unione dell’Alto e Basso Egitto; giro delle mura che contrassegna il primo anno di regno di ogni sovrano nella Pietra di Palermo e in altri documenti, e che evidentemente si riferisce alla cerimonia con la quale si legittimava la discendenza del sovrano dal fondatore della dinastia. Le mura nominate dovrebbero essere quelle di Menfi la cui fondazione è attribuita a Menes da Erodoto e, con qualche confusione, anche da Diodoro Siculo. La Stele di Rosetta, a proposito di Menfi, parla dei riti abitualmente compiuti dal re nell’assumere il suo alto uffizio.

Lo spostamento della residenza regale da un’ignota località del Sud a questa città dalla stupenda posizione naturale al vertice del delta deve perciò esser considerato una conseguenza diretta dell’instaurazione del duplice reame. Gli altri atti importanti attribuiti a Menes da Erodoto riguardano la creazione di un argine destinato a proteggere Menfi dalle inondazioni del Nilo e la costruzione del tempio di Ptah a sud dei bastioni della città; quest’ultimo avvenimento riceve un’implicita conferma da una tavoletta della XIX Dinastia che nomina il Ptah di Menes.

Come si può ben immaginare, data la scarsità di reperti storici e l’imperfetta conoscenza dei geroglifici del periodo, l’identificazione di un re della I dinastia non è mai precisa e certa. Ecco allora che Menes è da alcuni studiosi identificato con Narmer, mentre secondo altri lui e Aha sarebbero la stessa persona. Secondo alcuni infine Narmer, Menes e Aha sarebbero state tre persone distinte.

DINASTIA II

Nomi: Peribsen, Sekhemyeb-Perenmae

Dinastia: II (2950-2700 a.C.)

Anni di regno: [? a.C.]

Collocazione storica: Età Thinita 3000-2700 a.C.

Il nome di questo faraone non è presente in alcuno degli elenchi di re giunti ai giorni nostri, ma è stato ritrovato su diversi monumenti. A Umm el-Kacab Petrie scoprì alle estremità opposte della necropoli protodinastica due tombe, l’una assai piccola appartenente a Peribsen, e l’altra di forma eccezionalmente allungata a un re Khasekhemui.

Il serekh di Peribsen presenta un’insolita caratteristica essendo sormontato dall’animale di Seth, anziché dal consueto falco di Horus. Nella tomba di Peribsen furono ritrovati sigilli di giare di un certo Horo Sekhemyeb e a tutta prima si suppose che questo fosse il nome di Horo di Peribsen stesso, anche se tale congettura era contraddetta dalla presenza di Seth sul serekh della maggior parte dei sigilli e su due belle stele di granito poste di fronte alla camera sepolcrale. Uno scavo successivo a poca distanza dalla tomba riesumò il nome di un re Sekhemyeb Perenmae e si ritenne allora che si trattasse di un predecessore di Peribsen; più tardi lo stesso nome completo fu ritrovato su frammenti provenienti dalla piramide a gradini. E’ molto verosimile l’ipotesi di Grdseloff secondo la quale Sekhemyeb Perenmae non sarebbe altri che Peribsen prima di tradire Horo per diventare un fervente devoto di Seth.

KHASEKHEMUI

Nomi: Khasekhemui-Nebuihotpimef, Ninutjer o Nutjeren

Dinastia: II (2950-2700 a.C.)

Anni di regno: [? a.C.]

Collocazione storica: Età Thinita 3000-2700 a.C.

Il nome di questo faraone non è presente in alcuno degli elenchi di re giunti ai giorni nostri, ma è stato ritrovato su diversi monumenti. Nella quinta linea della Pietra di Palermo si cita la fabbricazione di una statua in rame di Khasekhemui, e un frammento di breccia col suo nome fu scoperto a Biblo. La tomba, di forma eccezionalmente allungata, di Khasekhemui, fu scoperta da Petrie a Umm el-Kacab.

Il serekh di Khasekhemui esibisce i due simboli di Horo e Seth uno di fronte all’altro, entrambi con la doppia corona. Questo singolare procedimento è chiarito anche dal nome stesso di Khasekhemui che qui è seguito dall’aggiuntivo Nebuihotpimef. Tradotti, i due nomi riuniti significano: Le Due Potenze sono sorte, i due Signori sono in pace in lui. In altre parole il re Khasekhemui personifica adesso le due divinità tra le quali era sorto un conflitto allorché Peribsen aveva ripudiato il progenitore tradizionale per il suo mortale nemico. E’ chiaro che queste rivoluzionarie innovazioni grafiche celano qualche grave dissidio politico, ma è impossibile precisarne la natura.

Alcune teorie tendono ad identificare Khasekhemui con un Horo Khasekhem, ma il problema non è di facile soluzione. I monumenti di Khasekhem, limitati a Ieracompoli, consistono in una stele spezzata, due grandi coppe di pietra e due statue del re seduto, una in calcare e l’altra in ardesia Quest’ultima è la più completa anche se manca metà del volto, mentre nella statua di calcare, ora a Oxford, i lineamenti sono più visibili. La posa, lo stile e la fattura dei due monumenti sono tali da escludere che siano opera dell’inizio della II dinastia, il che convaliderebbe la collocazione di questo sovrano versa la fine di essa. La base delle statue è decorata con rozze incisioni raffiguranti nemici uccisi in ogni possibile atteggiamento di sofferenza ed è registrata anche la cifra dei morti: 47209.

L’ipotesi più in auge è che Khasekhem fosse l’immediato successore di Peribsen, il cui nome non ricorre a Ieracompoli, e che, dopo aver riconquistato il delta, fosse stato seguito da Khasekhemui. Ma pare strano che quest’ultimo, succedendo a un fedele di Horo, abbia voluto ricordare nel proprio nome il passato dissidio fra Horo e Seth.

Non si può escludere la possibilità che Horo Khasekhem e Horo-Seth Khasekhemui siano la stessa persona, supponendo che egli avesse preferito quest’ultima forma del suo nome mentre era ancor vivo il ricordo del conflitto con Peribsen, ma a questa ipotesi si oppone il fatto che i monumenti di Khasekhemui a Ieracompoli sono ben distinti da quelli diKhasekhem.

Un’altra obiezione riguarda la tesi che farebbe di Khasekhem un monarca intermedio fra Khasekhemui e Djoser, il fondatore della III dinastia; infatti un sigillo trovato nella tomba di Khasekhemui ad Abidos ha il nome di una certa regina Hepenmae madre dei figli del re e questa stessa regina è detta madre del re dell’Alto e Basso Egitto sopra un altro sigillo scoperto nella grande tomba di Bet Khallaf presso Abido, dove il risalto dato al nome di Djoser fece pensare che egli potesse esserne il titolare. Da qui si è dedotto che Khasekhemui ed Hepenmae fossero i genitori di Djoser; per quanto l’ipotesi sia allettante c’è da chiedersi perché mai, in questo caso, sarebbe avvenuto un cambiamento di dinastia.

DINASTIA III

Nomi: Sanakht, Nebkha

Dinastia: III (2700-2630 a.C.)

Anni di regno: 20 [2700-2680 a.C] (?)

Collocazione storica: Antico Regno 2700-2200 a.C.

Di questo faraone non esiste traccia nelle liste conosciute il suo nome appare affiancato a quello di Djoser su alcune iscrizioni che ricordano le spedizioni alla ricerca di turchesi compiute durante la III dinastia. Il suo nome appare associato a quello di Djoser anche a Bet Khallaf nell’Alto Egitto, dove sembra che i due possedessero fianco a fianco vaste mastabe di mattoni. La piramide di Sanakht, se mai ne ebbe una, non ci è nota, ma c’è chi ha avanzato l’ipotesi che il re sia morto in giovane età e che la mastaba da cui si sviluppò in seguito la piramide a gradini fosse in origine destinata a lui.

DJOSER

Dinastia 4

Nomi: Djoser, Djoser-za, Djoser-it, Tosorthros, Horo Netjrikhe

Dinastia: III (2700-2630 a.C. circa)

Anni di regno: 29 ( Manetone); 19 (Canone di Torino) [2680-2650 a.C. (Manetone)]

Collocazione storica: Antico Regno 2700-2200 a.C.

E’ considerato il fondatore della III dinastia, anche se alcune recenti catalogazioni gli preferiscono far precedere il faraone Sanakht, ed è sicuramente il più importante, tanto che nel Canone Regio di Torino il suo nome è eccezionalmente scritto in inchiostro rosso.

La sua impresa maggiore è la grande piramide a gradini di Saqqara che sovrasta la città di Menfi. E’ una costruzione imponente che si eleva, con sei gradini di diversa altezza, fino a 71 metri. Il complesso degli edifici, restituiti alla luce e restaurati in anni relativamente recenti, è fra gli spettacoli più sbalorditivi che offre l’Egitto. La piramide a gradini fu in origine ideata come una mastaba a pianta quadrata anziché oblunga, ma successive modificazioni del progetto primitivo le diedero quell’aspetto singolare che oggi ammiriamo.

Alcuni bassorilievi, nel dedalo di corridoi sotterranei, rappresentano il re in atteggiamenti rituali e la squisita delicatezza del lavoro dimostra che gli scultori del tempo erano maestri in questa tecnica come in quella della scultura a tutto tondo della nobile statua di Djoser seduto che fa parte dei reperti. Controversa è la stima della durata del regno di Djoser, secondo il Canone di Torino sarebbe stata di 19 anni, mentre secondo Manetone sarebbero stati 29 gli anni di regno. Non è di aiuto la scoperta, nel suo complesso funerario, di un cortile per la festa del Giubileo, che normalmente veniva celebrata in occasione del trentesimo anno di regno, ma che anche altri faraoni hanno celebrato con largo anticipo durante il proprio regno.

Nella piramide a gradini, Djoser è sempre definito con il suo nome Horo (Netjrikhe), come si usava allora (il nome di famiglia venne messo in evidenza e racchiuso in un cartiglio solo durante la dinastia successiva). Manetone, nel suo elenco, non cita alcun Djoser ma menziona, come secondo re, il nome di Tosorthros. L’unica prova che identifichi Djoser come Horo Netjrikhe e con il Tosorthros di Manetone è in una lunga iscrizione rupestre di epoca tolemica nell’isola di Sehel (prima cateratta) dove si narra che il re Netjrikhe Djoser, preoccupato per una carestia che da sette anni affliggeva il paese, avesse chiesto consiglio al saggio Imhotep. Avendo così appreso che la piena del Nilo era sotto il controllo del dio dell’isola di Elefantina, Khnum, il re lo aveva placato facendogli dono dell’ampio tratto della bassa Nubia chiamato dai greciDodecasheno.

SEKHEMKHET

Nomi: Horo Sekhemkhet

Dinastia: III (2700-2630 a.C.)

Anni di regno: 10 [2650-2640 a.C] (?)

Collocazione storica: Antico Regno 2700-2200 a.C.

Di questo faraone non esiste traccia nelle liste conosciute, ma i sigilli ritrovati su alcuni tappi di argilla, sui quali viene chiamato “Horo Sekhemkhet”, ne testimoniano la storicità. I sigilli sono stati ritrovati presso una piramide a Zakaria Goneim, nel 1951.

Il complesso funerario è molto simile a quello di Djoser a Saqqara, ma il minor dispendio di materiale indica che si tratta di una copia di data leggermente posteriore. Anche la scelta del luogo in posizione leggermente sfavorevole e l’uso di blocchi più grossi portano ala medesima conclusione, come pure il fatto che, al contrario della piramide a gradini, la piramide di Goneim fu dall’inizio progettata nella sua forma definitiva.

KHABA

Nomi: Horo Khaba

Dinastia: III (2700-2630 a.C.)

Anni di regno: 5 [2640-2635 a.C] (?)

Collocazione storica: Antico Regno 2700-2200 a.C.

Anche di questo faraone non esiste traccia nelle liste conosciute il suo nome fu rinvenuto su alcuni vasi di pietra scoperti nelle vicinanze della cosiddetta “layer pyramid”, una piramide a gradini scoperta nel 1900 a Zawyet el-Aryan. La piramide è ridotta in condizioni tali di rovina da far dubitare persino della sua vera natura. In seguito alla scoperta dei suddetti vasi di pietra, la piramide è attribuita allo stesso Khaba.

Nomi: Huni, Huny

Dinastia: III (2700-2630 a.C.)

Anni di regno: 5 [2635-2630 a.C] (?)

Collocazione storica: Antico Regno 2700-2200 a.C.

Questi, secondo il Canone di Torino e la lista di Saqqara, è l’ultimo re della III dinastia. Sembra che abbia generato figli maschi e che il marito (Snofru) di una sua figlia sia divenuto faraone dopo di lui, fondando la IV dinastia.

Alcuni archeologi gli attribuiscono la piramide di Maydum, anche se fu poi completata da Snofru.

DINASTIA IV

Nomi: Snofru, Soris, Horo Nebmae

Dinastia: IV (2630-2510 a.C.)

Anni di regno: 29 (Manetone); 24(Canone di Torino) [2630-2606 a.C. (Torino)]

Collocazione storica: Antico Regno 2700-2200 a.C.

Nella versione di Manetone, il nome del fondatore della IV dinastia figura come Soris, evidente corruzione di Snofru. Poiché sua moglie portava il titolo di “figlia del dio”, si pensa che Huny (l’ultimo faraone della precedente dinastia) fosse il padre di lei e che Snofru dovesse il trono al suo matrimonio.

Lo stesso Snofru fu comunque in seguito deificato nelle miniere di turchese del Sinai. La Pietra di Palermo conserva documenti di sei dei suoi ventiquattro e più anni di regno; oltre la costruzione di varie navi, di portali e statue per il proprio palazzo, si ricordano di lui due campagne militari, l’una contro un territorio nubiano dove si afferma abbia catturato settemila prigionieri e duecentomila capi di bestiame, l’altra contro i Tjehnyu libici dalla quale riportò un ricco, seppur minore, bottino. Anche più interessante l’arrivo da Biblo, città ai piedi del Libano, di quaranta navi cariche di legno di cedro. Ma tutte queste imprese impallidiscono di fronte ai monumenti innalzati a proprio ricordo a Dahshur, quattro miglia a sud di Saqqara. In quel sito il monarca fece innalzare per sé ben due piramidi di vaste dimensioni non molto lontane l’una dall’altra.

Entrambe superano i 94 metri d’altezza e l’interno presenta un altro punto in comune, cioè una camera sepolcrale imponente col soffitto molto alto e sostenuto da modiglioni. Alcuni archeologi gli attribuiscono anche la piramide di Maidum, mentre altri la attribuiscono a Huny, anche se a terminarla può essere stato Snofru. Snofru lasciò di sé un immagine di monarca ideale, generoso e buono.

CHEOPE

Nomi: Cheope, Khufu (o Khufwey, secondo Gardiner), Suphis, Horo Medjdo

Dinastia: IV (2630-2510 a.C.)

Anni di regno: 63 (Manetone); 23 (Canone di Torino) [2606-2583 a.C. (Torino)]

Collocazione storica: Antico Regno 2700-2200 a.C.

Il nome di Cheope, nella forma tramandata da Erodoto, appartiene al bagaglio storico del mondo intero. Il suo monumento funebre, la grande piramide di Giza, fu considerata una delle sette meraviglie del mondo antico, ed è tutt’oggi al centro di innumerevoli misurazioni, ipotesi, congetture le più diverse. Poco ci è noto della vita del costruttore della grande piramide, salvo qualche testimonianza materiale del suo autocratico potere. Il cartiglio che racchiude il nome di Khufwey ( il vero nome di Cheope) è stato trovato in varie cave di pietra, nelle tombe dei famigliari e dei cortigiani e in alcune iscrizioni di data posteriore.

Ma nessun documento contemporaneo al faraone può vantare un genuino valore storico, eccetto la narrazione dei funerali della madre, Hetephras, moglie di Snofru, la cui tomba fu scoperta nei pressi della piramide da Reisner nel 1925. Non esiste alcun serio fondamento critico per stabilire la durata del regno di Khufwey: il Canone di Torino dà ventitré anni, mentre Manetone, basandosi forse solo su congetture, gliene assegna non meno di sessantatré.

DIDUFRI

Nomi: Radjedef, Didufri, Horo Kheper

Dinastia: IV (2630-2510 a.C.)

Anni di regno: 8 (Canone di Torino) [2583-2575 a.C.]

Collocazione storica: Antico Regno 2700-2200 a.C.

Si tratta di un faraone che, per la breve durata del suo regno, non dovrebbe aver avuto una parte importante nella storia della dinastia, ma la scelta del luogo dove fece erigere la sua piramide, Abu Roash, fa pensare che vi siano state complicazioni dinastiche legate al suo nome. Sembra che Radjedef, figlio di Cheope e di una sposa libica, avesse, per questa ragione, minori diritti al trono di altri principi.

Dopo la morte di Cheope si ritiene che Radjedef abbia fatto assassinare il fratello primogenito Kanab, che era nato da una sposa egiziana del faraone defunto e quindi aveva maggiori diritti al trono. La scelta di una località distante da Giza per la sua piramide, sarebbe stata dettata dal calcolo, per non forzare la mano nel voler apparire a tutti i costi il successore legittimo, come avrebbe significato farsi preparare una tomba accanto a quella di Cheope. Dopo otto anni di regno Radjedef sarebbe morto, forse assassinato per ordine di Chefren, che in tal modo ricondusse la dinastia nell’ambito egiziano della famiglia. Conferma dell’illegittimità al trono di Radjedef sembra data dal ritrovamento di alcune sue statue fatte a pezzi intenzionalmente e dall’abrasione del suo nome operata su alcuni monumenti.

CHEFREN

Nomi: Suphis, Rakhaef, Khafra, Chefren, Horo Useryeb

Dinastia: IV (2630-2510 a.C.)

Anni di regno: 66 (Manetone), Canone di Torino rovinato [2575-? a.C.]

Collocazione storica: Antico Regno 2700-2200 a.C.

Chefren è il nome tramandatoci da Erodoto. Forti della sua autorità, gli egittologi si sono trovati in genere d’accordo nel leggere Khafra sul cartiglio, anche se alcuni autorevoli archeologi portano seri argomenti per dimostrare che i due elementi del nome composto vanno invertiti e che perciò si deve leggere Rakhaef. Se questo è vero, si deve supporre che la pronuncia esatta venne col tempo dimenticata e sostituita con quella che riproduce l’ordine in cui erano scritti i due elementi. La grandezza di questo faraone quale costruttore di piramidi è stata a torto eclissata dalla fama del padre, Khufu; in realtà non vi è gran differenza nell’altezza dei due monumenti e nella superficie occupata, e anzi il secondo situato in posizione più elevata figura maggiore del primo.

Il sarcofago spezzato di granito levigato è ancora al suo posto nella camera sepolcrale, ma i ladri non vi hanno lasciato traccia del corpo che lo occupava. La più saliente caratteristica del tempio funebre di Chefren è data dalle gigantesche dimensioni dei blocchi di calcare impiegati, i più grossi di qualsiasi altro monumento noto dell’Antico Egitto. A nord-est nelle immediate vicinanze del tempio sorge la Sfinge, personificazione dell’inviolato mistero e della recondita verità nella fantasia popolare di ogni tempo. Secondo l’ipotesi più probabile, pare esser stata ricavata, per ordine di Chefren, da un enorme blocco di roccia che sorgeva di fianco al passaggio soprelevato, e modellata a immagine del faraone nel doppio aspetto di leone e di uomo. Sul regno di Chefren le notizie non sono più abbondanti che su quello di Cheope.

La tradizione tramandata da Erodoto, che fa di questi sovrani due tiranni empi e crudeli, è forse solo un’illazione dovuta alle immani fatiche da essi imposte ai disgraziati sudditi. L’accusa di empietà è smentita dai grossi blocchi di granito provenienti da Bubastis e recanti il loro nome che facevano evidentemente parte di un tempio.

MICERINO

Nomi: Micerino, Menkaura, Mencheres, Horo Kakhe

Dinastia: IV (2630-2510 a.C.)

Anni di regno: 63 (Manetone), 18 (Canone di Torino) [2535-2517 a.C.]

Collocazione storica: Antico Regno 2700-2200 a.C.

Un faraone dal breve regno, o forse due, separerebbe Chefren da Micerino, se è esatta la cifra di diciotto (o ventotto?) anni a questi assegnata dal Canone di Torino. A Micerino, o Menkaura, secondo una pronuncia che meglio si accorda alla scrittura geroglifica, appartiene la terza delle piramidi di Giza, una costruzione di dimensioni molto minori che avrebbe, tuttavia, gareggiato in splendore con le sue gigantesche vicine se il progetto di rivestirla per intero di granito rosso fosse stato portato a termine. Ma l’opera rimase incompiuta, e i mattoni grezzi impiegati in buona parte del corridoio soprelevato e del tempio in valle denunziano l’improvvisa morte del titolare. Come avvenne non si sa, ne è possibile dire fin dove si possa credere a Erodoto quando afferma che Micerino all’opposto dei suoi due grandi predecessori fu sovrano benefico e pio.

Le scrupolose ricerche condotte da Reisner e dai suoi assistenti nella zona della terza piramide furono compensate dal ritrovamento di numerose e splendide statue, tra le quali il pezzo più bello è forse il gruppo in ardesia che rappresenta a grandezza naturale Micerino e la moglie e che oggi fa parte dei tesori del museo di Boston. Dopo Micerino le fortune della dinastia decaddero rapidamente.

SHEPSESKAF

Nomi: Shepseskaf, Horo Shepseskhe

Dinastia: IV (2630-2510 a.C.)

Anni di regno: ? [?-2510 a.C.]

Collocazione storica: Antico Regno 2700-2200 a.C.

Ultimo re della IV dinastia. Dopo Micerino le fortune della dinastia decaddero rapidamente. La terza piramide fu terminata frettolosamente e arredata all’interno da Shepseskaf, il solo altro re della IV dinastia riconosciuto legittimo dai contemporanei e dalla Tavola di Abido, sebbene l’elenco regale di Saqqara ne aggiunga altri tre i cui nomi sono andati perduti rendendo impossibile il confronto con quelli dati da Manetone. Che qualcosa di grave sia accaduto verso quest’epoca si può dedurre dal fatto che Shepseskaf scelse per la sua ultima dimora la zona a sud di Saqqara e si fece costruire non già una piramide, ma una tomba che, a parte le pareti inclinate, ha la forma tipica dei sarcofagi di quel periodo con copertura a spioventi e le terminazioni verticali. Questa tomba viene chiamata dalla gente del posto Mastabat el-Faraun. Il fatto può essere considerato la prova che Shepseskaf non fosse di stirpe reale, ma avesse acquisito il diritto al trono sposando la figlia di Micerino, Khantkawes.

DINASTIA V

USERKAF

Dinastia 5

Nomi: Usercheres, Userkaf, Horo Irmae

Dinastia: V (2510-2350 a.C. circa)

Anni di regno: 28 ( Manetone); 7 (Canone di Torino) [2510-2492 a.C.]

Collocazione storica: Antico Regno 2700-2200 a.C.

A Saqqara, nei pressi della piramide a gradini di Djoser, il sepolcro di Userkaf (il cui nome è “I luoghi di Userkaf sono puri”), insolito sotto molti aspetti, fu ritrovato in completa rovina per esser stato usato come cava di pietra e come cimitero nel Periodo saitico.

Ai suoi tempi lo abbellivano splendidi bassorilievi, di cui il frammento più notevole faceva parte di una scena di caccia agli uccelli servita probabilmente di modello per scene consimili riprodotte in tombe di epoca più tarda. Ma il reperto più pregevole è la testa di una colossale statua del re in granito rosso ora al museo del Cairo; se il sovrano era rappresentato seduto, la statua doveva misurare oltre quattro metri e mezzo d’altezza. Narra una leggenda, giunta a noi tramite uno scritto noto come “papiro Westcar”, che a Cheope fu predetto che la moglie di un sacerdote di Ra, Redgdet, sarebbe stata resa feconda da Ra in persona e avrebbe generato tre gemelli destinati a regnare sull’Egitto. Questi tre figli sarebbero i primi tre sovrani della V dinastia, Userkaf, Sahura e Kakai. Sembra però accertato che almeno i primi due fossero in realtà figli di Shepseskaf (ultimo faraone della IV dinastia) e di sua moglie Khantkawes, figlia di Micerino.

SATURA

Nomi: Sephres, Sahura, Horo Nebkhau

Dinastia: V (2510-2350 a.C.)

Anni di regno: 13 (Manetone); 12 (Canone di Torino) [2492-2480 a.C. (Torino)]

Collocazione storica: Antico Regno 2700-2200 a.C.

Narra una leggenda, giunta a noi tramite uno scritto noto come “papiro Westcar”, che a Cheope fu predetto che la moglie di un sacerdote di Ra, Redgdet, sarebbe stata resa feconda da Ra in persona e avrebbe generato tre gemelli destinati a regnare sull’Egitto. Questi tre figli sarebbero i primi tre sovrani della V dinastia, Userkaf, Sahura e Kakai. Sembra però accertato che almeno i primi due fossero in realtà figli di Shepseskaf (ultimo faraone della IV dinastia) e di sua moglie Khantkawes, figlia di Micerino. Sita ad Abu Sir, in uno stato di conservazione discreto, è la piramide del faraone Sahura, il cui nome è “L’anima di Sahura risplende”. In mancanza di una pubblicazione completa della piramide di Unis, è da quella di Sahura che si può meglio comprendere le caratteristiche dei monumenti funerari della V dinastia.

Molto più piccole di quelle di Cheope e Chefren come dimensioni, sono però almeno altrettanto belle. L’imponenza e l’austera semplicità cedono il posto all’eleganza e alla perfezione artistica con un’evoluzione analoga a quella avvenuta in Europa nel passaggio dall’architettura romanica alla gotica. Ai disadorni pilastri rettangolari della IV dinastia si sostituiscono colonne che rappresentano fasci di steli di papiro o sostengono capitelli squisitamente scolpiti a imitazione delle foglie della palma da dattero.

Da segnalare è la campagna contro i Libi che fruttò uno straordinario bottino e la sottomissione dei principi stranieri con le loro famiglie. Anche più interessante dal punto di vista pittorico è la grande scena delle navi di ritorno dalla Siria con a bordo marinai e asiatici che alzano le braccia in segno d’omaggio al faraone, forse ispirata a una spedizione nel Libano per procurarsi il pregiatissimo legname delle sue foreste.

NEFERIRKARA KAKAI

Nomi: Nephercheres, Neferirkara, Kakai, Radjedef, Horo Userkhau

Dinastia: V (2510-2350 a.C.)

Anni di regno: 20 (Manetone); (indefinito sul Canone di Torino) [2480-2467 a.C.]

Collocazione storica: Antico Regno 2700-2200 a.C.

Della sua vita si conosce molto poco, salvo il fatto che forse fu il primo sovrano dopo Radjedef ad adottare nuovamente il titolo di “Figlio di Ra” nel protocollo reale. La piramide di Neferirkara è sita ad Abu Sir e porta il nome di “Neferirkara è manifesto”. Lo stato dei lavori del suo complesso funerario fa pensare che regnò non più di una decina di anni; la sua piramide non fu condotta a termine e la metà inferiore del passaggio sopraelevato venne adattata da Niuserra per la sua opera.

SHEPSESKARA

Nomi: Shepseskara, Sisires, Izi

Dinastia: V (2510-2350 a.C.)

Anni di regno: 7 (Manetone); 7 (Canone di Torino) [2467-2460 a.C.]

Collocazione storica: Antico Regno 2700-2200 a.C.

Questo faraone è noto solamente per la Tavola di Abido e per il Papiro di Torino. Di lui è stato trovato solamente uno scarabeo; non si conosce il luogo dove è stato sepolto e non sono state trovate le necropoli dei suoi funzionari e dignitari di Corte, forse a causa dell’estrema brevità del suo regno.

NEFEREFRA

Nomi: Neferefra, Cheres, Raneferef, Khaneferra, Horo Neferkhau

Dinastia: V (2510-2350 a.C.)

Anni di regno: 20 ( Manetone); x+1 (Canone di Torino) [2460-2440 a.C.]

Collocazione storica: Antico Regno 2700-2200 a.C.

Questo faraone regnò solo una decina di anni. Il suo nome è citato, oltre che nelle liste dei Re, in alcune tombe private, tra le quali quelle di due sacerdoti addetti al suo culto funerario.

Neferefra si fece costruire una piramide ad Abu Sir, oggi ridotta al solo primo gradone, che venne chiamata “Divino di anima è Neferefra”. Per la sua piramide utilizzò ampiamente materiale sottratto ad altri monumenti funebri dei suoi predecessori, in modo particolare a quello di Neferirkara al quale “rubò” addirittura una barca sacra.

NIUSERRA

Nomi: Niuserra, Rathures, Iny, Horo Setibtowe

Dinastia: V (2510-2350 a.C.)

Anni di regno: 44 (Manetone); 11 (Canone di Torino) [2440-2429 a.C.]

Collocazione storica: Antico Regno 2700-2200 a.C.

Questo faraone ci è noto soprattutto grazie all’esplorazione del suo Tempio Solare ad Abu Gurab. Niuserra costruì il suo complesso funerario tra quelli di Sahura e di Neferirkara, sconvolgendo in gran parte quello di quest’ultimo e distruggendone la arte inferiore della sua Via Cerimoniale per farla rientrare nel proprio complesso.

Il nome della sua piramide è “I luoghi di Niuserra sono eterni”. Della sua vita non si conosce nulla.

MENKAUHOR

Nomi: Menkauhor, Mencheres, Horo Menkhau

Dinastia: V (2510-2350 a.C.)

Anni di regno: 9 (Manetone); 8 (Canone di Torino) [2429-2420 a.C.]

Collocazione storica: Antico Regno 2700-2200 a.C.

Fu uno degli ultimi sovrani della V dinastia e avrebbe regnato solo 8 anni. La sua piramide si trova nel settore nord dell’area di Saqqara ed è in uno stato di conservazione pessimo. Il nome della sua piramide (“I luoghi di Menkauhor sono divini”) è stato trovato nelle iscrizioni tombali dei sacerdoti addetti al suo culto.

Menkauhor non eresse un Tempio Solare e ciò induce a ritenere che dopo la morte di Niuserra si siano verificati mutamenti importanti nella teologia solare o, comunque, nella politica religiosa della dinastia.

DJEDKARA

Nomi: Tancheres, Makara, Djedkara, Djed, Izozi, Horo Djedkhau

Dinastia: V (2510-2350 a.C.)

Anni di regno: 44 (Manetone); 28 (Canone di Torino) [2420-2380 a.C.]

Collocazione storica: Antico Regno 2700-2200 a.C.

Questo faraone fece costruire la propria piramide (“Il re Izozi è buono”) su uno spessore di roccia al quale si accede attraverso una rampa; gli arabi la chiamano “Piramide della Sentinella”.

I due scopritori della piramide di Djedkara Izozi morirono prematuramente purtroppo senza lasciare nessun resoconto della loro opera. E’ probabile che i numerosi frammenti di papiro giunti in Europa nel 1893, sparsi nei vari musei, provenissero proprio dalla zona da loro esplorata. Questi documenti portano tutti la data del regno di Izozi, ma si riferiscono all’amministrazione dei possedimenti funerari di un re precedente, Neferirkara Kakai.

Fra l’altro sono registrati i versamenti quotidiani fatti ai gran sacerdoti o “profeti” e agli inservienti del tempio solare, il trapasso di rendite ai beni patrimoniali della piramide di Kakai e le offerte fatte alle statue di lui e della regina madre, Khantkawes. La scarsità di documenti di questo periodo li rende della massima importanza, ma occorre un lungo e attento esame per decifrarne la difficile scrittura e stabilirne l’esatto contenuto.

Come il suo predecessore Menkauhor, Izozi non eresse un Tempio Solare e ciò induce a ritenere che dopo Niuserra si siano verificati mutamenti importanti nella teologia solare o, comunque, nella politica religiosa della dinastia.

UNIS

Nomi: Onnos, Unis, Horo Wadjtowe

Dinastia: V (2510-2350 a.C.)

Anni di regno: 33 ( Manetone); 30 (Canone di Torino) [2380-2350 a.C.]

Collocazione storica: Antico Regno 2700-2200 a.C.

La piramide dell’ultimo re, Unis, è più piccola di quelle di tutti i suoi predecessori. Unis fece costruire il suo complesso funerario assai vicino a quello di Djoser, a Saqqara, e non si fece scrupolo di sconvolgere, con il suo insediamento, sia il monumento del suo predecessore Djedkara, sia mastabe di epoche precedenti (II dinastia), fino a sottrarre blocchetti dalla recinzione di Djoser per erigere i muri laterali della sua Via Cerimoniale.

La rampa soprelevata, lunga circa 665 metri, era adorna di rilievi di altissimo pregio e di soggetto molto vario e insolito come quello che illustra il trasporto da Assuan per via fluviale delle colonne palmiformi di granito e degli architravi impiegati nella costruzione del tempio funerario. Altre scene rappresentano artigiani intenti ai più svariati mestieri e, cosa singolare e difficilmente spiegabile, anche figure emaciate di gente che sta evidentemente morendo di fame. Insolita è anche la decorazione interna del tempio, la cui importanza per gli egittologi sta soprattutto nel fatto che le pareti del vestibolo e della camera sepolcrale sono coperte dei più vecchi testi religiosi sopravvissuti dall’antico Egitto, incisi in scrittura geroglifica a colonne verticali. Questi testi, che contengono formule magiche intese ad assicurare il benessere del defunto re nell’aldilà, sono noti sotto il nome di Testi delle Piramidi essendosene ritrovati anche nelle piramidi di quattro re della VI dinastia e altrove. Con il regno di Unis, durato una trentina di anni, finisce la V dinastia.

DINASTIA VI

TETI

Nomi: Teti, Othoes, Horo Sheteptowe

Dinastia: VI (2350-2200 a.C.)

Anni di regno: 30 ( Manetone); ? (Canone di Torino) [2350-2320 a.C. (Torino)]

Collocazione storica: Antico Regno 2700-2200 a.C.

Teti, il primo sovrano della VI dinastia, completò il Tempio Funerario di Unis che era morto prima che vi fossero apportate le rifiniture, e fece inscrivere il proprio cartiglio sugli stipiti di granito di una porta.

Molto probabilmente Teti non era di stirpe reale e non sappiamo se la sua legittimazione al trono fosse dovuta al matrimonio con la principessa Iput figlia di Unis o se vi sia stato un atto di usurpazione; le poche notizie che abbiamo di lui – Tavole di Abydos e di Saqqara, Papiro Regio di Torino – fanno pensare che non abbia regnato a lungo. Molte sono, invece, le iscrizioni riguardanti Teti giunte sino a noi. Molte di queste sono state riportate alla luce dagli scavi condotti attorno alla sua piramide. In una tomba un gran sacerdote di Menfi, di nome Sabu, vanta la protezione da lui prestata a Sua Maestà quando questi veniva a bordo della sua barca in occasione di cerimonie religiose, e un altro gran sacerdote dello stesso nome esprime il suo orgoglio per la propria nomina.

Un altro funzionario racconta come egli fosse stato inviato a Tura per procurarsi il calcare per certe costruzioni. L’esistenza di due spose di Teti è ricordata dalla grande mastaba menfita di Khuye e dalla vicina piramide di Ipwe; quest’ultima fu madre di Pepi I il quale provvide alla regolare amministrazione di un cenotafio di lei a Copto. Nulla si sa delle vicende di Teti ed è impossibile accertare se sia vera la voce raccolta da Manetone ch’egli mori assassinato dalla sua guardia del corpo.

USERKARA

Nomi: Userkara

Dinastia: VI (2350-2200 a.C.)

Anni di regno: ? (Canone di Torino)

Collocazione storica: Antico Regno 2700-2200 a.C.

Il regno del secondo re della VI dinastia, Userkara, fu evidentemente brevissimo poiché il suo nome ci è noto solo attraverso l’elenco di Abido, il Canone di Torino e due sigilli cilindrici.

PEPI I

Nomi: Pepi, Phios, Piopi Meryra, Horo Merytowe, Neferzahor

Dinastia: VI (2350-2200 a.C.)

Anni di regno: 53 (Manetone); 20 (Canone di Torino) [2320-2300 a.C. (Torino)]

Collocazione storica: Antico Regno 2700-2200 a.C.

L’affermazione della dinastia e un serio tentativo ci ristabilire l’autorità centrale si devono a Meryra Pepi (Pepi I) al quale il Canone Regio assegna 20 anni di regno, mentre Manetone, che trascrive Phios il suo nome, dice che regnò 53 anni. Pepi I si dimostrò un sovrano energico e un grande costruttore; a Bubastis rimangono le rovine di un santuario eretto da lui, che intraprese anche la costruzione di un importante edificio a Eliopoli, il cui dio, sebbene alquanto fuori moda, non era caduto completamente nell’oblio. Nell’epoca tolemaica il nome di questo stesso sovrano era ricordato nel tempio di Dendera come quello del fondatore. A Ieracompoli furono scoperte due sue statue di rame, che sono i migliori esemplari di scultura in metallo rimasti dall’Antico Regno.

L’impressione di grandezza evocata dal nome di Meryra Pepi I non si basa però sull’imponenza di monumenti, ma sulla grande abbondanza e vasta diffusione delle epigrafi che lo citano. Altre prove sono il fatto che Menfi prese nome dalla sua piramide, chiamata Mn-nfr, “(Pepi è) insediato e bello”, e che egli era ancora ricordato con reverenza molti secoli dopo. Una spedizione alla cava di alabastro di Hatnub reca come data l’anno del venticinquesimo censimento del bestiame che, essendo allora biennale, equivale al cinquantesimo anno di regno. La medesima iscrizione rupestre, come pure altre nello Wadi Hammamat, ricorda la sua prima festa del Sed, che probabilmente fu celebrata nel trentesimo anno del suo regno. Pepi era orgoglioso di questo avvenimento e lo commemorò su numerosi vasi d’alabastro, ora al Louvre e in altri musei. Non si è trovata alcuna spiegazione soddisfacente per l’accertato cambiamento del suo antico prenome Neferzahor in Meryra. Il nome di Horo, Merytowe, “Amato dai Due Paesi”, esprimeva forse una fama a cui realmente ambiva.

I suoi matrimoni, certo consecutivi, con le figlie di un principe ereditario provinciale, forse di Abido, detto Khui, sembrano indicare un’indole modesta; alle due figlie venne accordato lo stesso titolo, Meryre-ankh-nas, e se dobbiamo credere all’iscrizione che ricorda questo fatto, una divenne madre del successore di Pepi I, Merenra, e l’altra del successore di questi, Pepi II, mentre a un terzo figlio Djau fu concesso l’alto ufficio di visir. Questo legame con le province sembra perfettamente intonato con lo spirito del tempo. Fu Pepi I, non sappiamo per quali ragioni, probabilmente costretto dalle necessità reali della situazione, a iniziare la triste politica di accettazione delle più egoistiche richieste dei nobili provinciali, che segnarono il lento ma inarrestabile sfacelo dello Stato assolutista, già minato, forse, durante la precedente V dinastia.

MERENRA I

Nomi: Merenra, Menthusuphis, Horo Ankhkhau, Antyemzaef

Dinastia: VI (2350-2200 a.C.)

Anni di regno: 7 ( Manetone); 44 (Canone di Torino) [2300-2293 a.C. (Manetone)]

Collocazione storica: Antico Regno 2700-2200 a.C.

Il successore di Pepi I, Merenra, aveva la stoffa di un grande sovrano; purtroppo per l’Egitto morì dopo cinque o sei anni di regno.

Nell’egittologia a volte succede che da una biografia di un personaggio secondario si possa dedurre la storia di sovrani dei quali nulla ci è giunto. E’ il caso del funzionario Weni che sembra abbia lavorato sotto tre sovrani diversi. Proprio questo fatto pone un serio problema. Weni aveva già ricoperto una carica di secondaria importanza sotto il regno di Teti, e, a quanto sembra, il regno del suo successore, Pepi I, sarebbe durato oltre cinquant’anni.

Supponendo che Merenra sia salito al trono solo dopo la morte del padre, Weni doveva aver già passato da un pezzo la sessantina quando entrò al servizio del nuovo sovrano. Eppure sotto Merenra lo attendevano altri compiti gravosi: è difficile credere che venissero affidati a un uomo in età cosi avanzata. Il problema sarebbe in parte anche se non completamente risolto qualora si scoprisse che Pepi I si associò il figlio al governo vari anni prima di morire, cosi che gli ordini sovrani potrebbero essere stati emessi a nome di entrambi, e in effetti sono state scoperte concrete, seppur scarse, prove di una tale coreggenza.

All’inizio del regno di Merenra sembra che Weni fosse un semplice ciambellano e “portatore dei sandali del re”, ma non molto tempo dopo venne elevato all’ufficio di governatore dell’Alto Egitto. Come incaricato di questa importantissima funzione amministrativa nella metà meridionale del paese egli doveva riscuotere tutte le entrate dovute alla Residenza e raccogliere la manodopera, compito che espletò due volte prima di essere inviato a una lontana cava della Nubia a prendere il sarcofago e un prezioso pyramidion per la piramide del re, mentre a Elefantina si accaparrò le porte di granito rosso e altri elementi architettonici per lo stesso monumento. Tutto questo in una sola spedizione.

Un altro grandioso incarico affidatogli da Merenra fu quello di tagliare cinque canali navigabili nella prima cateratta e costruire sette imbarcazioni di legno d’acacia fornito dai capi di vari distretti della Nubia. Nel suo primo anno di regno Merenra visitò di persona la regione della prima cateratta per ricevere l’omaggio dei capitribù di Medja, Irtje e Wawae. Merenra regnò poco più di dieci anni. Nel suo complesso funerario si nota la fretta di finire presto i lavori, forse per una lunga malattia del sovrano del quale si presagiva imminente la fine, come dimostrano i pochi rilievi del suo Tempio Funerario che ci sono pervenuti appena scontornati e quindi nella fase iniziale della lavorazione.

PEPI II

Nomi: Pepi, Phiops, Piopi, Neferkara, Horo Netjerkhau

Dinastia: VI (2350-2200 a.C.)

Anni di regno: 99 (Manetone); 90 (Canone di Torino) [2293-2200 a.C.]

Collocazione storica: Antico Regno 2700-2200 a.C.

Merenra regnò una decina di anni scarsi e a lui successe il fratellastro, Pepi II. Il nuovo re doveva essere ancora un ragazzo al momento di salire sul trono, perché il Canone di Torino e Manetone sono d’accordo nell’attribuirgli un regno di oltre novant’anni, morendo ultracentenario dopo un’esistenza tutto sommato abbastanza serena, anche se movimentata, disinvolta e generosa, secondo una fonte letteraria.

Pare che all’inizio egli fosse sotto la tutela della madre, nominata con lui nel documento che ricorda una spedizione nel Sinai avvenuta nel quarto anno di regno. Frammenti di un papiro di data assai posteriore raccontano ch’egli fu scoperto mentre faceva lunghe e segrete visite a uno dei suoi generali nel cuore della notte, una storia del tutto nello spirito di Erodoto.

Fu un buon sovrano, energico all’occorrenza, ma è durante l’ultimo periodo del suo regno, forse troppo lungo, che si preparò il crollo della monarchia, anche se in quel periodo non pare che vi siano stati tentativi dei nòmarchi per accentuare o accelerare il movimento autonomistico. Al suo regno risalgono anche alcune delle avventure nubiane citate su iscrizioni rupestri, ma di lui poco altro ci è noto, malgrado i lunghi anni di governo.

Ebbe ad ogni modo tutto il tempo di dedicarsi alla costruzione della propria piramide a sud di Saqqara, più grande di quelle dei suoi immediati predecessori. Oltre ciò non resta che ricordare alcuni decreti d’immunità e “l’autobiografia” di un principe, governatore del XII nomo dell’Alto Egitto. Questo principe, di nome Djau, si vanta di aver ottenuto dal re il materiale per erigere una splendida tomba al padre. Poca cosa per saziare l’appetito dello storico, ma leggendo fra le righe delle iscrizioni di questo genere non possiamo fare a meno di accorgerci del graduale indebolimento della monarchia, dovuto senza dubbio al decadere della potenza del sovrano.

MERENRA II

Nomi: Menthesuphis, Merenra Antyemzaef

Dinastia: VI (2350-2200 a.C.)

Anni di regno: 1 (Manetone); 1 (Canone di Torino) [2200 a.C. (Torino)]

Collocazione storica: Antico Regno 2700-2200 a.C.

Secondo una ricostruzione storica fra le più accreditate, il secondo Merenra della VI dinastia fu un sovrano senza energia né una chiara visione politica, non in grado di esercitare l’autorità di cui era investito e che tollerò la decadenza delle istituzioni e i disordini; questo re, debole e idealista, era disponibile al perdono degli errori altrui e tollerante nei confronti dei violenti. Sembra inoltre che la sua mummia fu profanata non molto tempo dopo la sua morte.

NICTORIS

Nomi: Nitocris, Nitokerty

Dinastia: VI (2350-2200 a.C.)

Anni di regno: 12 ( Manetone); ? (Canone di Torino) [2200-2195 a.C.]

Collocazione storica: Antico Regno 2700-2200 a.C.

Primo faraone donna della storia Egizia, Nitocris sembra che riuscì a conquistare il trono con la violenza. A proposito di Nitocris, Manetone dice che era “la donna più nobile e bella del suo tempo”, mentre a Erodoto si deve la storia del suo suicidio dopo essersi vendicata di chi le aveva ucciso il fratello per insediare lei sul trono.

Secondo il Canone di Torino, dove il nome è dato come Nitokerty, ella fu il secondo o il terzo faraone dopo Pepi II. Nessun dubbio quindi sulla sua reale esistenza storica, ma è difficile poterla identificare con la regina Neith, la cui piramide fu scoperta a Saqqara, essendo questa la figlia maggiore di Pepi I, divenuta forse una delle tre mogli di Pepi II all’inizio del lungo regno di questi.

DINASTIA XI

Mentuhotep II

Dinastia 11

Nomi: Mentuhotep, Menthotpe, Sankhkara, Horo Sankhtowe

Dinastia: XI (2134-1991 a.C.)

Anni di regno: 2013 – 2001 a.C.

Collocazione storica: Primo Periodo Intermedio 2200-2050 a.C.

Al termine del glorioso regno di Menthotpe I niente lasciava prevedere che la potenza della sua famiglia si avviasse alla fine. Eppure, così era. Il Canone di Torino concede a Sankhkara Menthotpe II dodici anni di regno, ma fa di lui l’ultimo re della XI dinastia cosa non del tutto esatta. Anche negli elenchi di Abido e Saqqara Sankhkara è considerato l’immediato predecessore di Shetepibra Ammenemes I, fondatore della XII dinastia e iniziatore del periodo a noi noto come Medio Regno.

Certe iscrizioni su blocchi di pietra isolati in varie città dell’Alto Egitto dimostrano che Sankhkara fu un alacre costruttore di templi e cappelle. Una lunga iscrizione incisa sulle rocce di Wadi Hammamat durante il suo ottavo anno di regno riferisce come il suo intendente Henu vi fosse stato inviato a dirigere le cave di pietra per le statue da collocare negli edifici sacri.

Henu dice di esser partito da Copto con tremila soldati bene armati dopo che un corpo di polizia aveva liberato la strada dai ribelli. Sulla via del Mar Rosso egli fece scavare molti pozzi. Nell’iscrizione si parla anche di una flotta mandata a Punt a fare ‘ricetta di mirra’ e fu proprio al ritorno che vennero eseguiti i lavori alla cava di pietra. E’ piuttosto problematico stabilire dove fu sepolto Sankhkara.

Di fianco a Deir el-Bahri verso sud sorge l’ampia ed elevata collina di Sheikh Abd el-Qurna, e a sud di questa c’è una valletta più o meno simile a quella scelta da Menthotpe I per la propria tomba, anche se molto meno pittoresca, dove si possono vedere le vestigia di un ‘ampia strada sopraelevata e l’inizio di un cunicolo in pendio. Secondo Winlock questo cunicolo fu affrettatamente ampliato per formare una camera sepolcrale e poi murato. A probabile comunque che Sankhkara sia stato sepolto in quei paraggi perché, alti sulle rupi che dominano le due valli, sono rimasti i graffiti dei sacerdoti addetti al culto funebre dei due Menthotpe.

DINASTIA XII

AMENEMHAT I

Dinastia 12

Nomi: Amenemhes, Ammenemes, Amenemhat, Shetepibra, Horo Wehammeswe

Dinastia: XII (1991-1786 a.C.)

Anni di regno: 16 ( Manetone); 29 (Canone di Torino) [1991-1962 a.C. (Torino)]

Collocazione storica: Medio Regno 2050-1786 a.C.

Sembra accertato che Amenemhe, visir durante la XI dinastia, non fosse altri che il futuro Ammenemes I, per dargli il nome usato da Manetone. C’è da supporre che a un dato momento egli congiurasse contro il suo regale signore e, forse dopo alcuni anni di disordini, salisse al trono al suo posto. Una recente scoperta rende l’ipotesi assai verosimile: un’iscrizione della XVIII dinastia, proveniente dal terzo pilone del tempio di Karnak, nomina dopo Nebhepetra, e Sankhkara, un “padre del dio” Senwosre, che dato il suo titolo non può essere altri che il non regale genitore di Ammenemes I.

Nel museo di Leningrado si conserva un papiro il cui unico scopo è la glorificazione di questo sovrano e che perciò deve esser stato composto durante il suo regno o non molto tempo dopo. Vi si narra come il re Snofru, volendosi divertire, chiedesse ai suoi cortigiani di trovare un uomo intelligente che sapesse offrirgli lo svago desiderato. Gli fu consigliato un sacerdote di Bubastis, certo Neferti, il quale, alla richiesta del sovrano di dirgli qualcosa sul futuro anziché sul passato, si lanciò nella descrizione di una imminente catastrofe. Tuttavia alla fine sarebbe giunta la salvezza.

La discendenza di Ammenemes I da stirpe non regale è indicata abbastanza chiaramente, perché l’espressione “figlio di Qualcuno” era d’uso comune per designare un uomo nato da buona famiglia, ma non di origine principesca. Si chiamava Ta-Sti il primo nomo dell’Alto Egitto di cui Elefantina era la capitale e dove la popolazione era certo in parte di razza nubiana.

Ameny è un’abbreviazione ben accertata di Amenemhe, che Manetone grecizzò in Ammenemes. Amenemhe significa “Amon è di fronte”. E’ chiaro che Ammenemes I si considerava l’iniziatore di una nuova epoca; infatti egli adottò come nome di Horus l’epiteto di Weham-meswe, “Ripetitore di Nascite”, metafora derivata dalla rinascita mensile della luna.

E’ evidente che il primo Ammenemes mirò a garantirsi un potere assoluto analogo a quello dei faraoni dell’Antico Regno. Tuttavia una grave differenza sussisteva, perché non si poneva ancora il problema di abolire completamente la potenza dei nomarchi. Probabilmente Ammenemes si avvicinava già all’età matura quando sali al trono. Nel ventesimo anno di regno si associò al governo il figlio maggiore Senwosre I ed entrambi regnarono insieme per altri dieci anni. Si può con certezza attribuire ad Ammenemes I la conquista della Bassa Nubia. Un’iscrizione del suo ventinovesimo anno di regno a Kurusku ricorda la sua venuta “per rovesciare Wawae”. Due opere letterarie offrono un quadro coerente e attendibile della fine del regno di Ammenemes I. Entrambi i componimenti godettero gran fama nelle scuole egizie e molti secoli dopo venivano ancora copiati e ricopiati, seppure con sempre minore fedeltà all’originale. La morte di Ammenemes I è descritta in un sogno nel quale egli appare al figlio e successore per dargli saggi ammonimenti. Mettendo in guardia Senwosre contro una troppo stretta intimità coi propri sudditi, egli rinforza il consiglio ricordandogli quanto era accaduto a lui stesso:

Era finita la cena quando giunse la notte, e io mi presi un’ora di riposo sdraiandomi sul letto. Ero stanco e il mio cuore incominciava a seguire il sonno. All’improvviso vi fu un brandire di armi e voci che parlavano di me, mentre io rimanevo come una serpe del deserto. Mi destai pronto a combattere, ma ero solo. Capii che chi mi aggrediva era la mia guardia del corpo. Se mi fossi affrettato con le armi alla mano avrei potuto respingere quei vili. Ma nessuno è forte di notte, nessuno può combattere da solo. Non c’è speranza di vittoria senza un protettore.

Questo passo evidentemente si riferisce alla cospirazione nella quale Ammenemes perse la vita, e un ricordo di questo fatto,sebbene attribuito erroneamente a un altro re, è rimasto nell’asserzione di Manetone secondo cui Ammenemes II fu assassinato dai suoi eunuchi. Ammenemes I innalzò la propria piramide a Lisht, sulla sponda occidentale del Nilo.

SESOSTRI I

Nomi: Sesostri, Sesonchosis, Kheperkara, Senwosre, Horo Ankhmese

Dinastia: XII (1991-1786 a.C.)

Anni di regno: 46 ( Manetone); 45 (Canone di Torino) [1973-1928 a.C.]

Collocazione storica: Medio Regno 2050-1786 a.C.

Figlio e coreggente di Ammenemes I , sotto il suo regno lo Wadi Halfa era in saldo possesso degli Egizi che vi avevano stabilito una guarnigione. Una stupenda stele di arenaria eretta da un generale di nome Menthotpe rappresenta il dio Mont di Tebe – si noti, non ancora Amon – che fa dono a Senwosre di prigionieri provenienti da vari territori sudanesi con un abitante del Cush alla testa. La stele di Nesmontw, datata negli anni della coreggenza di Ammenemes I e Senwosre I, rivela che questi fu costretto a scendere in campo contro i nomadi asiatici e distruggerne i capisaldi, ma non si sa fino a che punto del territorio straniero si estendessero le sue operazioni belliche.

Senwosre I rivolse particolari cure alla fertilissima provincia del Fayum, collocando a Ebgig un misterioso monumento, alto circa quindici metri che è sempre stato descritto come un obelisco, ma che probabilmente reggeva una statua del re. Non sappiamo se sia stato lui o uno dei suoi successori ad apportare al sistema d’irrigazione le migliorie di cui parlano Erodoto e Strabone, ma è certo che da allora i dintorni del famoso lago di Meride divennero un ameno luogo di villeggiatura per i faraoni che qui si dedicavano ai loro svaghi preferiti, la pesca e l’uccellagione. Senwosre, come il padre Ammenemes I, scelse Lisht (It-towe) per erigervi la sua piramide.

AMENEMHAT II

Nomi: Amenemhes, Ammanemes, Amenemhat, Nubkaura, Horo Hekenemma

Dinastia: XII (1991-1786 a.C.)

Anni di regno: 38 (Manetone); 30 (Canone di Torino) [1929-1897 a.C.]

Collocazione storica: Medio Regno 2050-1786 a.C.

Del secondo degli Ammenemes si conosce poco. A Tod fu scoperto un ricco tesoro composto di oggetti d’oro, d’argento e lapislazzuli di evidente fattura mesopotamica o egea, recanti i cartigli di Ammenemes II, probabili doni dei sovrani di Biblo.

Ammenemes II scelse di nuovo Dahshur, una zona vicina ai due vasti edifici eretti da Snofru, per erigervi la propria piramide. L’ammasso di rovine, esplorato da J. de Morgan nel 1894, non rivelò niente d’insolito salvo nel sistema costruttivo, con la struttura “a stella” o “a griglia” dei massicci muri portanti e solo dalle mastabe vicine si poté stabilirne il nome del titolare. La sua piramide viene denominata “Piramide Bianca” perché fu costruita con blocchi di calcare. Secondo Manetone Ammenemes II fu assassinato dai suoi eunuchi, ma è probabile che la vicenda sia in realtà avvenuta per Ammenemes I.

SESOSTRI II

Nomi: Sesostri, Sesostris, Senwosre, Khakheperra, Horo Seshemutowe

Dinastia: XII (1991-1786 a.C.)

Anni di regno: 48 (Manetone); 19 (Canone di Torino) [1897-1878 a.C.]

Collocazione storica: Medio Regno 2050-1786 a.C.

Senwosre II eresse la propria piramide a una cinquantina di chilometri più a sud di Dashur e a sedici dal Nilo. Il luogo prescelto, El-Lahun, si trova a nord del punto in cui l’importante canale detto Bahr Yusef svolta verso occidente per entrare nell’oasi di El Fayum.

La piramide di Senwosre II presenta una novità ripresa poi in altre due piramidi della stessa dinastia. L’esperienza aveva dimostrato quanto fosse difficile salvaguardarsi dai furti se l’ingresso alla camera sepolcrale rimaneva come sempre situato sul fianco settentrionale della costruzione fuori terra. L’architetto di Senwosre decise perciò di collocare l’entrata al di fuori della piramide. Quest’accorgimento tuttavia si dimostrò inefficace, perché quando gli archeologi riuscirono finalmente a raggiungere la camera sepolcrale scopersero che era stata saccheggiata senza scrupoli; del ricco corredo funebre che in origine doveva certamente contenere non era rimasto che uno splendido sarcofago di granito rosso e una tavola di alabastro per le offerte.

SESOSTRI III

Nomi: Sesostri, Khakaura, Senwosre, Horo Netjerkhepru

Dinastia: XII (1991-1786 a.C.)

Anni di regno: 30 (Canone di Torino) [1878-1843 a.C.]

Collocazione storica: Medio Regno 2050-1786 a.C.

E’ il faraone più battagliero dell’intera dinastia e uno dei maggiori conquistatori dell’intera storia Egizia. Durante il suo regno, Senwosre III in persona si recò nel Nord per combattere contro gli Asiatici e raggiunse la regione di Sekmem, che la maggior parte degli studiosi identifica con Shechem sulle colline della Samaria, dove uno dei suoi guerrieri, Sebekkhu, si distinse in imprese narrate sulla propria stele.

Senwosre III fu il faraone che maggiormente si batté per stabilire la propria sovranità sulla Nubia. Fu lui a dare il proprio nome, “Potente è il [re] Khakaura” al forte di Semna all’estremità meridionale della seconda cateratta, proprio di fronte a quello di Kumna sulla riva orientale. Le due fortezze insieme proteggevano le vie terrestri e fluviali, e abbiamo la parola stessa di Senwosre a documentare che qui egli fissò definitivamente il suo confine meridionale. Sulla grande stele dove rivela i propri timori attraverso la sprezzante descrizione dei Nubiani, egli così conclude:

Tra i miei figli, colui che difenderà questo confine stabilito dalla Mia Maestà, quegli è il figlio mio e nato da me… ma colui che lo distruggerà e non combatterà per difenderlo, quegli non è mio figlio e non nacque da me.

Il re che nell’ottavo anno di regno aveva risalito il fiume “per annientare il vile Cush”, aveva anche ordinato di scavare un nuovo canale vicino all’isola di Sehel nella prima cateratta per far passare le proprie navi, ma un’iscrizione a Semna recante la stessa data dimostra che erano state prese le più severe misure per impedire il passaggio dei Nubiani in direzione opposta.

Confine meridionale posto nell’ottavo armo di regno… per impedire che i Nubiani scendano a valle del fiume su barche o per via di terra, facendo eccezione per quelli dei Nubiani che verranno a Iken per commerciare o per qualsiasi legittimo affare.

Secoli dopo Senwosre III era adorato come un dio in tutta la Nubia. Negli elenchi di Manetone egli si confonde con il predecessore Senwosre II, entrambi sotto il nome di Sesostris. La piramide di Senwosre III si trova a Dahshur.

AMENEMHAT III

Nomi: Amenemhat, Amenemhes, Lachares, Nemara, Horo Abau

Dinastia: XII (1991-1786 a.C.)

Anni di regno: 8 ( Manetone); 40 (Canone di Torino) [1842-1798 a.C.]

Collocazione storica: Medio Regno 2050-1786 a.C.

Di Ammenemes III si ha notizia da doni preziosi ricevuti da due re di Biblo.

Con Ammenemes III torniamo a imbatterci nello strano fenomeno di un faraone che possiede più di una piramide. Ammenemes III si fece dapprima costruire una piramide a Dahshur, mai terminata, quindi se ne fece erigere un’altra ad Hawara, alcuni chilometri a occidente di El-Lahun, ora lungo un canale di epoca araba. Anche qui erano state prese complicate misure per ingannare gli eventuali ladri.

Il tempio funerario della piramide di Hawara costituiva il famoso Labirinto descritto con tanta abbondanza di particolari da Erodoto, Diodoro Siculo e Strabone. Il luogo, superficialmente esplorato da Petrie insieme alla piramide e poi di nuovo nel 1911, rivelò una vasta zona coperta di frammenti di calcare con scarsi resti che recano i nomi di Ammenemes III e della regina Sebeknofru.

AMENEMHAT IV

Nomi: Amenemhes, Ammanemes, Amenemhat, Makherura, Horo Kheperkhepru

Dinastia: XII (1991-1786 a.C.)

Anni di regno: 8 ( Manetone); 9 anni, 3 mesi, 27 giorni (Canone di Torino) [1799-1790 a.C.]

Collocazione storica: Medio Regno 2050-1786 a.C.

Cenni a Ammenemes IV si trovano in doni preziosi che due re di Biblo ricevettero da lui. Ammenemes IV, secondo il Canone di Torino regnò per nove anni, tre mesi e ventisette giorni, anche se nelle iscrizioni del Sinai l’ultima data registrata si riferisce al sesto anno di regno.

Ammenemes IV è il penultimo faraone della XII dinastia, a lui succedette Sebeknofru, che Manetone, probabilmente a ragione, dice essere sua sorella. Esistono prove sicure per asserire che a un certo momento Sebeknofru sia stata associata al trono da Ammenemes III , suo presunto padre, e prove ancor più certe che per qualche tempo Ammenemes III e Ammenemes IV regnarono insieme, mentre non si fa cenno di una coreggenza di quest’ultimo con Sebeknofru. E’ quindi probabile che la successione da Ammenemes IV a Sebeknofru non fu del tutto indolore.

SEBEKNOFRU

Nomi: Sebeknofrura, Sebeknofru, Sebekkara, Scemiophris, Horo Meretra

Dinastia: XII (1991-1786 a.C.)

Anni di regno: 4 ( Manetone); 3 anni, 10 mesi, 24 giorni (Canone di Torino) [1790-1786 a.C.]

Collocazione storica: Medio Regno 2050-1786 a.C.

La dinastia si estingue con Sebeknofru, che Manetone, probabilmente a ragione, dice sorella dell’ultimo degli Ammenemes. Il Canone di Torino le assegna tre anni e dieci mesi di regno, e sebbene ella sia ignorata dalla lista di Abido, in quella di Saqqara è citata con il prenome di Sebekkara come successore di Ammenemes IV; un sigillo cilindrico che si trova al British Museum le concede quasi tutti i titoli regali.

Esistono prove sicure per asserire che a un certo momento sia stata associata al trono da Ammenemes III, suo presunto padre, e prove ancor più certe che per qualche tempo Ammenemes III e Ammenemes IV regnarono insieme, mentre non si fa cenno di una coreggenza di quest’ultimo con Sebeknofru. Sembra assai verosimile l’ipotesi di un dissidio familiare dal quale Sebeknofru uscì vittoriosa.

Per la seconda volta nella storia egizia una donna sarebbe dunque riuscita a divenire “sovrana dell’Alto e del Basso Egitto”, ma una situazione così fuor della norma racchiudeva il seme di una catastrofe. Dopo Sebeknofru, come dopo Nitocris (VI dinastia), seguì una serie di sovrani i cui regni, per quanto ci è dato sapere, non superano i tre anni ciascuno.

DINASTIA XVI-XVII

Kamose

Nomi: Kamose, Wedjkheperra

Dinastia: XVII ( ???? a.C.)

Anni di regno: 8 anni [1556-1548]

Collocazione storica: Secondo Periodo Intermedio 1786-1567 a.C.

Ultimo re della XVII dinastia, divenuto famoso come colui che liberò l’Egitto dalla presenza degli “invasori” Hyksos. Agli inizi di questo secolo è stata rinvenuta, a Karnak, una grande stele che riferisce in tutti i particolari le misure militari prese da Kamose, contro il re Hyksos Aweserra Apapi.

Si tratta di un vero e proprio resoconto della campagna militare che portò alla cacciata degli Hyksos. Però il destino aveva decretato che il vincitore definitivo degli Hyksos non fosse lui, sembra infatti che morì, ancora giovane, prima di poter portare a termine una seconda campagna militare. Questa gloria doveva toccare al suo successore, Ahmose I (Amosis in Manetone), che le generazioni future avrebbero onorato come fondatore della XVIII dinastia. Nonostante sia noto il luogo della sua sepoltura, non sono molti gli oggetti recanti il nome di Kamose che sono giunti sino a noi.

DINASTIA XVIII

AHMOSIS

Nomi: Ahmose, Nebpehtira

Dinastia: XVIII (1548-1292 a.C.)

Anni di regno: [1548-1526 a.C.]

Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.

Ahmose è conosciuto soprattutto per le sue imprese contro gli Hyksos (un testo ci ha raccontato a grandi linee le vicende della presa di Avaris), mentre della sua politica interna non sappiamo nulla se non che costruì numerosi santuari.

La religione penetra sempre più nella storia politica egiziana; in Egitto non è il re che sconfigge i nemici, ma è il dio che permette al re di vincere. Si vedrà in seguito che questo non è un semplice modo di dire: il potere egiziano diverrà sempre più teocratico, fino al momento in cui saranno i grandi sacerdoti di Amon i veri padroni del paese.

Dopo che, con la presa di Sharuhen, in Palestina, il pericolo asiatico era stato liquidato, Ahmose terminò la sua opera di unificazione riconquistando la Nubia, che si era emancipata nel corso del Secondo Periodo Intermedio, e che, forse, si era alleata agli Hyksos. Durante tutto il suo regno ci furono diverse ribellioni nel regno di Kush, ed egli dovette condurvi tre campagne, giungendo, sembra, fino all’isola di Sai, tra la seconda e la terza cataratta; pare inoltre che, prima della fine del suo regno abbia inviato anche una spedizione in Fenicia.

AMENOPHIS I

Dinastia 18

Nomi: Amenofi, Amenhotep, Djeserkara

Dinastia: XVIII (1548-1292 a.C.)

Anni di regno: [1526-1505 a.C.]

Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.

Amenofi I, figlio di Ahmose, continuò l’opera di suo padre, costruendo numerosi templi e facendo delle campagne in Nubia, dove insediò la sua roccaforte a Wadi Halfa. Non si sa nulla della sua azione in Asia, anche se dovette farvi molte spedizioni militari, dato che il suo successore dichiara, una volta salito sul trono, che il regno d’Egitto si estende fino all’Eufrate, e Ahmose certo non si era spinto cosi lontano.

TUTHMOSIS I

Nomi: Akheperkara, Dhutmose

Dinastia: XVIII (1548-1292 a.C.)

Anni di regno: [1505-1501 a.C.]

Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.

Tuthmosi I era figlio illegittimo di Amenofi , che aveva avuto dalla moglie soltanto delle figlie, e di una donna di sangue non regale di nome Senisonb. Le donne in Egitto potevano regnare, ma non da sole. Fu quindi il figlio naturale di Amenofi, Tuthmosi, che salì al trono e, per rafforzare il suo potere, sposò la sua sorellastra Ahmose, la legittima erede al trono.

Il primo atto ufficiale di Tuthmosi I fu quello di mandare a Turi, viceré della Nubia, uno scritto per annunciargli la propria assunzione al trono; nel documento esponeva per esteso tutti i titoli con i quali voleva essere riconosciuto e che si dovevano usare in occasione delle offerte agli dei e nei giuramenti prestati in suo nome. Proseguendo la politica dei suoi predecessori in Nubia, Tuthmosi I giunse fino alla quarta cataratta; una grande epigrafe del suo secondo anno di regno è incisa su una roccia di fronte all’isola di Tombos a monte della terza cateratta, ma è più ricca di frasi magniloquenti che di notizie concrete. Un fatto d’armi più importante fu la spedizione che attraverso l’Eufrate penetrò nell’interno di Nahrin, territorio del re dei Mitanni, dove fu collocata una stele commemorativa e dove avvenne una carneficina di nemici e furono fatti molti prigionieri. Nel viaggio di ritorno il re festeggiò la vittoria con una caccia all’elefante nella regione paludosa di Niy, vicino alla città che si chiamò poi Apamea, in Siria. Per molti secoli solo un’altra volta, e precisamente sotto Tuthmosi III, un esercito egizio si spinse cosi lontano in direzione nord-est.

Non si sa quanto a lungo sia durato il suo regno, forse non più di dieci anni; l’ultima data certa registrata si riferisce al quarto anno. Una grande stele, che ricorda i lavori da lui fatti eseguire nel tempio di Osiride ad Abido, ha perso la data, se mai ne ebbe una. Se la mummia trovata a Deir el-Bahri è davvero la sua, la morte lo colse sui cinquant’anni. Nella disposizione del suo monumento funebre egli segui l’innovazione introdotta da Amenofi I, lasciando un grande spazio fra il tempio funerario e la tomba vera e propria, innovazione che fu copiata da tutti i successori. In realtà il tempio non è stato ritrovato, a meno che non fosse incorporato in quello della figlia, Hatshepsut. La tomba è la più antica di quelle trovate nella remota valle di Biban el-Muluk (“Tombe dei Re”), e consiste in una ripida scala d’ingresso che scende in un’anticamera adiacente alla sala sepolcrale dalla quale si diparte un piccolo ripostiglio, una cosa assai modesta confrontata ai grandi sepolcri che dovevano seguire. Il sarcofago di quarzite gialla trovato all’interno (ora al museo del Cairo) vi fu, a quanto pare, collocato più tardi dal nipote Tuthmosi III.

Due suoi figli sono raffigurati nella tomba di Paheri, sindaco di El-Kab, il cui padre è presentato come loro “aio” o “precettore”. Sopra una stele spezzata, dell’anno quarto, Amenmose, forse il maggiore dei due fratelli, è descritto mentre caccia nel deserto presso la Grande Sfinge, e se è vero che allora era già generale dell’esercito di suo padre, questi doveva essersi sposato molto prima di salire sul trono. L’altro figlio, Wadjmose, è un personaggio misterioso e interessante, perché dopo la sua morte gli fu reso l’insolito onore di una cappelletta, eretta immediatamente a sud del Ramesseum.

HATSHEPSUT

Dinastia 18

Nomi: Makara, Hashepsowe

Dinastia: XVIII (1548-1292 a.C.)

Anni di regno: [1479-1457 a.C.]

Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.

Anche Tuthmosi II ebbe dalla moglie soltanto figlie femmine e un figlio maschio nato da una concubina. Alla sua morte questi fu proclamato re con il nome di Tuthmosi III, ma, essendo ancora molto giovane, fu Hatshepsut a tenere la reggenza. Questa reggenza si trasformò in un vero e proprio regno e Hatshepsut, relegando suo nipote non si sa bene dove, rimase sul trono per ventidue anni.

Mentre era vivo Tuthmosi II, Hatshepsut portava i titoli di “figlia del re, sorella del re, sposa del dio e grande moglie del re”. In quel tempo essa non era che una regina di primo rango come le altre che l’avevano preceduta, e non era neppure immaginabile per lei l’onore di una tomba nella valle solitaria e maestosa che proprio allora incominciava a essere riservata ai faraoni. Una sua tomba con la data di questo periodo, contenente un sarcofago intatto, fu trovata a una vertiginosa altezza su di un dirupo circa due chilometri a sud di Deir el-Bahri. Nei primi anni di governo ella dovette accontentarsi della semplice condizione di regina, ed esiste persino un’iscrizione datata nel secondo anno di regno del nipote, che però potrebbe anche non essere contemporanea. In seguito tutti e due contarono i propri anni di regno indipendentemente iniziando entrambi dal principio della correggenza.

Ma l’ambizione della regina non era appagata e dopo non molti anni la spinse all’importante decisione di cingere lei stessa la Doppia Corona. Già due volte nella storia dell’Egitto una regina aveva usurpato il trono, ma era un fatto del tutto nuovo che una donna assumesse vesti e atteggiamenti mascolini. Il cambiamento non avvenne all’improvviso e senza esitazioni, perché esiste per lo meno un bassorilievo in cui ella compare come re dell’Alto e Basso Egitto, ma ancora in abbigliamento femminile. Però, in altri luoghi, particolarmente a Karnak, Hatshepsut è raffigurata in abiti maschili e precede Tuthmosi III, a sua volta, invero, rappresentato come sovrano, ma solo correggente. In molte iscrizioni ella ostenta tutti i titoli faraonici, benché sui suoi monumenti e su quelli dei suoi cortigiani si usino talvolta per lei pronomi femminili o nomi con la terminazione femminile.

Sarebbe interessante sapere quale fu l’atteggiamento del clero del dio Amon durante questo periodo, visto che era stato lui a proclamare re Tuthmosi III, ma è noto che, in seguito, il gran sacerdote di Amon fu un fedele della regina, e lei stessa si dichiarò figlia del dio. Sembra dunque che il clero abbia giocato un ruolo importante. Il regno di Hatshepsut fu tranquillo dal punto di vista militare, o perché la regina non aveva fiducia nell’esercito, o perché non avrebbe comunque potuto comandarlo, e le spedizioni militari furono rimpiazzate da quelle commerciali nei paesi del Punt. Questo periodo è anche molto importante sul piano artistico: il tempio funerario della regina, a Deir-el-Bahri, costruito dal suo architetto favorito, Senmut, è un capolavoro d’audacia e di misura.

A quanto pare, Senmut doveva essere di umile nascita, perché nella tomba dei suoi genitori il padre non porta che il vago epiteto di “il Degno”, mentre la madre è semplicemente detta “Signora di una Casa”; tuttavia, nel corso della sua breve carriera, egli si accaparrò non meno di venti cariche diverse, molte delle quali, senza dubbio, altamente remunerative.

Il suo titolo principale, “Cerimoniere di Amon”, gli dava, probabilmente, il controllo delle vaste ricchezze del tempio di Karnak. Il grande favore goduto presso la regale padrona è attestato dal fatto che gli fu affidata la tutela della principessa Ranofru, seconda erede al trono per il matrimonio della madre con Tuthmosi II, ma pur se Ranofru visse certo ancora a lungo dopo l’inizio della costruzione del magnifico tempio di Hatshepsut a Deir el-Bahri, non si sa più niente di lei a partire dall’anno 11. Il tempio funerario di Hatshepsut a Deir el-Bahri, situato entro il grande anfiteatro di scoscesi dirupi, si ispirò in gran parte all’assai più modesto monumento di Menthotpe I , che si erge al suo fianco verso sud.

Le ultime notizie di Senmut sono dell’anno 16, ma Hatshepsut visse certo per altri cinque o sei anni. Una volta proclamatasi “re” niente impediva che anche lei avesse una tomba a Biban el-Muluk, e questa fu infatti ritrovata da Howard Carter negli scavi del 1903. Evidentemente una galleria sotterranea avrebbe dovuto correre sotto la collina in modo che la camera sepolcrale risultasse proprio sotto al tempio, ma la roccia friabile impedì di effettuare il progetto. Furono trovati due sarcofagi, uno dei quali modificato in un secondo tempo allo scopo di accogliere il corpo di Tuthmosi I, che la regina evidentemente voleva togliere dalla sua tomba e trasportare nella propria per poter stare insieme nel Mondo dei Morti.

Non si sa se il desiderio di Hatshepsut sia mai stato realizzato, e neppure in che modo ella sia morta, certo non molto tempo prima che Tuthmosi III incominciasse a cancellarne il nome dovunque lo trovasse. Lasciò dietro di sé numerosi monumenti, ma nessuno nell’Egitto settentrionale tranne che nel Sinai. Secondo una lunga iscrizione da lei fatta collocare sulla facciata di un tempietto provinciale, detto Speos Artemidos dai Greci, Hatshepsut si gloriava in special modo di aver restaurato i santuari del Medio Egitto fino allora negletti.

TUTHMOSIS III

Nomi: Menkheperra, Dhutmose

Dinastia: XVIII (1548-1292 a.C.)

Anni di regno: [1479-1425 a.C.]

Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.

Tuthmosi III prese il potere dopo la morte di Hatshepsut , ma il suo risentimento verso la regina lo portò a una vera e propria persecuzione postuma, una damnatio memoriae; il suo nome venne cancellato da tutti i monumenti e sostituito con quello del re, di suo padre o di suo nonno. Ma, fortunatamente, il faraone non si accontentò di essere un distruttore e continuò la tradizione di famiglia, costruendo, soprattutto a Tebe, molti monumenti. Tuthmosi III dovette la sua importanza alle sue imprese militari, poiché fu certamente il faraone che estese maggiormente i possedimenti del suo paese.

La politica nubiana dei suoi predecessori gli aveva assicurato la tranquillità a sud, ed egli potè cosi rivolgersi verso oriente, da dove venivano i maggiori pericoli. Approfittando infatti dell’inazione di Hatshepsut, i Mitanni avevano creato una coalizione ostile all’Egitto, con a capo il re di Qadesh e ci vollero ben diciassette spedizioni per venirne a capo e ristabilire l’egemonia egiziana nel Levante. E’ vero che non tutte le spedizioni ebbero la medesima importanza, alcune furono solo ispezioni armate, altre raids punitivi. Sembra che Tuthmosi seguisse un piano strategico prestabilito, anche se non è possibile valutare bene la reale situazione.

In effetti egli non attaccò subito il regno di Mitanni, il suo vero nemico, quello che fomentava le rivolte contro l’Egitto, ma cominciò con il porre delle basi solide e poi sferrò l’attacco decisivo. Nella sua prima campagna annuale, Tuthmosi III riconquistò la Siria e la Palestina e poi passò tre anni a organizzare questi paesi, dopodiché cominciò a preoccuparsi delle vie di comunicazione. Nel corso della quinta campagna si impossessò di un porto fenicio, cosi da non essere più costretto a usare la lunga strada che passava nel deserto.

Partì quindi via mare per la sua sesta campagna, durante la quale conquistò Qadesh, sul fiume Oronte, la roccaforte dei suoi nemici, ma le basi che pose non erano ancora abbastanza salde e una rivolta in Fenicia ne mise in evidenza la fragilità; così egli consacrò la sua settima campagna alla conquista di una serie di porti fenici. A quel punto fu abbastanza forte da lanciare una grande offensiva, la sua ottava campagna. Partì via mare, sbarcò in Fenicia, attraversò la Siria, raggiunse l’Eufrate e lo attraversò con barche fatte costruire a Biblo e trasportate nel deserto. Lì incontrò i Mitanni, li sconfisse e li inseguì sulle montagne, anche se non raggiunse il punto di massima espansione egizia stabilito da suo nonno Tuthmosi I ; l’eco di questa impresa fu molto vasta, e anche i popoli vicini, che non si erano battuti con l’Egitto (gli assiri, i babilonesi, gli ittiti), giudicarono prudente inviare tributi al vincitore. Grazie alla vittoria sui Mitanni, gran parte dell’Asia anteriore, a questo punto, era sottomessa all’Egitto, perciò le nove campagne successive furono delle campagne di mantenimento. È chiaro che i paesi conquistati non erano occupati; gli egiziani si accontentavano di portare in patria i figli dei principi o dei capi vinti, crescerli, educarli e poi rimandarli nel loro paese come rappresentanti della civiltà egiziana.

Questo sistema però non era sufficiente, e la posizione dell’Egitto in Asia, benché forte, avrà sempre bisogno di essere consolidata tramite nuove incursioni militari. Nel 1439, ancora vivo Tuthmosi III, il regno di Mitanni, sostenuto dai principi di Qadesh e Tunip (una forte città siriana situata vicino all’Oronte), costituì un’altra coalizione, ma gli egiziani riuscirono ad averne ragione e ipresero le due città; da allora la situazione restò tranquilla almeno fino alla morte del re. Alla fine del suo regno, approfittando di una rivolta locale, Tuthmosi III rinforzò la sua presenza anche in Nubia, fino alla quarta cataratta. Così, nel 1425, il regno egiziano si estendeva da Napata, sul Nilo meridionale, fino all’Eufrate; questo fu il culmine della sua potenza, che, da allora, decrebbe soltanto. Ma l’opera di Tuthmosi era stata tale che questa situazione si mantenne ancora per un secolo.

Un’iscrizione posteriore nel tempio di Karnak racconta in fiorito linguaggio la storia dell’assunzione del giovane Tuthmosi al trono. Pare che Tuthmosi fosse solo adolescente che serviva nel tempio di Amon a Karnak, non ancora promosso al rango di “profeta” (servitore del dio). Un giorno, mentre il sovrano regnante sacrificava ad Amon il dio percorse tutto il colonnato alla ricerca del principe. Non appena l’ebbe trovato, Amon si fermò davanti a lui e, rialzatolo da terra dove stava genuflesso, lo portò di fronte al sovrano e gli fece prendere il posto da questi solitamente occupato.

I pronomi usati in questo brano presentano qualche difficoltà d’interpretazione, ma sembra chiaro che l’intento fosse quello di dimostrare che Tuthmosi III era stato designato re da un oracolo divino quando il padre era ancora vivo. Poiché la storia fu probabilmente scritta quarantadue anni dopo, sorgono legittimi dubbi sulla sua completa veridicità, Quel che è certo, ad ogni modo, è ch’egli sali sul trono sotto la tutela della moglie di suo padre, Hatshepsut, la quale lo tenne nell’ombra per molti anni.

AMENOPHIS II

Dinastia 18

Nomi: Amenofi, Amenhotep, Akheprura

Dinastia: XVIII (1548-1292 a.C.)

Anni di regno: [1425-1402 a.C.]

Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.

Amenophis II, correggente con il padre da due anni, alla notizia della morte di questi mosse verso Tebe via fiume: lo trasportava una solenne barca cerimoniale salpata da Menfi dove il giovane aveva fin qui risieduto. Il re aveva allora diciotto anni, era abilissimo nel tiro con l’arco, nella corsa, nel cavalcare: unite all’indole guerriera, queste passioni sportive ne avevano fatto un giovane risoluto, forte nel fisico e nei propositi. Una leggenda racconta che in visita, un giorno, alle piramidi di Giza, si era riproposto di far rivivere i tempi splendidi degli antichi sovrani e che, appena salito al trono, ordinò che in quella zona fosse eretta una stele commemorativa delle imprese del padre.

Amenophis II rese ancora più illustre la XVIII dinastia grazie al coraggio con cui seppe affrontare le rivolte scoppiate in quella parte dell’Asia che i suoi predecessori avevano sottomesso. Nel corso di tali campagne il faraone si distinse per il generoso contributo personale offerto in battaglia; crudele e combattivo si costruì cosi negli anni l’immagine del sovrano invincibile e possente, energico e atletica che volle tratteggiata nei documenti ufficiali. Il più noto tra questi, la grande ‘stele della sfinge’, è un elenco dettagliato delle sue virtù personali e dei suoi meriti agonistici. Tra le altre sue doti qui si magnifica l’abilità nello scagliare le frecce dal carro in corsa e da un arco che solo lui era capace di tendere.

Passato alla storta per la crudeltà del trattamento riservato ai vinti, Amenophis II dovette sostenere tre importanti campagne militari in Siria, le vinse tutte e vi fece seguire terribili rappresaglie. Si racconta che i cadaveri dei capi battuti furono trascinati fino in Egitto dopo essere stati legati alla prua della sua nave per essere infine esposti sulle mura di Tebe. A maggior sfortuna il re andò incontro quando decise di risparmiare la vita al vinto. Un’altra leggenda rievoca infatti come uno dei principi da lui deportati nell’Alta Nubia avrebbe lì generato la dinastia dei cosiddetti ‘faraoni neri’, futuri conquistatori dell’Egitto.

Intanto la situazione in Asia si evolvette, e il regno di Mitanni, fino ad allora predominante, cominciando a temere gli ittiti (che abitavano in Anatolia), si avvicinò agli egiziani. Il vincitore di Qadesh e di Mitanni, il ‘toro possente dal grande valore’, intimidiva anche solo con lo sguardo gli avversari che in lui riconoscevano la potenza distruttrice del dio Seth. Sotto il suo regno si diffuse in Egitto il culto di Astarte, la dea fenicia guerriera e vendicativa. Il nipote di Tuthmosi I e figlio di Tuthmosi III è ricordato da monumentali costruzioni, come il tempio giubilare a Karnak preceduto da una solenne gradinata e seguito da un bacino sacro per i lavacri.

La tomba di Amenofi II, fu scoperta a Biban el-Muluk da V. Loret nel 1898, e contiene ancora il sarcofago del re e la sua mummia, sebbene questa sia stata manomessa e spogliata dei suoi ornamenti.

TUTHMOSIS IV

Dinastia 18

Nomi: Menkheprura, Dhutmose

Dinastia: XVIII (1548-1292 a.C.)

Anni di regno: [1402-1394 a.C.]

Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.

Tuthmosi VI non era il figlio maggiore di Amenofi II ; non sappiamo come giunse al potere e se la successione fu traumatica. Come il suo predecessore ebbe un regno tranquillo e fece due sole campagne militari, una in Sudan e l’altra in Asia; quest’ultima fu più che altro un’ispezione, anche perché la situazione era molto cambiata e il pericolo ittita aveva spinto gli antichi nemici dell’Egitto, come Mitanni, a cercarne l’appoggio. Tra questi due paesi fu stretta un’alleanza e, per suggellarla, Tuthmosi sposò una principessa mitanna a cui suo figlio, Amenofi III , deve il suo sangue indoeuropeo.

Una stele del primo anno di regno di Tuthmosi IV riferisce che, mentre ancor giovanetto si trovava a caccia nei pressi della Grande Sfinge di Giza, gli apparve in sogno Harmakhe (Harmachis) il dio solare impersonante la sovranità, che gli promise il regno; in cambio egli avrebbe dovuto liberare il dio dalle sabbie che lo ricoprivano, e certo il resto dell’iscrizione, andato perduto, narrava come egli portò a termine il compito. Tranne questo immaginoso racconto, c’è poco da dire sul regno di Tuthmosi IV; non si deve, comunque, dimenticare che fu lui a far erigere il maggiore degli obelischi egizi, alto circa trentadue metri, che ora si trova a Roma davanti alla basilica di San Giovanni in Laterano; questo obelisco era rimasto per anni trascurato e steso al suolo a Karnak, finché Tuthmosi IV non ne decise l’erezione.

I templi funerari di Tuthmosi e di suo padre occupavano il loro posto naturale ai margini del deserto occidentale presso Tebe, ma non ne rimane quasi nulla. Nel 1903 Howard Carter scoprì la tomba di Tuthmosi IV, con il suo grande sarcofago e una parte notevole degli arredi funerari; la mummia che si sostiene sia la sua fu trovata, invece, nella tomba di Amenofi II, racchiusa in una bara di data posteriore. Secondo Elliot Smith, il corpo apparteneva a un giovane di estrema magrezza che non dimostrava più di ventotto anni.

AMENOPHIS III

Dinastia 18

Nomi: Nebmara, Amenhotpe

Dinastia: XVIII (1548-1292 a.C.)

Anni di regno: [1394-1356 a.C.]

Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.

Amenofis III, che successe naturalmente a suo padre, è noto come il ‘re Sole’ dell’Egitto, appellativo che gli deriva da motivi diversi. Tra i suoi soprannomi ci fu quello di ‘disco splendente del Sole’, ma furono soprattutto lo splendore della corte di cui si circondò e la grandezza dei suoi monumenti a suggerirne l’assimilazione con Luigi XIV il più noto ‘re Sole’ della storia.

In particolare la città di Tebe, dove il sovrano trasferì la sua residenza nel ventinovesimo anno del regno, si abbellì di splendide costruzioni che ne fecero il centro più prestigioso del Paese. Qui i numerosi palazzi reali si affiancarono alle dimore sontuose dei funzionari, ricche di nuovi e raffinati oggetti d’arredo, impreziosite dai fregi architettonici e ornate di verdi giardini che, con gusto importato dall’Oriente, divennero parte essenziale delle architetture.

La città vi accoglie degnamente la coppia reale, e Tye, la Grande Sposa, svolgeva un ruolo complementare rispetto al marito che sempre assistette nelle decisioni più importanti. Regina dai tratti fisici marcati, in particolare quelli del volto, Tye era forse di origine nubiana. Fu spesso identificata come la personificazione della dea Hathor e quasi sempre, nelle raffigurazioni, compare a fianco del marito a sottolineare il profondo accordo della coppia.

Il periodo del regno di Amenofi III fu improntato a grande tranquillità sia interna sia esterna. Qualche tentativo di ribellione fu domato, ma l’Egitto visse in pace con i potenti vicini che il sovrano, forse sottovalutandone le potenzialità offensive, era solito definire ‘fratelli’. Quasi tutte le energie furono piuttosto impiegate nella realizzazione di opere civili, tra cui spicca il celeberrimo tempio di Amon a Luxor, frutto dell’iniziativa congiunta del re e del suo omonimo architetto.

Qui, una volta l’anno, assunte le sembianze di Min, Amon giungeva dopo aver lasciato la sua sede di Karnak e aver oltrepassato il Nilo. Amenofi III fece ricostruire l’edificio originario in finissima pietra calcarea; a lui dobbiamo le sale posteriori e il noto cortile ipostilo caratterizzato da una selva di colonne. Sovrano di un Paese al suo apogeo politico ed economico, Amenofi III forse confidò eccessivamente nella diplomazia (per rafforzare il legame con il popolo dei Mitanni prese come moglie secondaria una principessa asiatica), ma non si rese conto che l’assenza di campagne militari indeboliva i legami di obbedienza verso l’Egitto dei potenti vicini e non avvertì che, a causa dell’indebolimento del controllo, l’influenza ittita si andava imponendo sull’Asia Minore.

Ricordato da numerosi scarabei commemorativi, il sovrano ‘Sole’, coerentemente con il suo appellativo, potenziò il culto di Aton, in ciò probabilmente influenzando le scelte religiose del figlio e successore che della fede in quel dio avrebbe fatto il suo unico credo. Del suo tempio funerario non sono rimaste che le due imponenti statue originariamente poste a guardia dell’ingresso, i celebri colossi di Memnone.

AMENOPHIS IV ( AKHENATON )

Dinastia 18

Nomi: Neferkheprura-waenra, Amenhotpe, Akhenaton

Dinastia: XVIII (1548-1292 a.C.)

Anni di regno: [1356-1339 a.C.]

Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.

Passato alla storia come il faraone eretico che intorno al 1300 a.C. contrappose un culto monoteista a quello politeista che era stato in vigore in tutto il suo regno. Akhenaton non fu l’unico faraone ribelle. Il suo predecessore prima ed alcuni successori perseguirono una politica anti-tebana.

Ad iniziare la svolta religiosa in senso monoteista fu Amenophis III (chiamato anche Amenhotep III ), il padre di Akhenaton, che cominciò a combattere il potente clero tebano di Amon contrapponendogli il dio Aton. A testimonianza di questa nuova tendenza, Amenophis III, soprannominato “il donnaiolo” perchè si diceva avesse 365 donne diverse all’anno, fece costruire ai confini del deserto uno splendido palazzo circondato da un grande parco a cui aveva dato il nome di “splendore di Aton”, dove nacque Akhenaton (o Ekhnaton), che alla sua nascita prese il nome del padre, Amenophis IV.

Dinastia 18

Il piccolo principe ereditario, all’età di 12 anni, fu fatto sposare con una fanciulla nubiana di nome Nefertiti (“la bella che viene da lontano”), di due o tre anni più giovane, perché il trono avesse al più presto un erede.

Alla morte di Amenophis III la regina Tiye prese il potere in nome del figlio.

Salito al potere, il faraone fanciullo per prima cosa si cambiò il nome, e da Amenophis, che significa “Pace di Amon”, divenne Akhenaton, cioè “Aton è soddisfatto “. Akhenaton si attribuisce la funzione di rivelatore di Aton agli uomini definendosi suo figlio e cerca di convincere i propri sudditi a credere anch’essi in un solo dio e quindi a se stesso.

Dopo 17 anni di governo, Akhenaton scompare. Tale scomparsa è ancora oggi un mistero. Alcuni pensano vi sia stata una congiura contro di lui anche se è mal supportata dal fatto che vi sono molte perplessità sull’identità del suo successore. Molti studiosi ritengono che questo successore sia Smenkhara, figlio o fratello di Akhenaton, mentre per altri dietro il nome Smenkhara si cela la moglie Nefertiti che quindi avrebbe regnato fino alla salita al trono di Tutankamon, suo figliastro.

La tomba di Akhenaton fu collocata ad est di Akhetaton ed in perfetto allineamento con il tempio di Aton. Nelle loro raffigurazioni, Akhenaton e Nefertiti, vengono ritratti nudi, inoltre Nefertiti rappresentata in battaglia e vestita dei simboli del faraone, mentre Akhenaton viene raffigurato da solo quando intercede presso il dio sole Aton. Tutto ciò, finora, non era mai stato osato da nessun faraone. Con la morte di Akhenaton vengono anche ristabiliti i culti tradizionali. Ad Akhenaton da adesso in poi si farà riferimento come al “nemico”, il suo nome verrà cancellato dagli annali e la città di Akhetaton distrutta come le opere realizzate in onore di Aton. Il nome del faraone non sarà più pronunciata sino al 1917 d. C. quando venne scoperta nella Valle dei Re una tomba, la numero 55, risalente all’epoca di Tutankamon.

Dinastia 18

Quale è il nome del defunto è impossibile stabilirlo poichè sia il sarcofago che le iscrizioni sulle pareti furono cancellate a scalpellate. Gli unici indizi vennero ricavati dallo studio dei crani di Tutankamon e dello sconosciuto.

Il confronto, secondo gli esperti, rivelava una parentela diretta, probabilmente del 1º grado. Sono in molti a sostenere che quella è la tomba di Akhenaton, il cui corpo fu trasportato nella Valle dei Re da Tutankamon, mentre per altri il defunto sconosciuto è Smenkhare.

Durante il regno di Akhenaton l’Egitto non ebbe una buona politica estera: non seppe contrapporsi all’ascesa dei Mitanni e degli Ittiti in Asia Minore, perdendo così quegli stati vassalli dell’area siro-palestinese, che apportavano ricchezza alle casse reali. Di questa situazione, infatti, seppe approfittare molto bene il re ittita Suppiluliumas che realizzò un potente impero.

Dal punto di vista culturale, invece, l’Egitto conobbe un grande splendore: nacque l’arte armaniana, rivoluzionaria per il periodo, in quanto contrapponeva alla staticità classica delle figure egiziane, una nuova dinamicità, arricchita di particolari, quali immagini naturali importate da Micene. Inoltre, attraverso l’arte, vengono rappresentate scene di vita reale che, per la prima volta, riguardavano anche la famiglia del faraone. Le sfortunate vicissitudini della giovane coppia giovarono alla figura di Eie che acquistò sempre più potere, grazie soprattutto alla mancanza di un legittimo erede al trono. All’età di 20 anni Tutankamon morì in circostanze ancora misteriose. Molti studiosi, oggi, ipotizzano che Tutankamon sia stato assassinato da Eie perché intenzionato a riprendere il culto di Akhenaton.

A sostegno di questi sospetti c’è la scoperta del celebre radiologo Harrison che riuscì a fare una radiografia del cranio del grande faraone rivelando una profonda frattura nella parte inferiore, probabilmente procurata con un corpo contundente. La tomba di Tutankamon, vista la prematura ed improvvisa morte del faraone, fu realizzata in meno di settanta giorni, e rimase famosa per il tesoro che conteneva.

NEFERTITI

Nome dal significato egizio di “la bella che è arrivata “, identifica la regina egiziana (XIV secolo a.C.), sposa di Amenophis IV (Akhenaton, 1364-1347 a.C.). Non si limitò ad interpretare il ruolo di grande sposa reale, poiché il faraone l’aveva coinvolta nella gestione del potere, e la sua influenza sulla guida politica del regno fu notevolissima. Per questo motivo ella appare rappresentata con la corona doppia, simbolo del potere faraonico.

Dotata di straordinaria bellezza, è stata ritratta mentre distribuisce doni ai sudditi dal balcone del palazzo, oppure alla guida del suo carro, nonché nell’atto di colpire con una mazza il nemico, tutte simbologie di norma riservate al solo sovrano.

Dinastia 18

Nelle lapidi confinarie Nefertiti viene descritta come “dama piena di grazia”, e “dotata di tutte le virtù”. Fu tanto oggetto di adorazione popolare da essere stata talvolta raffigurata come una dea.

È famosa per alcune belle opere di scultura che la raffigurano, e per dei rilievi di epoca amarniana, in cui appare accanto allo sposo, ma soprattutto per due busti, esposti nel Museo del Cairo ed in quello di Berlino Molto noto il secondo busto che la raffigura, rinvenuto tra altre numerose sculture, ed ancora incompiuto, in Akhetaton, nel laboratorio di Thutmosi: ha sul capo l’alto copricapo blu riservato alla sovrana. È ancora priva dell’occhio sinistro, forse a causa dell’abbandono frettoloso della città alla morte del faraone. La tomba di Nefertiti non è stata ancora ritrovata.

SMENKHARE

Dinastia 18

Nomi: Nefernefruaten-merwaenra, Smenkhara, Ankhkheprura

Dinastia: XVIII (1548-1292 a.C.)

Anni di regno: [1339-1336 a.C.]

Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.

Amenofi IV , come i primi re della dinastia, ebbe soltanto figlie femmine, e sembra che, verso la fine del suo regno, abbia associato al trono il marito della figlia maggiore, Semenkhara. Entrambi si sarebbero riavvicinati al culto di Amon, mentre la regina Nefertiti, rimasta a el-Amarna, sarebbe restata fedele al culto di Aton. Amenofi IV e Semenkhara morirono a poca distanza l’uno dall’altro, e il potere andò al marito della seconda figlia di Amenofi IV, Tutankhaton . E’ oggetto di diverse ipotesi il luogo di sepoltura di Semenkhara; secondo alcuni la tomba 55 della Valle dei Re sarebbe stata destinata a lui e la mummia ivi rinvenuta sarebbe proprio la sua, anche se non sono state trovate iscrizioni o oggetti che lo provino. Secondo alcuni studiosi il meraviglioso sarcofago in oro massiccio trovato nella tomba di Tutankhamon sarebbe stato preparato per Semenkhara e portano a prova di ciò il fatto che il volto del faraone sul sarcofago sia diverso da quello sulla notissima maschera funeraria di Tutankhamon.

TUTANKAMON

Dinastia 18

Nomi: Nebkheprura, Tutankhaton

Dinastia: XVIII (1548-1292 a.C.)

Anni di regno: [1336-1325 a.C.]

Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.

Tutankhamon resta, nonostante la fama della sua tomba, un faraone molto misterioso. La successione che lo porta sul trono è poco chiara; si sa che Amenofi IV , come i primi re della dinastia, ebbe soltanto figlie femmine, e sembra che, verso la fine del suo regno, abbia associato al trono il marito della figlia maggiore, Semenkhara .

Entrambi si sarebbero riavvicinati al culto di Amon, mentre la regina Nefertiti, rimasta a el-Amarna, sarebbe restata fedele al culto di Aton. Amenofi IV e Semenkhara morirono a poca distanza l’uno dall’altro, e il potere andò al marito della seconda figlia di Amenofi IV, Tutankhaton, ancora molto giovane, che era rimasto anch’esso a el-Amarna. Tutankhamon regnò solo un decennio e morì a un’età compresa fra i diciotto e i vent’anni, troppo poco per dare prova di doti guerriere o amministrative. Per di più il suo governo si esercito sotto la pesante tutela del visir Ay , futuro signore del Paese dopo la sua morte, una sorta di eminenza grigia che spesso sostituì le proprie volontà a quelle del sovrano e della sua giovane moglie e che qualcuno arriva persino a sospettare di avere ordito trame ai danni del legittimo regnante. Il nuovo re salì al trono a soli nove anni, dopo aver vissuto i primi anni di vita nell’Alto Egitto ed essersi quindi trasferito nel Palazzo Nord di Akhetaten.
Qui si unì ad Ankhesenpaton, sua compagna al momento dell’incoronazione. Tra le prime decisioni del sovrano ci fu quella di ritornare al culto di Amon, soppiantato da quello di Aton durante il regno incontrastato del suo predecessore.
Amenofi IV si era alienato il consenso della potente casta sacerdotale e il suo rivoluzionario monoteismo era stato accolto con un certo sospetto da chi nella sua svolta aveva identificato un tentativo di rafforzamento dell’autorità del faraone.

Tutankhaton, il suo successore, preferì ripiegare su posizioni più concilianti e ne diede un primo segnale modificando il proprio nome appunto in Tutankhamon, ‘l’immagine vivente di Amon’. La mossa successiva fu l’abbandono definitivo di Akhetaten; il sovrano preferì ritornare a Tebe, che in questo modo riprese a essere il principale centro religioso d’Egitto, mentre Menfi si confermava la sua capitale amministrativa. Una fonte importante, la cosiddetta stele della restaurazione, ci fornisce informazioni dettagliate sull’attività di Tutankhamon protettore delle arti. Se molte statue divine e altrettanti monumenti erano caduti in rovina per via della noncuranza di chi l’aveva preceduto nel regno, il giovane faraone si occupò invece personalmente del loro restauro, propiziando ovunque l’attività degli artisti incaricati di riportare all’antico splendore i manufatti che testimoniavano la devozione egizia verso gli dei.

Quanto alle novità. si ricordino le decorazioni parietali degli interni del tempio di Luxor raffiguranti la festa di Opet nel corso della quale Amon, uscito da Karnak, si recava in visita alla sposa, e i templi a Faras e a Kawa in Nubia. Le circostanze della morte del sovrano fanciullo, avvenuta nel 1325 a.C., hanno a lungo alimentato sospetti tra gli storici. In passato, in particolare, ebbe una certa fortuna la tesi secondo cui Tutankhamon sarebbe stato vittima di una congiura di palazzo ordita ai suoi danni dal potente Ay. Il sovrano, colpito alla testa, sarebbe morto a causa dei danni prodotti da un trauma cranico mai superato.

Tuttavia l’accertamento di una ferita alla testa perfettamente rimarginata sembrerebbe privare di ogni fondamento tale ipotesi. Altri sospetti sono però alimentati dal fatto che in alcune raffigurazioni il faraone è ritratto assistito amorevolmente dalla moglie e nell’atto di appoggiarsi a un bastone; quale misteriosa malattia, ci si chiede, condusse a una morte prematura il restauratore del culto di Amon? Altri dubbi sussistono infine circa la sepoltura del re. Sembra infatti provato che la tomba in cui fu seppellito non fosse quella che gli era stata destinata, visto che il sepolcro prescelto per ospitarlo era, al momento della sua morte, ancora in costruzione nella valle occidentale. Chi decise allora di destinarlo altrove? Forse il potente visir che, all’ultimo momento, vittima dei sensi di colpa, gli destinò la sede mortuaria che era stata predisposta per lui?

AY

Dinastia 18

Nomi: Kheperkheprura, Itnute-Ay

Dinastia: XVIII (1548-1292 a.C.)

Anni di regno: [1325-1320 a.C.]

Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.

Ay e Horemheb furono gli ultimi sovrani della gloriosa XVIII dinastia di cui oscurarono la fama per via della pessima reputazione conquistata presso i posteri. Indicato come assassino del sovrano fanciullo, Tutankhamon , e della sua dolcissima moglie, Ay è infatti descritto come un uomo assetato di potere. Ay era un vecchio funzionario di Amenofi e successe a Tutankhamon sposandone la vedova.

Il suo regno fu molto breve e confuso e durò solo quattro anni, durante i quali la politica estera venne condotta da Horemheb che, senza dubbio, non era stato estraneo alla sua salita al trono.

HOREMHEB

Dinastia 18

Nomi: Djeserkheprura

Dinastia: XVIII (1548-1292 a.C.)

Anni di regno: [1320-1292 a.C.]

Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.

Horemheb è considerato l’ultimo re della XVIII dinastia, in realtà vi è collegato solo grazie a Manetone e agli storici moderni. Infatti egli non deve nulla a questa dinastia, alla quale non appartiene né per sangue né per parentela; anche se probabilmente sua moglie aveva un qualche legame con Amenofi IV, non aveva certo diritto alla corona; Horemheb prese il potere grazie a un oracolo di Amon.

Discendente di una famiglia di nomarchi, sembra che si sia specializzato molto presto nella carriera militare diventando capo degli arcieri sotto Amenofi IV e poi comandante dell’esercito durante i regni di Tutankhamon e Ay. Non si hanno molte altre informazioni su questo personaggio che, dopo essere stato favorevole ai due re che lo hanno preceduto, una volta preso il potere si fece notare per la sua reazione contro la famiglia di Amenofi IV. Cancellò il nome di Tutankhamon dai monumenti sostituendolo con il suo, e fece partire la datazione del suo regno da Amenofi III , come se i faraoni successivi non fossero esistiti.

Se dobbiamo credere a un editto promulgato durante il suo regno, avrebbe restaurato l’autorità centrale e represso gli abusi dei funzionari. Non sembra che, dopo la sua ascesa al trono, abbia proseguito le campagne militari; fu lui il fondatore della XIX dinastia, di cui sembra abbia scelto il primo faraone. Horemheb, che una ricchissima tomba nella Valle dei Re ricorda come il faraone che sulle pareti del suo sepolcro sostituì le iscrizioni del Libro di Am-Duat con quelle tratte dal Libro delle Porte, morì senza eredi nel 1292 a.C..

DINASTIA IX

Nomi: Menpethira Ramesse

Dinastia: XIX (1292-1186 a.C.)

Anni di regno: [1292-1291 a.C.]

Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.

Ramses I, il faraone con cui s’inaugurò la XIX dinastia, era stato al servizio di Horemheb sotto il quale aveva ricoperto la carica di visir e questi, molto prima di morire, l’aveva designato suo successore in modo da risolvere i consueti problemi connessi alla successione. Ramses I era in età avanzata quando arrivò alla guida dell’Egitto, dove avrebbe retto le redini del governo per soli due anni e quindi, per evitare problemi alla sua discendenza, associò al trono suo figlio Sethi I. Furono tuttavia anni importanti per il Paese. Innanzitutto la dinastia ramesside si rivelò sin dagli inizi molto prolifica e la presenza di numerosi figli maschi era di per sé interpretabile come una garanzia di continuità. Poi, mostrando di capire in parte ciò che la rivoluzione amarniana aveva inteso denunciare, il nuovo re si preoccupò di dare nuovamente importanza a tutte le divinità del pantheon egizio: la restaurazione del culto di Amon, insomma, non doveva essere esclusiva.

Così come non bisognava sottovalutare il potere della casta sacerdotale tebana che dallo scontro con Akhenaton era uscita vittoriosa. Anche per questo Ramses I fu favorevole a quel decentramento politico-religioso che convincerà i suoi successori ad abbandonare definitivamente Tebe per fissare altrove la propria sede di rappresentanza. Il regno di Ramses I fu segnato dalla messa in cantiere della grande sala ipostila del tempio di Amon a Karnak (presso Tebe), e da una spedizione in Sudan che fu diretta da un Sethi, sicuramente il futuro faraone.

SETHI I

Dinastia 19

Nomi: Sethos, Menmara Sety-merenptah

Dinastia: XIX (1292-1186 a.C.)

Anni di regno: [1291-1279 a.C.]

Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.

Sethi era figlio di Ramses I con cui aveva condiviso il potere durante una fase di correggenza durata due anni circa, era sposato con la figlia di uno dei più valorosi generali del suo esercito e fin dai primi anni di regno mostrò intenzioni chiare circa le modalità del proprio governo. Continuando sulla via già intrapresa dal padre, avrebbe operato per far uscire definitivamente il Paese dal caos del periodo amarniano e favorire in ogni campo, nell’amministrazione come nella politica religiosa, nelle questioni interne come in quelle esterne, la logica dell’equilibrio tra le parti. Perfino gli appellativi che si accompagnano al nome del faraone nel suo cartiglio possono essere assimilati a tale programmatica dichiarazione d’intenti. Accanto ad Amon vi compaiono infatti precisi riferimenti ad altri dei, Ptah e Horus, ma soprattutto Maat, l’armonia per definizione, la dea alla cui volontà gli altri celesti devono piegarsi.

Maat è in Egitto la giustizia per eccellenza; simboleggiata in una piuma è, nella scena della pesatura del cuore del defunto, contrapposta a quest’organo vitale e, facendogli da contrappeso, ne determina l’indegnità o il merito della vita eterna. Il suo regno fu caratterizzato soprattutto da una ripresa della politica di conquista verso oriente e, grazie a lui, l’Egitto conobbe un periodo di nuovo splendore ed ebbe nuovamente una grande influenza in Asia, pur senza raggiungere l’estensione che aveva avuto sotto Tuthmosis III. Approfittando del momento di passaggio da un faraone all’altro, i beduini asiatici si erano ribellati e avevano preso i posti di guardia egiziani scaglionati lungo la strada che portava dalla Palestina all’Egitto.

Dinastia 19
Sethi e la dea Hathor

Sethi I represse la rivolta e penetrò in Palestina e, benché gli indigeni, incoraggiati dagli Ittiti, cercarono di opporsi, riuscì a batterli e giunse fino in Siria, all’altezza di Tiro: l’Egitto tornò ad essere una potenza asiatica. A quel punto, fu la frontiera ovest, quella libica, rimasta tranquilla per tutto l’Antico Regno, che divenne pericolante. Le tribù ariane che si erano sparse per tutta l’Europa meridionale, attraversato il Mediterraneo, avevano raggiunto la Libia e, da lì, tentavano di penetrare in Egitto. Sethi I riuscì a contenerle abbastanza facilmente, ma il pericolo rimase e pose dei gravi problemi ai suoi successori.

Con la Libia sotto controllo, egli spostò ancora una volta la sua attenzione verso l’Asia, dove condusse un’altra campagna di cui non si sa molto, se non che sconfisse gli Ittiti vicino a Qadesh in una battaglia che, però, non si rivelò decisiva per il controllo della Siria e si concluse con la firma di un accordo temporaneo con il re ittita Muwattallis. A ricordare le sue campagne militari sono le grandiose iscrizioni sulla parete settentrionale del tempio di Karnak che il successore di Sethi I, nonché suo figlio, Ramses II , farà ultimare.

L’obelisco che a Roma, in Piazza del Popolo, ricorda il culto egizio del Sole, fu fatto erigere da Sethi I per un tempio di Eliopoli. Ma se Karnak ed Eliopoli furono sede di un’intensa attività di costruzione e di restauro, è però Abido, fra Assiut e Tebe, a eternare la memoria di Sethi I. Qui secondo la tradizione c’era una delle tombe di Osiride e per questo la località era diventata meta di folle di fedeli che ne celebravano i ‘misteri’. Qui uomini e donne straziati dal dolore per la morte del dio ne accompagnavano il simulacro trasportato a spalla dai sacerdoti verso la mummificazione rituale e la sepoltura. Con i gesti mimavano il racconto mitico, ne ripercorrevano i momenti salienti e trionfavano della vittoria sul malvagio omicida, Seth. Nessun luogo come questo si prestava alla gloria del suo costruttore che, morendo, lasciò al figlio un paese prospero e in pace.

RAMSES II

Dinastia 19

Nomi: Usimara-setpenra, Ramesse-miamum, Rapsaces

Dinastia: XIX (1292-1186 a.C.)

Anni di regno: [1279-1212 a.C.]

Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.

Ramesse II salì al trono d’Egitto nel 1279 a.C. e viene considerato come uno dei “grandi della storia”. Il suo regno si protrasse sino 1212 a.C. e, con i suoi 67 anni di durata, è uno dei più longevi della storia d’Egitto. Divenne famoso come grande sovrano guerriero ma non solo: fece costruire opere grandiose mai più eguagliate nè per quantità, nè per imponenza. Visse fino all’età di 97 anni affiancato da 5 o 6 spose reali che, insieme a quelle secondarie per un totale di 77 mogli, gli diedero 169 tra figli e figlie. Famosa divenne la sua sposa prediletta, Nefertari (il cui nome significa “la bella fra le belle”) alla quale dedicò un tempio, numerose statue ed una tomba straordinaria.

Fu molto abile nel tramutare le sue parziali vittorie in grandiose realizzazioni dei suoi progetti. Ramesse II, che fin da bambino condivise il regno con il padre Seti I, portò a termine la costruzione del tempio di Abido che il genitore aveva iniziato. Quindi, accogliendo una propensione che già all’epoca del regno di Ramesse I si era manifestata, trasferì da Tebe ad Avaris, nella zona del Delta, la nuova capitale del Paese. La figura di Ramesse II divenne eterna sia per le costruzioni civili, ma anche per le imprese militari che lo videro vincitore. Il primo scontro fu sostenuto con i “popoli del mare” che minacciavano da tempo le coste della zona del Delta.

Ramses II li sconfisse e li assunse nel corpo delle Guardie Reali. In seguito affrontò battaglie, tutte vittoriose, a Byblos, in Asia Minore e ad Amurru, ma il nemico più agguerrito e pericoloso rimaneva il re ittita Muvatalli che aveva a Kadesh, nella Siria del nord, la sua roccaforte. Al quinto anno del suo regno, Ramses II decise di radunare tutte le sue forze e di attaccare gli Ittiti.

Il suo esercito contava circa 200.000 fanti e 400 guerrieri, per cui vennero utilizzati circa 200 carri. Ramesse II, che fu mal informato da alcuni disertori dell’esercito nemico e che si lasciò convincere a sferrare un attacco anticipato sui tempi previsti contro Kadesh che credeva sguarnita, si vide affrontato da più di 3000 carri da guerra. La controffensiva avversaria fu inizialmente incontrastabile dagli arcieri egizi anche perchè, nel frattempo, Ramesse II aveva deciso di lasciare i suoi carri nelle retrovie. Ormai messo in grande difficoltà, il faraone invocò l’aiuto del padre Amon e ciò, incredibilmente, lo fece resistere eroicamente allo strapotere ittita sino all’arrivo delle milizie arretrate che, intanto, avevano superato il fiume Oronte. Le sorti dello scontro si invertirono permettendo agli Egizi di sferrare alla roccaforte ittita l’ attacco decisivo. La resistenza degli Ittiti fu grande a tal punto da concludere lo scontro con una sostanziale parità.

Questa battaglia sarà ricordata come una delle più importanti dell’antichità. I due sovrani, verso i loro popoli, propagandarono la loro memorabile vittoria. A questo punto la situazione al di fuori dei confini egizi mutò bruscamente. Infatti, approfittando della lotta tra Egizi e Ittiti, si fecero avanti gli Assiri che si impadronirono della maggior parte del regno di Mitanni stabilendosi sulle rive dell’Eufrate da dove minacciavano sia gli Egizi che gli Ittiti. Ritrovatisi entrambi minacciati dallo stesso pericolo, Ramses II e il nuovo re ittita Hattusilis, fratello di Muvatalli, firmarono un trattato di pace. Gli Egizi avrebbero conservato il controllo delle regioni dell’Asia Minore, mentre gli Ittiti regnavano sulla Siria del nord. Oltre ad accordarsi sulla non belligeranza tra i due eserciti, venne previsto un patto di reciproco soccorso in caso di attacco da parte di altri popoli. Per sancire tali accordi vennero liberati i reciproci prigionieri politici ed inoltre, Ramesse II, prese come sposa una principessa ittita. Il trattato fu ben presto reso inutile dall’arrivo di una seconda ondata di popolazioni indoeuropee che travolse gli Ittiti.

Dopo la famosa battaglia di Kadesh Ramesse II fu divinizzato come il padre e, per commemorare l’obiettivo raggiunto, fece edificare ad Abu Simbel un maestoso tempio sepolcrale. Oltre ad Abu Simbel, esistono testimonianze del regni di Ramesse II un po’ in tutto l’Egitto.

Tra essi sono famosi il Ramesseum, o Tempio del milione di anni, sulla piana di Tebe, la grande sala ipostila del tempio di Amon a Karnak che fu però completata, la propria grandiosa tomba nella Valle dei Re, oltre alla recentemente famosa ed ancora in fase di scavo, tomba KV5, sempre a Biban el-Muluk, da lui voluta per i suoi numerosissimi figli. Ramesse II, come anche altri faraoni, si appropriò di statue e monumenti a lui precedenti facendovi scolpire il suo cartiglio. Per paura che in futuro anche le sue costruzioni venissero accreditate ad altri, fece scolpire su ogni statua che lo rappresentava il suo cartiglio all’altezza della cintura.

Ramesse II, che fu definito “il costruttore”, lasciò il suo regno al figlio Merenptah che seguì, con buoni risultati, la politica del padre.

NEFERTARI

Il tempio di Abu Simbel, in Nubia è l’enorme monumento, eretto da Ramses II, il grande faraone che resse le sorti dell’Egitto durante il regno nuovo per ben 67 anni, dal 1292 al 1225 a.C.. Oltre a proclamare la sua gloria, testimonia in maniera inconfutabile e imperitura il grande amore e l’immenso rispetto che lo legarono a Nefertari, la prima sposa reale, la “padrona” della stupenda tomba che i recenti restauri hanno permesso di riaprire al pubblico nella valle delle Regine, a Luxor.

Era bellissima, la potente Nefertari, e tale la ritrassero gli artisti reali: alta, sottile con lunghi capelli neri. Come la maggior parte delle principesse reali egizie. Ma a distinguerla dalle concorrenti e a sottolinearne il fascino, Nefertari ebbe dalla sua un carattere e una determinazione inconsueti per le donne del suo tempo, avvezze sì a una certa indipendenza, ma tenute per lo più lontane dalla politica e dalle decisioni di corte. Fu lei invece la prima a prendere parte attiva alla lunga trattativa di pace con gli Ittiti, gli eterni nemici che insidiavano i confini dell’estesissimo Impero dei Faraoni in Asia Minore. E lo dicono senza ombra di dubbio i documenti dell’epoca giunti intatti sino a noi.

Non erano tempi tranquilli quelli in cui la XIX Dinastia a cui appartiene Ramses II – giunse al potere. Si era appena spenta l’eco della tremenda tempesta religiosa voluta da Akhenaton. Ma i suoi effetti politici erano ancora ben visibili.

Nello sforzo di imporre il nuovo dio, Akhenaton, oltre a minare la solidità del potere interno aveva trascurato di presidiare e di difendere i confini dell’Impero. Così, gravi crisi erano scoppiate soprattutto fra quelle popolazioni che da sempre mal sopportavano il dominio egizio. I Mitanni si erano staccati dall’Egitto, parecchie città della terra di Canuan e della Siria dimenticavano di pagare i tributi e gli Ittiti a nord avevano rialzato la testa. Molto aveva fatto il valoroso generale Horemmheb per riportare il Paese all’antica potenza, una volta scomparso Akhenaton, ma altrettanto restava da fare.

Ed è proprio su questo panorama di conflitti imminenti e di guerre inevitabili che si affaccia la dinastia dei Ramessidi, le cui origini non a caso affondavano nel delta del Nilo, in quella terra tradizionalmente dedicata a Seth, il dio in cui si credevano personificati gli elementi indomabili e ribelli della natura.

E in effetti Sethos I, il padre di Ramses II, e prima ancora Ramses I, avevano cominciato a combattere per riprendersi le terre perdute. Ma solo Ramses II, il Re dei Re, riuscì a portare a termine l’impresa, riconducendo sotto l’influenza egiziana tutti i territori a Oriente del Nilo, sino all’Asia Minore, e a firmare un trattato di pace nel ventunesimo anno della sua ascesa al trono con il bellicoso regno di Hatti. Ed è a questo proposito che Nefertari appare sulla scena politica scrivendo di suo pugno un messaggio ufficiale alla “sorella” hittita Pudukhepa, la grande regina di Hatti.

Scrive Nefertari:

Da me tutto bene, nel mio paese tutto va bene, che tutto possa andar bene da te, sorella mia; possano il dio Sole d’Egitto e il dio della Tempesta di Hatti portarti gioia. I1 dio Sole faccia sì che la pace sia buona fratellanza al Gran Re di Hatti.

E le speranze di pace di Nefertari inducono lei stessa a proporre a Pudukhepa di inviare a Tebe una delle principesse reali sue figlie perché questa entri a far parte dell’harem del Faraone, cementando così l’unione e la fratellanza fra i due popoli.

E la proposta non deve stupire. Nefertari, al ventunesimo anno di regno del marito Ramses, era già una potente e tranquilla dama più vicina ai quaranta che ai trent’anni di età, a cui certo non doveva far ombra l’arrivo di una nuova principessa da aggiungere alla lista già lunga (Ramses ebbe otto consorti legittime) delle spose reali. Da tempo lei aveva consolidato il proprio potere, mettendo in ombra persino Tuya, la madre amatissima di Ramses II. Durante il regno di Sethos, il padre, la regina Tuya era stata la sua fedele sposa e compagna, ma certo non aveva avuto un ruolo preminente negli affari pubblici. Lo ebbe invece con il figlio Ramses II, che le tributò straordinari onori (fra le sei enormi statue che ornano il tempio di Abu Simbel, dedicate tutte a Ramses e a Nefertari, una rappresenta anche Tuya, sebbene sia posta in una posizione di minore importanza).

Anzi, per sottolineare l’origine divina della propria regalità, il Faraone fece costruire a Tebe un tempietto dedicato proprio a Tuya, sulle cui pareti è illustrata la teoria secondo la quale era stato lo stesso dio Amon a fecondare Tuya, sostituendosi e incarnandosi nel corpo terreno del padre Sethos I. Insomma Tuya sarebbe stata amata nientemeno che dal sommo degli dei egizi e dalla loro unione avrebbe tratto origine Ramses.

E non ci vuole molto a comprendere con un simile onore alle spalle, quanto grande fosse il potere a corte dellaregina madre, soprattutto durante i primi vent’anni di regno di Ramses II. Ma, nonostante questo Nefertari, la bella fra le belle, com’è indicata in uno scritto ebbe nel cuore del Faraone un posto di assoluta preminenza. Tanto da offuscare l’altra sposa reale, Istnofret, che pure divise a lungo il letto di Ramses II e gli diede numerosi figli.

A paragone di Nefertari, chiamata ad apparire in pubblico al fianco del Faraone nelle occasioni ufficiali e nelle cerimonie religiose, la figura di Istnofret appare ai nostri occhi come sfuocata: nessuna statua la ritrae e in suo onore non furono costruiti templi. Anche se proprio da lei, la sposa dimenticata, nacque l’erede al trono d’Egitto. I figli di Nefertari, infatti, non ebbero grande fortuna: dal primogenito Amenhiruonmef, che morì in giovane età, ai suoi fratelli minori, che si spensero tutti fra i 20 e i 30 anni. Così fu che il principe Meremptah, iltredicesimo figlio nato da Istnofret, divenne l’erede del Faraone e gli successe sul trono, quasi per una postuma rivalsa della sposa che il grande Ramses aveva dimenticato.

Nonostante gli sviluppi successivi della storia d’Egitto, è impossibile negare la chiara preminenza di Nefertari fra le dame di palazzo. Lei sola accompagnò Ramses a Tebe nel primo anno del regno e già a partire dal terzo la sua immagine iniziò ad apparire accanto a quella del sovrano nelle scene incise sulla facciata posteriore del nuovo grande pilone del tempio di Luxor, mentre una sua statua elegantemente scolpita nel granito, era collocata per ordine del Re nel cortile anteriore del tempio stesso. Il nome di Nefertari compare anche a Karnak, ma il più grande onore le fu tributato proprio nella lontana Nubia, in quell’imponente tempio di Abu Simbel, che già abbiamo ricordato, dove la regina appare tanto quanto il suo regale consorte. Soltanto sul muro di fondo del sacrario interno Ramses II ha infine la precedenza ed è raffigurato da solo nell’atto di compiere un sacrificio alla dea Hathor.

Nefertari ebbe comunque il privilegio di avere un tempietto lì vicino, completamente dedicato a lei: un’attenzione e un omaggio supremi, che soltanto il faraone Amenophis III aveva avuto per la sua sposa Tiyi. E’ intorno al ventiquattresimo anno di regno di Ramses che Nefertari coglie questo altissimo onore: i due templi di Abu Simbel sono finalmente terminati ed è giunto il momento di inaugurarli. Con ogni probabilità durante il mese di febbraio del 1255 a.C. la flotta reale salpa verso sud. Il Re e la Regina sono accompagnati dalla principessa Meryetamon e dal vizir Heqanakt oltre che da un vasto seguito di dignitari.

E’ l’alba quando, attraccata la flotta reale, si dà inizio alla cerimonia. Il sole sorge lentamente dalle colline orientali e valica il fiume, finché i suoi potenti raggi arrivano a lambire la facciata del tempio e a dare per un attimo l’illusione della vita alle grandi statue che ne ornano la facciata. E’ questa, secondo la convinzione dei sacerdoti, l’unione mistica con il disco solare: i raggi dell’astro, sfiorando la materia inerte, le danno per un istante l’illusione dell’esistenza e fanno brillare i colori di un incredibile splendore.

Sotto la luce che avanza, l’una dopo l’altra vengono spalancate le porte del tempio, sinché i raggi, affondando per 60 metri nelle viscere della roccia, giungono al fondo del sacrario. E baciano la statua del Faraone e di Nefertari. Ma la regina, come lasciano intendere alcuni scritti, non può assistere a questa straordinaria cerimonia. Stroncata dal lungo viaggio, è costretta a restare a bordo della nave reale sotto la sorveglianza dei medici. Anzi, anche se i documenti non permettono di formulare questa ipotesi con sufficiente certezza, è proprio di ritorno dalla spedizione che ne sottolinea e consacra l’importanza sulla scena politica egizia che Nefertari si ammala gravemente e muore.

Ramses II, affranto, l’accompagna, con il fasto che si confà a una regina del suo rango e della sua statura, all’ultima dimora. Quella stessa tomba che oggi, con reverenziale rispetto, i turisti possono di nuovo ammirare per inchinarsi ancora una volta dinanzi alla bellezza e al potere della grande sposa reale. E forse il loro ammirato omaggio, secondo le credenze antiche, andrà ad alimentare lo spirito di Nefertari, il suo “Ka”, in modo che la più grande delle regine d’Egitto possa vivere e regnare in eterno.

MERENPTAH

Dinastia 19

Nomi: Binera-meramun, Merenptah-hotphimara, Ammenephtes

Dinastia: XIX (1292-1186 a.C.)

Anni di regno: [1212-1202 a.C.]

Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.

Con il regno di Merenptah comincia la decadenza dell’Egitto. Il regno di Ramses II era stato molto lungo e quando Merenptah, suo figlio, giunse al potere, era già anziano. Riuscirà a mantenere ancora vivo il prestigio dell’Egitto ma, dopo di lui, tutto crollerà. L’avvenimento più importante del suo regno è la campagna in Libia.

Già sotto Sethi I tribù indoeuropee erano giunte in Libia; un capo tribù riuscì a unificare i diversi clan e a sottomettere gli indigeni, poi attaccò l’Egitto. Il suo esercito penetrò nelle valle del Nilo a nord-est di Menfi e Merenptah dovette combattere sul terreno egiziano, vinse e mise in fuga i libici, mettendo momentaneamente da parte il pericolo occidentale. E’ chiaro che Merenptah non partecipò di persona alla battaglia perché doveva esser salito sul trono già in tarda età. Ma naturalmente la vittoria fu attribuita a lui che aveva visto in sogno una grande immagine del dio Ptah, il quale, porgendogli una scimitarra, gli aveva detto “Prendila e scaccia ogni debolezza dal tuo cuore”.

Sei ore di combattimento bastarono a mettere in rotta il nemico.

Nei documenti egiziani di quest’epoca appare per la prima volta il nome di Israele e sembrerebbe che Merenptah abbia condotto anche una campagna in Asia, ma non si hanno notizie precise al riguardo.

I principi prosternati gridano pietà! Nessuno alza la testa fra i Nove Archi. Il paese di Tjehnu è distrutto, il Khatti è in pace, Canaan è stata saccheggiata con tutto il male, Ascalona è presa e Gezer catturata, Yenoam è ridotta come se non fosse mai esistita. Israele è desolata e non ha più seme, Khor è rimasta vedova per To-meri.

E’ questa l’unica volta che si fa il nome d’Israele nei testi egizi; e il fatto è imbarazzante per gli studiosi perché, all’epoca della scoperta nel 1869, la maggior parte di essi riteneva che Merenptah fosse il faraone dell’Esodo. Ora le spiegazioni sono numerose e varie. In realtà questo nome non ricorre più nei testi non biblici fino alla metà del secolo IX a. C., quando si dice che il re di Moab, Mesha, combatté contro Israele. Che Merenptah abbia compiuto qualche azione militare in Palestina è confermato dall’epiteto di “conquistatore di Gezer” datogli da un’iscrizione ad Amada. Per il resto, sembra che la situazione alla frontiera sudorientale si sia mantenuta pacifica e normale.

Merenptah, al momento della morte, era un vecchio calvo e corpulento. Probabilmente già nell’ottavo anno di regno si pensava che la sua fine fosse prossima e si incominciavano a fare alacri preparativi per i suoi funerali; ma egli durò in vita per altri due anni. E fuor di dubbio che egli sia stato sepolto nel sarcofago di granito il cui bel coperchio è ancora nella tomba di Biban el-Muluk, ma in seguito la sua mummia fu trasferita nella tomba di Amenofi II, dove Loret la scoprì nel 1898.

SETHI II

Nomi: Usikheprura-setpenra, Sety-merenptah

Dinastia: XIX (1292-1186 a.C.)

Anni di regno: [1201-1196 a.C.]

Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.

E’ quasi certo che Merenptah fu seguito dal figlio Sethi-Merenptah, noto per lo più come Sethi II. Appunti trovati su ostraka citano la data della sua ascesa al trono e della sua morte avvenuta nel sesto anno di regno.

Scarsi sono i monumenti di Sethi II, il più imponente dei quali è un tempietto nel cortile anteriore di Karnak, e degli avvenimenti del suo regno non si sa altro. Nella sua ricca tomba i cartigli furono in un primo tempo cancellati e poi restaurati; le cancellature potrebbero essere opera di Amenmesse, un faraone che potrebbe aver regnato contemporaneamente a lui o subito dopo. Nel descrivere la sua mummia, trovata nella tomba di Amenofi II , Elliot Smith dice che era un uomo ancor giovane o di mezza età.

AMENMESSE

Nomi: Menmira-setpenra, Amenmesse-hekawise, Ammenemnes

Dinastia: XIX (1292-1186 a.C.)

Anni di regno: [1200-1197 a.C.]

Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.

Si tratta di un effimero re, che potrebbe aver regnato contemporaneamente o subito dopo Sethi II. A Biban el-Muluk esiste una tomba che gli apparteneva, ma è relativamente modesta e la maggior parte delle decorazioni sono state raschiate dalle pareti. Le poche iscrizioni rimaste fanno tuttavia il nome di sua madre, Takhara, forse figlia di Ramses II.

MERENPTAH SIPTAH

Nomi: Sekhaenra-setpenra, Ramses-siptah, Akhenra-setpenra, Merenptah-siptah

Dinastia: XIX (1292-1186 a.C.)

Anni di regno: [1195-1189 a.C.]

Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.

A Sethi II successe un figlio che in principio portò il nome di Ramses-Siptah, per poi mutarlo, per un qualche misterioso motivo, in quello di Merenptah-Siptah prima del terzo anno di regno. Nella maggior parte delle sue poche epigrafi egli è associato a un importante dignitario chiamato Bay, che si vanta d’esser stato”gran cancelliere di tutto il paese”. Vi sono buoni motivi di pensare che Bay fosse d’origine siriaca, forse uno di quei cortigiani che in quest’epoca assursero ai più alti gradi per il favore regale.

In due graffiti gli viene attribuito l’epiteto assai significativo di “colui che pose il re sul trono di suo padre”, ed è quasi certo che fu praticamente lui a “fare il re”. L’epiteto porta alla logica conclusione che Siptah era figlio di Sethi II, ma la madre è ignota. Probabilmente era un ragazzo al momento dell’ascesa al trono ed era ancor giovane quando morì dopo aver regnato non più di sei anni. La tomba di Siptah, dove la sua mummia rimase finché non fu trasferita in quella di Amenofi II , è piuttosto imponente, ma i cartigli sono stati scalpellati dalle pareti e ricollocati in seguito, come avvenne nella tomba di Sethi II. Siptah si era fatto costruire anche un piccolo tempio funerario a Tebe, a nord del Ramesseum, e il nome di Bay figura insieme al suo sui resti delle fondamenta.

TAUOSRE

Nomi: Sitra-meryamun, Twosre-seteptenmut, Thuoris

Dinastia: XIX (1292-1186 a.C.)

Anni di regno: [1188-1186 a.C.]

Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.

A chiudere la XIX dinastia compare sulla scena una donna notevole, chiamata Tauosre. Certi monili, scoperti in un nascondiglio senza nome di Biban el-Muluk, rivelano che era stata la sposa regina di Sethi II; un braccialetto d’argento la ritrae in piedi davanti al marito mentre versa del vino in un bicchiere che questi le porge. Il sepolcro di Tauosre presenta problemi intricati. Nei cartigli ella porta il titolo di “Grande Sposa del re” in virtù del suo matrimonio con Sethi II, ma una scena isolata la raffigura in piedi dietro a Siptah che sta facendo offerte al dio della terra; il nome di Siptah era stato cancellato e sostituito con quello di Sethi II. Dato che vi sono ottime ragioni per ritenere che quest’ultimo precedette Siptah sul trono, la sostituzione deve essere dovuta al tardivo desiderio di Tauosre di esser rappresentata insieme a colui che era stato il suo vero marito. In seguito, Setnakhte , fondatore della XX dinastia, si impadronì della mummia di Tauosre e forse la distrusse, dopo che qualcuno aveva già messo al sicuro i monili citati in precedenza.

La sola ipotesi che potrebbe spiegare tutte queste complicazioni, è quella che quando Bay insediò con la forza il giovane Siptah sul trono, Tauosre fu costretta ad accettare la situazione pur mantenendo un potere che le permise di avere la propria tomba nella Valle dei Re, onore concesso in precedenza solo a un’altra sovrana, vale a dire ad Hatshepsut, zia di Tuthmosis III. Come costei, anche Tauosre finì per assumere il titolo di faraone e forse regnò da sola per qualche anno.

Il santuario funebre di Tauosre è situato a sud del Ramesseum. In questo tempio ella assume un secondo cartiglio, trovato unito al primo sopra una lapide che si dice provenga da Qantir nel delta, e ci sono nel Nord altre tracce del suo regno, come pure nelle miniere di turchesi del Sinai. Manetone conclude la XIX dinastia con un certo Thuaris, del quale dice che regnò sette anni; è quasi certo che sotto il nome alterato e il sesso mutato si nasconda la terza donna della storia egizia che riuscì a conquistare la Doppia Corona, ma che non fu abbastanza potente da assicurare la continuità della propria linea dinastica.

DINASTIA XX

SETNAKHTE

Nomi: Usikhaura-meramun-setpenra Setnakhte-mererra-meramun

Dinastia: XX (1184-1078 a.C.)

Anni di regno: [1184-1182 a.C.]

Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.

Poco si sa di Setnakhte, salvo che fu il padre del grande sovrano Ramses III e marito della madre di questi, Tiye-merenese. C’è motivo di ritenere che l’intervallo tra la fine della XIX dinastia e la sua ascesa al trono sia stato piuttosto breve, forse non più di 5 anni; probabilmente egli regnò meno di due anni. Il suo nome significa “Seth è vittorioso”, e nel nome di Seth elimina fazioni e cacciò quanti cercarono di impadronirsi dell’Egitto, in particolare gli asiatici. Questo sovrano, amante dell’armonia, diede fiducia ai funzionari già in carica e il paese continuò a vivere in pace.

Fu Setnakhte a nominare il futuro faraone Ramses III “principe” e “bocca superiore” del territorio e comandante in capo di tutti gli eserciti. Il suo regno fu troppo breve perché gli artigiani di Deir el-Medina riuscissero a completare la sua sepoltura; avevano già cominciato a scavarla, ma un incidente ne aveva rallentato i lavori: durante lo scavo del corridoio principale, per errore, erano finiti nella tomba di Amenmesse. Per questo motivo e per mancanza di tempo si decise di allargare la recente tomba di Tauosre e di seppellirvi Setnakhte assieme alla sovrana che lo precedette. Setnakhte fu indubbiamente sepolto nella tomba di Tauosre, ma il suo sarcofago fu scoperto nella tomba di Amenophis II mentre la mummia non è stata rintracciata.

RAMSES III

Nomi: Usimara-meramun Ramesse-hekaon

Dinastia: XX (1184-1078 a.C.)

Anni di regno: [1182-1151 a.C.]

Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.

Ramses III era ben conscio della grandezza dei più famosi sovrani della XIX dinastia , tanto che modellò il proprio nome e prenome su quelli di Ramses II.

I suoi primi anni di regno furono minacciati da gravissimi pericoli. Nel Sud aveva poco da temere; la Nubia era diventata una provincia egizia, ed è probabile che le scene di una battaglia in quella regione siano puramente convenzionali e prese a prestito da illustrazioni precedenti. La nostra conoscenza degli autentici e pericolosi conflitti che Ramses III si trovò ad affrontare deriva in gran parte da iscrizioni e rilievi sulle pareti del suo grande tempio a Medinet Habu, il meglio conservato e il più interessante di tutti i templi a occidente di Tebe. Naturalmente predominano i soggetti religiosi, ma numerose sono anche le scene guerresche che integrano in modo prezioso le iscrizioni.

La lunga iscrizione dell’anno 5 ricorda una campagna militare contro i vicini occidentali dell’Egitto, noti sotto il nome generico di Tjehnyu. Queste popolazioni erano esasperate perché il faraone aveva loro imposto un governante di sua scelta; la saggezza reale, tanto esaltata nei geroglifici, non era stata evidentemente apprezzata.

Certi rilievi policromi raffigurano prigionieri dalla barba rossa, con riccioli ricadenti ai lati del capo e lunghi mantelli riccamente ornati. Si fa il nome di tre tribù: i Libu, o Libi, il cui nome è rimasto all’intera regione nord-orientale dell’Africa confinante con l’Egitto; gli Sped, dei quali non si hanno altre notizie; e i Meshwesh, nominati per la prima volta sotto Amenophis III, e che da allora ebbero una parte sempre più importante nei documenti storici. Si ritiene generalmente che siano i Maxyés situati da Erodoto nelle vicinanze di Tunisi.

Subito dopo l’Egitto si trovò di fronte a una minaccia ben più grave costituita dal tentativo, da parte di una confederazione di popoli marinari del settentrione, di stabilirsi nei ricchi pascoli del delta, della Siria e della Palestina. Loro scopo era quello di trovare nuove sedi in cui stabilirsi e avevano portato con sé le donne e i bambini su carri trainati da buoi gibbosi. Una scorreria del genere, in cui i popoli del mare erano alleati dei Libi, era già stata respinta da Merenptah.

La nuova guerra mediterranea, benché quasi contemporanea a quelle libiche degli anni 5 e 11, è narrata come un fatto a sé, ma non per questo meno pericoloso. L’attacco principale, datato all’anno 8, fu sferrato contemporaneamente per terra e per mare. Tra le forze nemiche si trovavano di nuovo gli Sherden, e anche questa volta vi sono immagini di guerrieri della stessa razza che combattono sia al fianco degli Egizi che contro di loro.

L’Impero ittita, già da tempo moribondo, fu cancellato, e con esso gli alleati dell’Anatolia che avevano partecipato alla battaglia di Qadesh. Dei nemici di Merenptah, forse solo gli Sheklesh presero parte alla nuova guerra. A Medinet Habu si trovano varie scene di campagne militari in Asia che richiedono ulteriori osservazioni. Sopra una parete si vede Ramses III che assedia due città ittite, una delle quali è indicata come “la città di Arzawa”; un’altra scena rappresenta la città di Tunip presa d’assalto; in una terza, una città di Amor è sul punto di arrendersi. Evidentemente sono tutte illustrazioni anacronistiche e devono esser state copiate da originali del regno di Ramses II; ci sono ampie prove che gli artisti di Medinet Habu attinsero largamente al vicino Ramesseum.

L’unica campagna militare documentabile di Ramses III in Asia è quella in cui “sterminò i Seiriti delle tribù dei Shosu”; Beduini del deserto che delimita a sud la Palestina. Quando al “monte Seir”, citato su un obelisco di Ramses III, si tratta della montagna edomita nominata in vari passi dell’Antico Testamento. Pare che la sconfitta di questi nomadi, relativamentepoco importanti, sia stata la massima impresa di Ramses III dopo la lotta contro le orde mediterranee, e chiude per oltre due secoli la storia dei tentativi egizi per crearsi un impero asiatico.

Sebbene Ramses III abbia regnato trentun anni completi, celebrando un giubileo, o festa Sed, forse all’inizio del trentesimo, vi sono indizi di varie agitazioni interne, specie verso la fine della sua vita. A un certo momento i versamenti delle razioni mensili agli operai addetti ai lavori della tomba reale erano tanto in arretrato che ne derivarono scioperi, terminati solo per l’intervento del visir To; questi però non poté fornire che la metà di quanto gli si chiedeva. Ben più grave fu una cospirazione che mise in pericolo la vita stessa del sovrano. Già fin dagli inizi del regno vari sintomi lasciavano prevedere che sarebbero nati dissensi per la successione.

A giudicare dall’ultima data registrata a Medinet Habu, il grande tempio era stato finito verso l’anno 12, ed è curioso il fatto che, mentre vi sono rappresentati, come nel Ramesseum, molti figli del re, e in qualche caso anche la regina, nessun nome sia stato inciso negli spazi lasciati appositamente. Eppure è accertato che il figlio, poi succeduto al padre col nome di Ramses IV , era già nato, dato che la sua mummia, scoperta nella tomba di Amenophis II , è quella di un uomo “di circa cinquant’anni e forse più”. Così viene descritto il tentativo di colpo di stato:

Il grande nemico Paibekkarnen, che era stato maggiordomo. Egli fu portato sotto l’accusa di essersi unito a Tiye e alle donne dell’harem. Egli aveva fatto causa comune con loro e osato riportare i loro discorsi all’esterno del palazzo alle loro madri, fratelli e sorelle, dicendo: – Raccogliete gente e fomentate la ribellione – per far nascere una rivolta contro il loro signore. E lo portarono alla presenza dei grandi funzionari della Corte di Giustizia, che esaminarono i reati imputatigli e lo trovarono colpevole. E i suoi delitti lo strinsero in una morsa e i funzionari che lo esaminarono decretarono la sua punizione con lo squartamento.

Un analogo processo subirono ventinove degli imputati, classificati in cinque categorie, oltre a sei mogli non meglio identificate. Molti funzionari dell’harem erano implicati nella congiura: il sovrintendente e il vice sovrintendente, due scribi, sei ispettori, oltre alle mogli dei guardiani.

Fra gli arrestati, il più pericoloso era un comandante militare di Cush, che era stato subornato dalla sorella, una delle donne dell’harem, e se i piani si fossero svolti come previsto, questi due avrebbero acceso la rivolta in tutta la Nubia. E’ caratteristico di quel periodo che molti, sia fra i giudici che fra gli accusati, fossero stranieri: Baalmahar era evidentemente semita, Inini è descritto come libico, e il nome di Peluka denota un’origine licia. Ai colpevoli di grado più elevato fu consentito di suicidarsi; altri, usciti indenni dal processo, si “diedero spontaneamente la morte”, forse per inedia.

Quattro funzionari che, malgrado le precise istruzioni ricevute, avevano gozzovigliato con le donne dell’harem, furono condannati al taglio del naso e delle orecchie. Solo uno degli indiziati, un alfiere, se la cavò con un severo rimprovero; costui, insieme a due dei quattro funzionari sopra citati, aveva fatto parte dei giudici, quando erano stati nominati. E’ strano che poco si sappia di Tiye, la donna al centro della congiura; anche suo figlio Pentawere, il ragazzo che forse i cospiratori progettavano di mettere sul trono, è nominato solo per inciso fra coloro che “si diedero spontaneamente la morte”. Non ci sono solide basi per supporre che la congiura fosse riuscita, anche solo a metà. La mummia di Ramses III, trovata nel “nascondiglio” di Deir el-Bahri, era quella di un uomo di circa sessantacinque anni e non presentava tracce di ferite. Del resto, non c’è ragione di far risalire alla fine del regno il complotto, che potrebbe aver avuto luogo molti anni prima.

Tra gli edifici eretti da Ramses III, particolarmente ben conservato è un piccolo tempio a Karnak. L’enorme tomba di Biban el-Muluk differisce dalle altre dello stesso periodo per l’introduzione di scene della vita quotidiana, come quella della cucina reale; è particolarmente famosa l’immagine dipinta di due arpisti. L’ultimo dei grandi faraoni fu seguito da otto re che portavano tutti il nome illustre di Ramses, ormai cosi saldamente associato all’idea della grandezza faraonica che molti alti funzionari andavano ancora orgogliosi del titolo di “regale figlio di Ramses” quando i suoi discendenti avevano già da lungo tempo rinunciato a ogni pretesa al trono.

RAMSES IV

Nomi: Hekamara-setpenamun Ramesse-hekamara-meramun

Dinastia: XX (1184-1078 a.C.)

Anni di regno: [1151-1145 a.C.]

Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.

Da tutte le prove documentali giunte sino a noi risulta chiaramente che Ramses IV era figlio di Ramses III, ma l’insistenza con la quale egli introdusse nel prenome e nel nome quello della dea della verità, affermando nel contempo di aver posto al bando l’ingiustizia, fa nascere il sospetto che fosse per lui piuttosto difficile sostenere la fondatezza della propria asserzione. Dei successori pare che almeno due siano stati suoi fratelli. Il regno di Ramses IV non durò più di sei anni, e, malgrado la sua brevità, l’attività edilizia di questo periodo è tutt’altro che trascurabile; anche se il sovrano non eresse grandi monumenti, affidò però la sua memoria a epigrafi geroglifiche. Fu questo re, per dotarsi di mezzi sufficienti a soddisfare la sua politica edilizia, a portare il numero degli artigiani di Deir el-Medina a 120, praticamente raddoppiandone gli effettivi.

Due grandi stele, scoperte ad Abido da Mariette, esaltano la sua eccezionale pietà e devozione verso gli dei; le espressioni usate escono dal consueto e forse rispecchiano la personalità dell’autore che potrebbe essere lo stesso sovrano. Una lunga iscrizione dell’anno 3 nello Wadi Hammamat ricorda una spedizione per l’incetta dello splendido marmo di quella famosa cava, alla quale presero parte più di ottomila persone. Già nell’anno 1 il re aveva fatto visitare la località dal grande sacerdote di Mont, e nell’anno 2 aveva mandato altri competenti funzionari e scribi a indagare sulle possibilità della cava. L’iscrizione dell’anno 3 comunque c’informa di un’impresa di più grandioso respiro. I cavatori esperti e gli scultori costituivano solo una minoranza dei partecipanti. I cinquemila soldati inviati con loro non erano certo necessari per scopi militari, ma si pensò forse di adibirli al trasporto degli enormi monumenti lungo le difficili strade del deserto.

RAMSES V

Nomi: Usimara-sekheperenra Ramesse-Amenhikhopshef-meramun

Dinastia: XX (1184-1078 a.C.)

Anni di regno: [1145-1141 a.C.]

Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.

Sotto Ramses V il potere del faraone cominciò a indebolirsi a favore della casta sacerdotale. Comincia ad essere difficile capire a chi venivano pagate le tasse.

L’ordine amministrativo descritto nei papiri dell’epoca non si concilia con le difficoltà finanziarie del faraone, che lasciava spesso senza le razioni dovute gli operai impegnati nei lavori della tomba reale. Ci sono fondate ragioni per credere che il beneficiano maggiore delle tasse non fosse il faraone, ma il grande tempio di Karnak, e per primo il grande sacerdote di Amon-Ra. E’ per lo meno significativo che il capo esattore delle imposte, Usimaranakhte, fosse figlio del gran sacerdote allora in carica, Ramessenakhte. La mummia di Ramses V, scoperta nella tomba di Amenophis II , ne rivela la morte per vaiolo. Questo re rimase poco più di quattro anni sul trono: l’ultima data a noi nota risale infatti al quarto anno. Ramses VI si appropriò della sua tomba non finita a Biban El-Muluk e ne completò la decorazione.

RAMSES VI

Nomi: Nebmara-meramun Ramesse-Amenhikhopshef-nutehekaon

Dinastia: XX (1184-1078 a.C.)

Anni di regno: [1141-1134 a.C.]

Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.

Ramses VI era uno dei figli di Ramses III. Si appropriò della tomba non finita del suo predecessore a Biban el-Muluk e ne completò la decorazione. Del suo regno non restano che monumenti privi d’importanza; esistono comunque le prove che, sebbene la sua residenza abituale fosse nel delta, egli riuscì ancora a mantenere la sovranità sulla Nubia, il cui governatore continuava a portare il titolo di Figlio del re di Cush, e il reggente allora in carica, Siese, è nominato insieme al sovrano in una iscrizione ad Amara fra la seconda e la terza cateratta.

A scopo amministrativo la Nubia era stata da molto tempo divisa nelle due province di Wawae, o Bassa Nubia, e di Cush più a sud. Sotto Ramses VI il vice governatore di Wawae era Penné, che era anche sindaco dell’importante città di Aniba. Egli descrive nella propria tomba una statua del re da lui fatta erigere in questa città e dà un minuzioso elenco dei campi predisposti come patrimonio per la sua manutenzione; a motivo di questi servigi e per la cattura di certi ribelli nella regione di Akati fu ricompensato con due vasi d’argento per unguenti, e alla cerimonia della consegna assistettero il Figlio del re di Cush in persona e il sovrintendente al Tesoro venuti appositamente ad Aniba.

Nel frattempo la carica di gran sacerdote di Amon-Ra a Karnak era diventata ereditaria, e dopo esser stata ricoperta da Nesamùn, figlio di Ramessenakhte, era passata nelle potenti mani di un altro figlio, Amehotpe. La mummia di Ramses VI, purtroppo mutilata, è stata trovata all’interno della bara di un certo Ra, primo profeta di Amon nel tempio di Tuthmosi III.

RAMSES VII

Nomi: Usimara-meramun-setpenra Ramesse-itamun-nutehekaon

Dinastia: XX (1184-1078 a.C.)

Anni di regno: [1134-1128 a.C.]

Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.

Nessun documento tra quelli giunti sino a noi, fornisce notizie sulla vita di questo faraone. Figlio di Ramses VI, governò forse per 8 anni; eppure sono pochissimi i siti nei quali compare il suo nome sovrano. Ciò dipende dal fatto che il suo regno fu forse molto più corto, o forse dal fatto che egli non esercitava più un reale controllo su tutto il paese.

La sua tomba, a Biban el-Muluk è la numero 1, vale a dire la prima ad essere esplorata nel XIX secolo; purtroppo è piuttosto degradata e quasi sono si riescono più a distinguere le inscrizioni ed i disegni al suo interno.

RAMSES VIII

Nomi: Usimara-akhenamun Ramesse-Sethikhopshef-meramun

Dinastia: XX (1184-1078 a.C.)

Anni di regno: [1127 a.C.]

Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.

Non vi sono notizie certe sulla vita di questo effimero faraone. La durata del suo regno è stata inferiore a un anno, e neppure la sua tomba è stata identificata con certezza, né a Biban el-Muluk nè altrove.

RAMSES IX

Nomi: Neferkara-setpenra Ramesse-khaemwise-mereramun

Dinastia: XX (1184-1078 a.C.)

Anni di regno: [1126-1108 a.C.]

Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.

Questo faraone era forse l’indiscusso sovrano nel Nord, ma nel Sud il grande pontefice di Karnak dominava con un potere superiore al suo. Ci sono sinistre allusioni, per lo più risalenti agli ultimi anni del suo regno, alla presenza di stranieri a Tebe, Libi o Meshwesh.

Erano veri invasori o discendenti di prigionieri di guerra incorporati nell’esercito egizio e divenuti abbastanza forti da sollevarsi o almeno creare gravi tumulti? Non è possibile rispondere a questa domanda, ma sono per lo meno evidenti le disastrose conseguenze sulla popolazione indigena. Più di una volta le razioni furono distribuite ai lavoratori con due mesi di ritardo. Il bisogno unito all’avidità conduceva inevitabilmente al delitto.

I personaggi regali e i nobili dei tempi passati erano stati sepolti con i loro beni più preziosi, e irresistibile era per i vivi la tentazione di spogliare i morti. Le ruberie nelle tombe erano state una pratica comune fin dai tempi più lontani, ma adesso, a quanto pare, questo modo di combattere la miseria si era cosi diffuso da richiedere energiche misure per consegnare i colpevoli alla giustizia. Un’intera serie di papiri in ottimo stato è rimasta a far luce sugli arresti ed i processi iniziati nell’anno 16 di Ramses IX e continuati, forse con un breve intermezzo, per tutta la generazione successiva. Due dei più famosi di questi documenti affascinanti sono i papiri Abbott e Amherst. Entrambi presentano il racconto in una forma tipicamente drammatica, e si leggono piuttosto come capitoli di un romanzo che non come laconici estratti di documenti ufficiali della giustizia. Eccone un breve esempio:

Fu portato lo scriba dell’esercito Ankhefenamun, figlio di Ptahemhab. Fu esaminato con la bastonatura e gli furono posti i ceppi alle mani e ai piedi, gli fu fatto giurare di non dire il falso, pena la mutilazione. Gli fu chiesto: Dì in che modo andasti sul posto insieme a tuo fratello. Egli disse: Sia prodotto un testimone contro di me. Fu esaminato di nuovo e disse: Io non ho visto niente. Fu trattenuto in arresto per un ulteriore esame.

Anche i testimoni che in seguito risultavano innocenti ed erano rilasciati dovevano subite la bastonatura. Il faraone, sebbene assente da Tebe, non era indifferente ai reati commessi a danno dei tesori sepolti con i suoi predecessori; era lui che ordinava i processi e; in un caso almeno, i condannati furono tenuti in prigione in attesa che il re stabilisse quale punizione meritavano. In senso più ampiamente storico, l’importanza di questi avvenimenti tebani sta piuttosto negli accenni alle gravi circostanze politiche lasciati trapelare dai testimoni durante la deposizione o altrimenti rivelati dai papiri di quest’epoca. Dopo aver regnato diciassette o più anni Ramses IX fu seguito dal decimo re di questo nome. La sua tomba, a causa dell’incuria, si trova oggi in stato di degrado e l’esistenza stessa dei suoi rilievi è in forte pericolo.

RAMSES X

Nomi: Khepermara-setpenra Ramesse-Amenhikhopshef-meramun

Dinastia: XX (1184-1078 a.C.)

Anni di regno: [1108-1106 a.C.]

Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.

L’ultima data registrata del regno di Ramses X è dell’anno 3. Non si sa se fosse figlio di Ramses IX suo predecessore. La sua tomba, a Biban el-Muluk è la numero 18 e non è stata ancora riportata alla luce per intero.

RAMSES XI

Nomi: Menmara-setpenptah Ramesse-khaemwise-mereramun-nutehekaon

Dinastia: XX (1184-1078 a.C.)

Anni di regno: [1105-1078 a.C.]

Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.

La lunga stirpe dei re ramessidi si conclude con Ramses XI, il cui prenome, Menmara-Setpenptah, ricordava il grande monarca Sethi I di due secoli addietro. Dei primi undici anni di regno di Ramses XI non sono rimasti documenti datati, ma notizie ricavate da scritti posteriori di due lustri non lasciano dubbi sulla situazione confusa del paese in quegli anni. Probabilmente ai primordi del regno risale un grave avvenimento ricordato nella testimonianza di un facchino di nome Khowtenufe:

Vennero i barbari e presero Thy [il tempio di Medinet Habu], mentre io sorvegliavo alcuni asini appartenenti a mio padre. E Peheti, un barbaro, mi afferrò e mi portò a Ipip, quando già per sei mesi era stata fatta ingiuria ad Amenhotpe, che prima era gran sacerdote di Amon, E così accadde che io ritornai quando nove interi mesi d’ingiustizie erano stati fatti ad Amenhotpe, e quando questo scrigno portatile era già stato trafugato e dato alle fiamme.

Altrove si accenna a una guerra del gran sacerdote, che deve certo riferirsi al medesimo avvenimento; l’ambizioso sacerdote, cosi potente sotto Ramses IX, era stato raggiunto dalla nemesi. Considerazioni di natura cronologica rendono impossibile collegare il conflitto con una rivolta di cui fu protagonista un certo Pinhasi. In un papiro che risale agli ultimi anni di regno di Ramses XI si afferma che alcuni dei ladri “erano stati uccisi da Pinhasi”, mentre altri avevano perduto la vita nella “guerra del Distretto Settentrionale”; si legge inoltre che a un dato momento “Pinhasi distrusse Ilardai “, la città detta Cinopoli dai Greci, capitale del XVII nomo dell’Alto Egitto. Dal modo com’è scritto il nome di Pinhasi appare certo che egli era un avversario dei lealisti di Tebe, e l’assenza di qualsiasi titolo dimostra che era un personaggio notissimo, probabilmente il Figlio del re di Cush, amministratore delle imposte nelle città a sud di Tebe nell’anno 12.

Nell’anno 17 aveva ricevuto dal re l’ordine, in certo modo perentorio, di collaborare con il maggiordomo reale Yenes per la fabbricazione di un mobile occorrente al tempio di una dea e per la fornitura di varie pietre dure richieste dai laboratori della capitale; sembra perciò che la suddetta ribellione sia avvenuta dopo l’anno 17.

Si riferisce forse a lui un accenno trovato in una lettera di data notevolmente posteriore, dalla quale si dedurrebbe che egli si era ritirato nella Nubia per proseguire di là la sua resistenza. Ma, a parte questo cenno, non si sa altro di lui e nessuna congettura è possibile, tranne il fatto che presumibilmente era oriundo di Aniba nella Nubia dove è stata trovata una tomba costruita per lui. Fu solo dopo la sconfitta di Pinhasi che il titolo di Figlio del re di Cush, insieme alle altre cariche che comportava, venne attribuito a un personaggio di assai maggiore importanza. Ramses XI, da una stele scoperta ad Abido, si sa che visse fino all’anno 27.

DINASTIA XXI

SMENDES

Nomi: Hedjkheperra-setpenra Nesbanebded-meramun

Dinastia: XXI (1078-945 a.C.)

Anni di regno: 26 (Manetone) [1078-1043 a.C.]

Collocazione storica: Terzo Periodo Intermedio 1080-665 a.C.

Alla morte di Ramses XI seguì un periodo in cui il trono faraonico restò vacante, mentre al sud il Grand Sacerdote di Amon acquistava sempre più potere. L’assenza di un faraone non poteva però esser tollerata a lungo, e Nesbanebded non tardò a far valere i suoi diritti. Il suo nome significa «Colui che appartiene all’Ariete di Djedé» e Djedé è l’importante città al centro del delta chiamata Mendes dai Greci.

Manetone pone a capo della sua XXI dinastia dei sette sovrani di Tanis, Smendes, una pronuncia di Nesbanebded che coglie abbastanza nel segno. Smendes, come originario di Djedè, non può aver avuto alcun diritto personale al trono, e pare ovvio che egli dovesse il titolo regale non solo al suo forte carattere, ma anche alla moglie Tentaman; evidentemente fu questa donna l’anello di congiunzione fra Tebe e Tanis. E’ comunque strano che Tebe abbia accettato così docilmente la supremazia di Tanis.

Il solo documento rimasto del regno di Smendes è un’iscrizione assai guasta sopra un pilastro nella cava di Gebelen, che narra come questo faraone, mentre si trovava nel suo palazzo di Menfi, decidesse di farsi onore con qualche atto di pietà. Essendogli stato riferito che un porticato costruito da Tuthmosi III a Luxor andava soggetto a pericolose inondazioni che salivano fino al tetto, il sovrano mandò tremila operai a tagliare le pietre necessarie ai restauri. Da questo fatto appare evidente che Smendes non solo aveva trasferito la propria

PSUSENNES I

Dinastia 21

Nomi: Akheperra-setpenamun Psibkhaemne-meramun

Dinastia: XXI (1078-945 a.C.)

Anni di regno: 46 (Manetone) [1043-997 a.C.]

Collocazione storica: Terzo Periodo Intermedio 1080-665 a.C.

Psusennes fu il secondo re dalla XXI dinastia. Il suo nome significa «La Stella che sorse a Tebe», piuttosto insolito per un faraone che regnò solo nel nord dell’Egitto. Come curioso è pure il fatto che a Tanis Psusennes I si fregi spesso dell’epiteto di «Gran Sacerdote di Amon-Ra», e che fra tutti i suoi titoli compaia una volta anche l’espressione «grande di monumenti a Ipet-eswe» (cioè a Karnak).

Secondo Manetone, Psusennes regnò 26 anni, ma è probabile che il suo regno fu più lungo. Come tutti i sovrani della XXI dinastia, non fu sepolto a Biban el-Muluk; la sua tomba fu riportata alla luce a Tanis. Questo sepolcro è una costruzione misera e modesta se paragonata alle grandi tombe sotterranee a occidente di Tebe, per non citare le imponenti piramidi dei tempi più antichi.

AMENEMOPE

Nomi: Usimara-setpenamun Amenemope-meramun, Amenophthis

Dinastia: XXI (1078-945 a.C.)

Anni di regno: 9 ( Manetone) [993-984 a.C.]

Collocazione storica: Terzo Periodo Intermedio 1080-665 a.C.

Non si conosce il grado di parentela che lo lega ai sui predecessori. Un pezzo di lino ora smarrito recava la data dell’anno 49 di Amenemope, cosa estremamente improbabile, poiché la tomba, riportata alla luce a Tanis, in cui la mummia di questo sovrano era stata deposta in origine, è descritta come una delle più modeste, per nulla paragonabile a quella vicina appartenuta a Psusennes I. E’ più probabile che il suo regno non sia durato più di dieci anni.

OSORKON I

Nomi: Osorkon, Osochor

Dinastia: XXI (1078-945 a.C.)

Anni di regno: 6 ( Manetone) [984-978 a.C.]

Collocazione storica: Terzo Periodo Intermedio 1080-665 a.C.

L’appartenenza di questo re alla XXI dinastia è dovuta esclusivamente a Manetone, che lo pone immediatamente dopo Amenemope. Può darsi però che in realtà egli appartenga alla dinastia successiva, nella quale si trova un re con il suo stesso nome. Nulla si sa, comunque, del suo regno, che fu probabilmente piuttosto breve.

PSUSENNES II

Nomi: Titkheprura-setpenra Psibkhaemne-meramun

Dinastia: XXI (1078-945 a.C.)

Anni di regno: 14 (Manetone) [959-945 a.C.]

Collocazione storica: Terzo Periodo Intermedio 1080-665 a.C.

Come per tutti i suoi predecessori, non è possibile stabilire con certezza la parentela che lega Psusennes II ai suoi predecessori. Manetone lo nomina alla fine della sua XXI dinastia, e questo è confermato dai monumenti. Si è, però, talvolta supposta l’esistenza di un terzo Psusennes, da non confondersi col secondo. A questo re Manetone assegna 14 anni di regno.

DINASTIA XXII

Nomi: Sheshonq, Hedjkheperra-setpenra Shoshenk-meramun

Dinastia: XXII (945-730 a.C.)

Anni di regno: [945-924 a.C.]

Collocazione storica: Terzo Periodo Intermedio 1080-665 a.C.

Le prime notizie su questo sovrano sono fornite da una lunga iscrizione scoperta ad Abido e composta quando egli non era ancora che “gran capo dei Meshwesh, principe dei principi”. Era morto suo padre Nemrat, figlio di una dama di nome Mehetemwaskhe, e Sheshonq si era rivolto al sovrano allora regnante per avere il permesso di istituire ad Abido un grande culto funerario in suo onore.

Sia il re che il “grande dio” (senza dubbio Amon) avevano dato risposta favorevole. E quasi certo che il faraone in questione fosse l’ultimo degli Psusennes , essendo noto che Osorkon II , figlio e successore di Sheshonq, ne sposò la figlia, Makara. A quanto si sa, il nuovo sovrano ebbe numerosi figli, a ciascuno dei quali affidò gli incarichi più atti ad assicurare la continuità del suo regime. Secondo la stele di Harpson, moglie di Sheshonq e madre di Osorkon II fu Karoma, ma altrove essa è definita “Adoratrice del Dio”, titolo che si credeva escludesse qualsiasi rapporto coniugale. Un altro figlio di Sheshonq era Iuput, che suo padre nominò gran sacerdote di Amon-Ra a Karnak, rompendo la tradizione ereditaria fino allora osservata. Fu questa una mossa particolarmente abile, perché metteva sotto il controllo diretto del sovrano quell’importantissimo ufficio, e pare che lo stesso sistema sia stato seguito per parecchie generazioni successive.

L’impresa maggiore di Iuput, o meglio di suo padre, fu l’erezione di un vestibolo che conduceva entro il recinto del tempio principale di Karnak, continuando verso occidente il muro meridionale della grande Sala Ipostila. Il Vestibolo di Bubastis, come viene generalmente denominato, era inserito fra il Secondo Pilone e un piccolo tempio di Ramses III in mezzo a un grande cortile anteriore che Sheshonq aveva senza dubbio progettato all’inizio, ma che la morte gli impedì di portare a termine.

A Silsila sulla sponda occidentale un’iscrizione rupestre ricorda l’apertura di una nuova cava di arenaria destinata a fornire la pietra per il cortile progettato e per il Pilone. L’iscrizione porta la data del ventunesimo anno di regno di Sheshonq, l’ultimo secondo Manetone, ma è probabile che i primi lavori, cioè quelli del vestibolo, fossero già stati intrapresi da lungo tempo. Statue di Sheshonq e del suo successore, Osorkon II, sono state trovate a Biblo, probabilmente inviate in dono dai faraoni stessi, e confermano la rinnovata secolare amicizia dell’Egitto con i principi di quella città.

OSORKON II

Nomi: Osorkon, Sekhemkheperra-setpenra Osorkon-meramun

Dinastia: XXII (945-730 a.C.)

Anni di regno: [924-889 a.C.]

Collocazione storica: Terzo Periodo Intermedio 1080-665 a.C.

Secondo la stele di Harpson, Osorkon II era figlio di Sheshonq e di Karoma. Statue di Osorkon II e di suo padre Sheshonq, sono state trovate a Biblo, probabilmente inviate in dono dai faraoni stessi, e confermano la rinnovata secolare amicizia dell’Egitto con i principi di quella città. Poco si sa di Osorkon II, tranne che regnò trentasei anni almeno.A questo punto la storia egizia si fa talmente oscura che ben di rado si può discernere un barlume nel succedersi degli avvenimenti. Sta di fatto che il centro d’azione si era spostato nel delta dove il terreno paludoso ha permesso di ricuperare ben pochi monumenti.

Tebe, pur essendo sempre orgogliosa della sua importanza, attraversava un periodo di ristagno politico. A parte autoincensamenti e aridi elenchi genealogici, assai poco si può ricavare dalle verbose epigrafi sulle statue dei dignitari tebani. Preziosi per stabilire gli anni di regno della XXII e della XXIII dinastia sono i livelli del Niloregistrati sul molo di fronte al tempio. Nel Medio Egitto, poco più a nord di Ossirinco, una fortezza con un tempio, dove misero mano Sheshonq I e Osorkon II, pare servisse come una specie di confine o barriera fra il Nord e il Sud del paese.

TAKELOT I

Nomi: Usimara Takelot

Dinastia: XXII (945-730 a.C.)

Anni di regno: [889-874 a.C.]

Collocazione storica: Terzo Periodo Intermedio 1080-665 a.C.

Poco si sa di Takelot I, successore di Osorkon II , tranne che regnò forse una quindicina di anni. A questo punto la storia egizia si fa talmente oscura che ben di rado si può discernere un barlume nel succedersi degli avvenimenti. Sta di fatto che il centro d’azione si era spostato nel delta dove il terreno paludoso ha permesso di ricuperare ben pochi monumenti. Tebe, pur essendo sempre orgogliosa della sua importanza, attraversava un periodo di ristagno politico.

OSORKON III

Nomi: Osorkon, Usimara-setpenamun Osorkon-meramun

Dinastia: XXII (945-730 a.C.)

Anni di regno: [874-850 a.C.]

Collocazione storica: Terzo Periodo Intermedio 1080-665 a.C.

Bisogna giungere al regno di Osorkon III perché un tenue bagliore di luce incominci a farsi strada fra le tenebre. La tomba di questo faraone fu scoperta a Tanis, spogliata dei suoi tesori dai ladri, accanto al sarcofago di un gran sacerdote di Amon-Ra, Harnakhti, che sembra fosse suo figlio. Cinquant’anni prima, a Bubastis, era stato riportato alla luce un grande portale di granito decorato di rilievi preziosissimi che illustrano episodi dell’importante festa Sed; questa era stata celebrata nel ventiduesimo anno del regno di Osorkon III, che aveva approfittato dell’occasione per decretare l’esenzione da tutti gli altri servizi delle donne dell’harem del tempio di Amon-Ra e di altri templi delle sue due città. La breve, ma importante iscrizione così si conclude:

Ecco, Sua Maestà cercava un grande atto di devozione da compiere in onore di suo padre Amon-Ra, quando questi proclamò la prima festa Sed per suo figlio che siede sul trono affinché egli potesse far suoi molti grandi di Tebe, la signora dei Nove Archi. Disse il re davanti a suo padre Amon: “Ho esentato Tebe in tutta la sua altezza e in tutta la sua larghezza, perché sia pura e adorna per il suo signore, e non ci siano interferenze da parte degli ispettori della casa reale, e i suoi abitanti siano per sempre esentati nel grande nome del magnifico dio.

Questo passo non si può interpretare altrimenti che come un’ammissione dell’indipendenza di Tebe, fosse questa il riconoscimento di un fatto compiuto o una diplomatica concessione di Osorkon.

TAKELOT II

Nomi: Hedjkheperra-setpenra Takelot-siese-meramun

Dinastia: XXII (945-730 a.C.)

Anni di regno: [850-825 a.C.]

Collocazione storica: Terzo Periodo Intermedio 1080-665 a.C.

Sotto questo faraone riprese, seppure in parte, l’attività edilizia ed artistica nei grandi templi egizi. Quel poco che si conosce di Takelot II lo si sa grazie alla storia di suo figlio.

I quattro re succeduti a Sheshonq I non avevano contribuito se non in minima parte alle decorazioni del Vestibolo Bubastide a Karnak, e le pareti vuote erano troppo invitanti perché il gran sacerdote Osorkon figlio di Takelot II non ne approfittasse. I suoi atti pubblici e privati sono ricordati in ben settantasette altissime colonne di geroglifici che costituiscono due distinte iscrizioni. La cronistoria di Osorkon ha inizio nell’undicesimo anno del regno di suo padre. Egli viveva allora a EI-Hiba, privo, secondo il suo racconto, di qualsiasi ambizione. Tuttavia, come governatore dell’Alto Egitto, egli fu presto chiamato a soffocare una rivoltascoppiata a Tebe.

In cammino verso questa città, fece tappa a Khmun (Ermopoli) per rendere omaggio al dio Toth, e ordinò restauri ad alcuni templi in rovina. Il suo arrivo nella capitale meridionale fu salutato con gioia da tutta la popolazione e particolarmente dal clero. Egli non tardò a ristabilire l’ordine, condannando al rogo i colpevoli portati alla sua presenza. Fece reintegrare nelle cariche già ricoperte dai padri i figli degli antichi magnati della città e furono emanati cinque decreti che concedevano benefici di varia natura ai templi di Karnak. Tutto questo fu fatto “per impetrare vita, prosperità e salute” per suo padre Takelot.

Forse si ebbe qui una momentanea sosta nell’antagonismo fra il Nord e il Sud perché l’iscrizione dice che Osorkon visitava Tebe tre volte all’anno, recando con sè navi cariche di offerte votive. Ma nell’anno 15 scoppiarono nuovi disordini, ed egli “si gettò indefessamente nella mischia, come Horo che segue suo padre; passarono anni in cui tutti si derubavano a vicenda, senza che nessuno lo impedisse”. Comunque fu alla fine costretto ad ammettere che il solo mezzo per sanare la triste condizione del paese era un atto di conciliazione.

I suoi seguaci approvarono di cuore questa decisione e fu approntata una grande spedizione a Tebe con un numero sterminato di navi recanti offerte di ogni genere per Amon-Ra. Sul muro del Vestibolo Bubastide che reca inciso questo racconto non c’era più posto per narrare il resto della carriera di Osorkon, avendo egli preferito dedicare uno spazio notevole a un lungo elenco delle donazioni da lui fatte fino all’anno 29 del regno di Sheshonq III . Ma questo non segna la sua fine, perché un’altra iscrizione lo descrive come gran sacerdote in un ennesima visita a Tebe insieme al fratello Bekenptah, dopo la sconfitta dei loro nemici. Allora egli doveva aver già passato i settant’anni. I resti di Takelot II furono ritrovati a Tanis in un sarcofago usurpato al Medio Regno insieme ai suoi canopi e a statuine di ushabti.

SHESHONQ III

Nomi: Sheshonq, Usimara-setpenamun Shoshenk-sibast-meramun

Dinastia: XXII (945-730 a.C.)

Anni di regno: [825-773 a.C.]

Collocazione storica: Terzo Periodo Intermedio 1080-665 a.C.

Non si conosce l’esatto legame di parentela fra Sheshonq III ed il suo predecessore Takelot II. Si sa solo che il figlio di quest’ultimo, Osorkon, gran sacerdote a Tebe restò in carica almeno sino al ventinovesimo anno di regno di Sheshonq III, il che fa presupporre che non vi furono problemi per la successione.

Verso la fine della dinastia incomincia a essere di vero aiuto il materiale trovato nel Serapeum a Menfi: le iscrizioni che citano la data di nascita e di morte di numerosi tori Api, nonché il numero di anni da essi vissuto. Da queste, per esempio, è stato calcolato che Sheshonq III regnò non meno di cinquantadue anni e fu seguito da un re di nome Pamy (“Il Gatto”).

DINASTIA XXIII

Petubastis

Nomi: Petubastis, Petubates, Usimara-setpenamun Pedubast-meramun

Dinastia: XXIII (818-730 a.C.)

Anni di regno: [818-793 a.C.]

Collocazione storica: Terzo Periodo Intermedio 1080-665 a.C.

É considerato il fondatore della XXIII dinastia. Regnò quarant’anni secondo Sesto Africano, o solo venticinque secondo Eusebio; egli è nominato in varie iscrizioni sul molo di Karnak, una delle quali datata nell’anno 23.

DINASTIA XXIV

TEFNAKHT

Nomi: Tefnakht, Shepsesra Tefnakhte

Dinastia: XXIV (730-715 a.C.)

Anni di regno: [730-720 a.C.]

Collocazione storica: Terzo Periodo Intermedio 1080-665 a.C.

A Sais, nel delta, attorno al 730 a.C., il re locale, Tefnakht, cominciò a ricostruire intorno a sé l’unità del paese. Sembra che abbia proceduto con la persuasione, più che con la conquista armata: fece riconoscere la sua autorità ai governanti locali e li confermò nei propri poteri come vassalli.

Una volta unificato il nord, Tefnakht penetrò in Medio Egitto, dove si scontrò con Piankhy che era partito dal sud. Di questo scontro esiste una documentazione scritta fatta redarre da Piankhy, che ne risultò il vincitore. Il racconto di Piankhy, datato nel suo ventunesimo anno di regno, inizia narrando come un audace principe del delta, di nome Tefnakht, si fosse impadronito di tutta la regione occidentale fino a Lisht, risalendo il fiume con un forte esercito; al suo avvicinarsi i capi delle città e dei villaggi avevano spalancato le porte ed erano andati a mettersi alle sue calcagna come cani. Egli poi si era diretto verso est, e dopo aver catturato le principali città sulla sponda destra del Nilo aveva posto l’assedio a Eracleopoli, circondandola da ogni lato per impedirne a chiunque l’accesso o l’uscita.

A Hwer, presso Ermopoli, Nemrat, il governatore locale, aveva raso al suolo le mura della vicina Nefrusy, aveva infranto i vincoli di fedeltà verso il suo sovrano, ed era stato ricompensato da Tefnakht con il permesso di prendersi tutto ciò che trovava. Questo era troppo per Piankhy, che a questo punto ordinò ai suoi comandanti di partire alla riconquista dell’Egitto. Una dopo l’altra Piankhy riprese tutte le città in precedenza conquistate da Tefnakht, fino all presa di Eliopoli, la più santa di tutte le città egizie, che sancì la fine delle ostilità. Tefnakht si arrese e fece un completo atto di sottomissione, giurando:

Io non disobbedirò al comando del re, non rifiuterò ciò che ordina Sua Maestà, non farò del male a nessun principe senza che tu lo sappia, e farò ciò che dice il re.

Pare che Tefnakht sia stato lasciato libero di agire a suo piacimento, e una singolare stele nel museo di Atene lo rappresenta come sovrano nel suo ottavo anno di regno, in atto di far donazioni di terre alla dea Neith di Sais. Manetone non ne parla, ma Diodoro e Plutarco lo citano sotto il nome di Tnephachthos come padre di Boccoris e come fautore della vita semplice.

BOCCORIS

Nomi: Boccoris, Wahkara Bekenrinef

Dinastia: XXIV (730-715 a.C.)

Anni di regno: [720-715 a.C.]

Collocazione storica: Terzo Periodo Intermedio 1080-665 a.C.

Boccoris succedette a suo padre Tefnakht. Egli passò per essere stato giudice e legislatore, ma si sa ben poco su di lui, se non che sollevò una rivolta in Palestina contro gli assiri, che l’appoggiò con un distaccamento egiziano, e che fu sconfitto.

Con il nome di Bekenrinef compare sopra una stele del Serapeum che ricorda la sepoltura di un toro Api nel suo sesto anno di regno, probabilmente l’ultimo, stando a Manetone. Non si ha modo di sapere se sia vero, come sostiene Manetone, che Boccoris fu fatto prigioniero da Sabacon (Shabaka, XXV dinastia), durante la sua conquista del Delta, e da questi bruciato vivo.

DINASTIA XXV

PIANKHY

Dinastia 25

Nomi: Piankhy, Piye, Usimara Sneferra

Dinastia: XXV (760-656 a.C.)

Anni di regno: [747-716 a.C.]

Collocazione storica: Terzo Periodo Intermedio 1080-665 a.C.

Manetone, stranamente, non parla di questo grande guerriero sudanese o cushita che verso il 730 a. C. cambiò all’improvviso l’intero corso delle vicende egizie. Piankhy era figlio di un capotribù o re chiamato Kashta, e fratello, pare, di Shabaka, chiamato da Manetone Sabacon.Partito da Napata, Piankhy scese il corso del Nilo e, nel corso di una lunga campagna militare, sconfisse il rivale di origine siriana Tefnakht (XXIV Dinastia) e diede all’Egitto, dopo diversi decenni, una parvenza di unità. La stele di Gebel Barkal cui il faraone Piankhy affidò il resoconto della sua difficile lotta contro Tefnakht riporta nel dettaglio le fasi dello scontro presentandolo come una battaglia della fede oltre che delle armi.

Gli antecedenti razziali di Piankhy sono oscuri e l’ipotesi che fosse di stirpe libica si basa su indizi assai tenui. Tuttavia la sua energica personalità, condivisa dai successori, rende altrettanto improbabile la congettura che fossero semplici discendenti di sacerdoti tebani emigrati prospettata da qualche studioso; i nomi non sono egizi, ma di origine straniera, e certo un sangue nuovo doveva avere immesso nella loro famiglia tanto vigore. E’ strano che dopo la disfatta di Tefnakht, Piankhy, a quanto pare, si sia ritirato nella sua città natale di Napata non lasciando quasi traccia di sé nell’Egitto. Fu sepolto a Kuru nella prima piramide degna di questo nome fra una serie di tombe che risalgono a sei generazioni addietro.

SHABAKA

Nomi: Shabaka, Sabacon, Neferkara Wahibra Shabako

Dinastia: XXV (760-656 a.C.)

Anni di regno: [716-695 a.C.]

Collocazione storica: Terzo Periodo Intermedio 1080-665 a.C.

Non si ha modo di sapere se sia vero, come sostiene Manetone, che Boccoris (XXIV Dinastia) fu fatto prigioniero da Sabacon (Shabaka) e bruciato vivo, ma è indubbio che quest’ultimo, fratello minore di Piankhy , conquistò l’intero Egitto e vi si stabilì come faraone legittimo. Egli abbandonò Napata per stabilirsi a Menfi, dove la sacerdotessa divina adoratricedi Amon era ormai di discendenza sudanese, e successivamente si spostò a Tebe.

Shabaka regnò non meno di quattordici anni, e fu seguito da Shebitku (Sebichos, negli elenchi di Manetone) che si suppone sia rimasto sul trono fino all’ascesa di Taharqa (Tarcos) nel 689 a. C., data accertata attraverso alcune stele di Api. Considerando la durata complessiva di questi due regni, appare strano che s’incontrino così raramente i nomi di Shabaka e Shebitku.

A parte le piramidi di Kuru dove furono sepolti e un cimitero di cavalli nella stessa località, ben poche tracce di questi re serba la loro patria nubiana. Da certi indizi pare che Shabaka ponesse la sua capitale a Menfi, ma anche Tebe reca testimonianze della sua attività edilizia; a Karnak e Medinet Habu si trovano alcune cappelle da lui erette.

SHEBITKU

Nomi: Shebitku, Sebichos, Djedkaura Menkheperra Shebitku

Dinastia: XXV (760-656 a.C.)

Anni di regno: [795-690 a.C.]

Collocazione storica: Terzo Periodo Intermedio 1080-665 a.C.

Shabaka regnò non meno di quattordici anni, e fu seguito da Shebitku (Sebichos, negli elenchi di Manetone) che si suppone sia rimasto sul trono fino all’ascesa di Taharqa (Tarcos) nel 689 a. C.. In politica estera, Shebitku, dovette sostenere il difficile confronto con la potenza assira che si era estesa ai danni degli Ebrei alla cui richiesta di aiuto il faraonenero non poté sottrarsi. La vicenda della difesa di Gerusalemme è avvolta dall’alone della leggenda: sembra infatti che Shebitku non si sia mai congiunto con le truppe nubiane del fratello Taharqa richiamate per l’occasione.

Che cosa allora avrebbe convinto gli Assiri a desistere dall’assedio? Secondo la Bibbia fu l’intervento di un angelo sterminatore; secondo Erodoto fu l’arrivo di un esercito di topi roditori, che in una notte privò gli Asiatici dell’occorrente per la battaglia; altri propendono per i danni prodotti da un’improvvisa epidemia di peste. Certo è che Gerusalemme si salvò, ma non grazie a Shebitku che, scomparso nel nulla, fu sul trono sostituito dal fratello.

TAHARQA

Nomi: Taharqa, Tarcos, Khunefertemra Taharka

Dinastia: XXV (760-656 a.C.)

Anni di regno: [698-664 a.C.]

Collocazione storica: Terzo Periodo Intermedio 1080-665 a.C.

Con l’ascesa al trono di Taharqa, fratello e successore di Shebitku , la documentazione si fa abbondante. Alcuni scavi a Kawa fra la terza e la quarta cateratta hanno riesumato ben cinque grandi stele per la maggior parte in ottimo stato di conservazione che riferiscono gli avvenirnenti dei suoi primi anni di regno e le donazioni da lui fatte ai templi in cui vennero ritrovate. Duplicati frammentari delle più importanti di queste stele sono stati scoperti a Mataana, Copto e Tanis, segno evidente che Taharqa non era restio a dar pubblicità alle sue fortunate imprese. Si sa che all’età di vent’anni egli e altri fratelli del re erano stati mandati dalla natia Nubia a raggiungere Shebitku a Tebe, dove Taharqa non tardò a conquistarsi il particolare affetto del sovrano. Alla morte di questi fu incoronato re a Menfi e il suo primo atto fu di ricordare il deplorevole stato in cui aveva visto i templi di Kawa durante il suo viaggio in Egitto; i restauri e le numerose donazioni al dio del luogo, Amon-Ra, attestano la devozione che continuò a nutrire per il paese d’origine.

Il sesto anno di regno fu il suo annus mirabilis: il livello particolarmente alto del Nilo in Egitto e le abbondanti piogge nella Nubia avevano infatti favorito i raccolti in modo eccezionale e recato grande prosperità nei due paesi; e in quello stesso anno egli aveva ricevuto a Menfi la visita della madre, Abar, che non rivedeva da quando aveva lasciato la Nubia. É caratteristico di tutti questi documenti geroglifici il modo del tutto ottimistico di rappresentare la situazione, senza neppure un accenno ai disastri che Taharqa fu costretto in realtà ad affrontare. Del resto, le costruzioni da lui iniziate a Karnak e a Medinet Habu dimostrano che nella lunga valle del Nilo le opere di pace erano ancora possibili anche in un periodo in cui un pericolo mortale minacciava l’Egitto da nord-est.

A minare la tranquillità di Taharqa era tuttavia la minaccia assira, sempre più presente in Asia nonostante lo scacco subito dal re Sennacherib a Gerusalemme. Il faraone si mosse in due direzioni, trasferì la capitale del Paese a Tanis, nella zona del Delta, da sempre la più esposta agli attacchi esterni, per organizzare meglio la difesa; quindi cercò di fomentare ovunque fosse possibile rivolte contro gli Assiri. La strategia funzionò per breve tempo, perché a un certo punto Esarhaddon, nuovo re assiro, mosse direttamente contro l’Egitto.

I documenti egizi tacciono, ma stele e tavolette in caratteri cuneiformi danno particolareggiati resoconti della campagna in cui, dopo aver soggiogato la Siria, egli costrinse Taharqa a ripiegare a sud e conquistò Menfi. Il faraone nero riuscì a sfuggire alla cattura e da Napata riprese a tramare contro il nemico, che commise l’errore di lasciare l’Egitto in tutta fretta credendolo ormai battuto e sottomesso. Invece, di lì a poco, i principi del Delta si ribellarono all’obbligo di pagare tributi agli Assiri e fu nuovamente guerra. Poco dopo esser partito per questa nuova campagna, però, Esarhaddon cadde ammalato ad Harran e morì, dando modo a Taharqa di riconquistare Menfi e occuparla, finché non ne fu di nuovo cacciato da Ashurbanipal durante la sua prima campagna (667 a. C.). Tebe (Nè) fu occupata per la prima volta, ma solo per essere temporaneamente abbandonata; fu Tanuatamun, figlio di Shabako, a riconquistarla. Sopra un edificio di Tebe, Taharqa e Tanuatamun sono nominati insieme, ma non c’è motivo di supporre una coreggenza. Sulla fine di Taharqa non sappiamo altro se non che ritornò a Napata e fu sepolto a Nuri, poco più a sud.

Taharqa, che Manetone descrive come un uomo assetato di potere al punto i arrivare a sbarazzarsi del fratello, è ricordato dalle fonti come un sovrano saggio, oltre che come un temibile guerriero. Sotto il suo regno imponenti costruzioni fecero di Napata, la capitale della Nubia, una nuova Karnak, mentre grazie a una piena del Nilo particolarmente favorevole l’Egitto poteva tornare a contare su raccolti consistenti. Per la prima volta gli antichi tentavano di dare una spiegazione scientifica al fenomeno ciclico e misterioso dello straripamento delle acque del fiume, attribuendolo alle abbondanti precipitazioni nella parte meridionale del suo corso.

TANUATAMUN

Nomi: Tanuatamun, Bakara Tanuatamun

Dinastia: XXV (760-656 a.C.)

Anni di regno: [664-656 a.C.]

Collocazione storica: Terzo Periodo Intermedio 1080-665 a.C.

Tanuatamun era figlio di Shabaka e , quindi, nipote di Piankhy. Ebbe il merito di riconquistare Tebe e Menfi, sottratte dal suo predecessore ad opera degli Assiri. Il resoconto della suo campagna militare è stato scoperto a Gebel Barkal, su di una stele, nota come Stele del Sogno. I fatti descritti sono i medesimi del cilindro cuneiforme redatto dagli Assiri secondo il loro punto di vista, ma sarebbe difficile immaginare un contrasto maggiore di quello offerto dalle due versioni: entrambe narrano una storia di trionfi, ma nel primo caso il vincitore è Ashurbanipal, nel secondo Tanuatamun. L’etiope narra che nel suo primo anno di regno vide in sogno due serpenti, uno a destra e l’altro a sinistra, e il sogno gli fu interpretato con queste parole:

L’Alto Egitto ti appartiene, prendi ora possesso del Basso Egitto. Le dee dell’Avvoltoio e dell’Ureo sono apparse sul tuo capo, e il paese ti è dato per quanto è largo e lungo, e nessuno lo dividerà con te.

In quello stesso anno Tanuatamun «salì sul trono di Horo e avanzò dal luogo dove si trovava, come Horo aveva avanzato da Chemmi» e, senza trovare ostacoli, giunse a Napata, dove indisse una gran festa in onore di Amon-Ra. Discendendo il fiume, si recò a rendere il medesimo omaggio al dio Khnum a Elefantina e ad Amon-Ra a Tebe. Sulla via di Menfi fu accolto ovunque con grande giubilo e, al suo arrivo nella capitale settentrionale Tanuatamun prese Menfi e fece offerte a Ptah e alle altre divinità del luogo, dopo di che inviò a Napata l’ordine di costruirvi un grande portale come segno della sua gratitudine.

Dopo di che Sua Maestà discese il fiume per combattere contro i principi del Basso Egitto. Allora essi si ritirarono fra le loro mura, come topi che si rifugiano nelle loro tane. E Sua Maestà passò molti giorni accanto alle mura, senza che nessuno di essi uscisse fuori a combattere con lui.

Perciò Tanuatamun se ne tornò a Menfi a studiare la mossa successiva. Giunse frattanto un messaggero a dire che i principi erano pronti a servirlo. Alla sua domanda se volevano combattere o diventare suoi vassalli, tutti accondiscesero a quest ultima proposta. Furono allora ammessi nel palazzo dove il re li informò che la vittoria gli era stata promessa dal suo dio, l’Amon di Napata. In risposta il principe di Pi-Sopd, parlando per tutti, assicurò che l’avrebbero servito lealmente. Dopo un banchetto i principi chiesero licenza di tornare alle loro città per attendere ai lavori agricoli. Quindi, tutti si dispersero, e l’iscrizione termina qui bruscamente.

L’occupazione di Menfi da parte di Tanuatamun e la sua riconciliazione coi principi del delta precedette l’attacco di Ashurbanipal verso sud e il suo ingresso a Tebe, ma questi fatti non segnarono la fine del monarca etiope che abbandonò prima Menfi e poi Tebe, e «fuggì a Kipkipi». Questa è l’ultima notizia sul suo conto fornita dai testi cuneiformi Assiri. Ashurbanipal afferma di aver completamente soggiogato Tebe e aver portato a Ninive un grosso bottino, ma pare che questa sia stata l’ultima sua comparsa in Egitto (663 a. C.).

Tanuatamun continuò a considerarsi il faraone legittimo ancora per molti anni dopo la frettolosa incursione di Ashurbanipal a Tebe, dove sono state trovate alcune iscrizioni del sovrano etiope, una delle quali registra la vendita di un terreno nel suo ottavo anno di regno. Ma già da tempo egli doveva essersi ritirato a Napata dove morì, e fu sepolto a Kuru.

DINASTIA XXVI

NEKO I

Nomi: Neko, Nechao

Dinastia: XXVI (672-525 a.C.)

Anni di regno: [672-664 a.C.]

Collocazione storica: Terzo Periodo Intermedio 1080-665 a.C.

In seguito alla loro conquista, i Babilonesi, posero alla guida delle città egizie governatori di loro fiducia. Il sistema di sostituire i governatori malfidi con altri di propria scelta era stato inaugurato da Esarhaddon. Tra i prescelti era un certo Neko, principe di Sais, forse un discendente dell’avversario di Piankhy, Tefnakht. Neko, però, non aveva tardato a ribellarsi ed era stato deportato a Ninive con altri prigionieri. Comunque, Ashurbanipal aveva evidentemente riconosciuto in lui un uomo abile e intraprendente, tanto che lo perdonò, lo caricò di doni, vesti, gioielli e altri tesori, e

gli restituii come residenza Sais dove mio padre lo aveva nominato re. Ad Atribi nominai suo figlio Nabushezibanni, trattandolo con maggiore amicizia e favore di quanto non avesse fatto mio padre.

Manetone fa di questo Neko I il terzo re della sua XXVI dinastia saitica facendolo precedere da un non meglio identificato Stephinates e un ugualmente misterioso Nechepsos. Si ignora quando e dove Neko morì.

PSAMMETICO I

Nomi: Psammetico, Wahibra Psamtek

Dinastia: XXVI (672-525 a.C.)

Anni di regno: [664-610 a.C.]

Collocazione storica: Terzo Periodo Intermedio 1080-665 a.C.

Nonostante Manetone lo collochi solamente come quarto re, buoni motivi storici lo indicano come il vero fondatore della dinastia. Il nome, straniero all’apparenza, è invece egizio, e significa il «venditore di bevande», espressione che ha evidentemente qualche rapporto con il racconto di Erodoto secondo il quale egli aveva improvvisato una coppa da libagioni con il proprio elmo.

In una stele di Api, Psammetico I viene subito dopo Taharka, mentre non si fa cenno a Tanuatamun. Ormai la maggior parte dell ‘Egitto era governata da principi indipendenti che avevano tutto l’interesse ad allearsi contro lo straniero, anziché abbandonarsi a lotte fratricide. Si formò così, sotto la guida di Psammetico, la Dodecarchia. I primi anni del suo regno furono probabilmente impegnati in questa lotta per la supremazia; nessun monumento da lui lasciato reca una data anteriore all’anno 9, quando egli riuscì ad estendere il proprio potere sulla Tebaide adottando lo stesso metodo impiegato da altri faraoni suoi predecessori. Una grande stele scoperta a Karnak riferisce che egli aveva mandato la figlia maggiore, Nitocris, a prendere la successione di Shepenwepe II, sorella di Taharqa, come «Sposa del Dio» Amon.

Nella instabile situazione dell’epoca, Psammetico, nell’intento di assicurarsi preziosi alleati, favorì una notevole immigrazione di popolazione di origine greca, sia mercenari che commercianti. Nella scia delle truppe erano infatti giunti in Egitto commercianti della Ionia, ben lieti di ottenere uno stabile punto d’appoggio in un paese tanto fertile e ricco. Psammetico, da parte sua, si era rallegrato di acquistare nuovi soldati di provato valore per controbilanciare i machimoi, sempre più o meno agli ordini dei principi locali dei loro distretti. Una stele di Api prova che Psammetico morì dopo aver regnato cinquantaquattro anni e fu seguito dal figlio Neko II nel 610 a.C..

NEKO II

Nomi: Neko, Nechao, Wehemibra Neko

Dinastia: XXVI (672-525 a.C.)

Anni di regno: [610-595 a.C.]

Collocazione storica: Terzo Periodo Intermedio 1080-665 a.C.

Figlio di Psammetico I, Neko II non fu meno intraprendente del padre, ma fu meno fortunato. I suoi monumenti in Egitto sono poco numerosi e singolarmente scarsi d’informazioni. Per le sue imprese in patria la principale fonte di notizie resta ancora Erodoto. Un coraggioso tentativo di collegare il Nilo col Mar Rosso per mezzo di un canale si dovette abbandonare, ma è quasi certo che le navi fenicie, da lui mandate a circumnavigare l’Africa, riuscirono nell’intento ritornando dopo tre anni attraverso le Colonne d’Ercole. Per questa impresa, è ricordato ancora ai giorni nostri.

Dal 609 a.C. cessa ogni notizia dell’ultimo re dell’Assiria e Neko prende il suo posto come maggiore avversario di Nabopolassar. Si legge nell’Antico Testamento che quando il Faraone-neco, re dell’Egitto, marciò contro i Babilonesi, all’inizio le cose si volsero in suo favore. A questo punto il re di Giudea, Josia, commise l’errore di intervenire nel conflitto e fu ucciso a Megiddo da Neko; un frammento geroglifico proveniente da Sidone, attesta che quest’ultimo aveva il controllo della costa fenicia resogli più facile dal possesso di una flotta nel Mediterraneo. Negli anni 606-605 a.C. gli Egizi catturarono la piazzaforte di Kimukhu e sconfissero i Babilonesi a Kuramati, località situate entrambe sull’Eufrate a sud di Karkamis. Allora, secondo la Cronaca Babilonese, Nebuchadrezzar, figlio di Nabopolassar:

attraversò il fiume per marciare contro l’esercito egizio che si trovava a Karkamis, … combatterono gli uni contro gli altri, e l’esercito egizio si ritirò davanti a lui. Egli li sconfisse completamente e li annientò. Quanto ai resti dell’esercito egizio scampati alla disfatta e non colpiti dalle armi avversarie, le truppe babilonesi li raggiunsero e li sconfissero nel distretto di Hamath, cosicchè non un sol uomo riuscì a fuggire nel proprio paese. In quel tempo Nebuchadrezzar conquistò l’intera regione del Khatti.

Secondo la Bibbia,

Il re d’Egitto non tornò mai più fuori del suo paese, perché il re di Babilonia aveva preso tutto quello che era appartenuto al re d’Egitto, dal torrente d’Egitto al fiume Eufrate.

PSAMMETICO II

Nomi: Psammetico, Psammuthis, Neferibra Psamtek

Dinastia: XXVI (672-525 a.C.)

Anni di regno: [595-589 a.C.]

Collocazione storica: Terzo Periodo Intermedio 1080-665 a.C.

Morto Neko II nel 595 a.C., gli succedette il figlio Psammetico II del cui regno, relativamente breve, fu spesso sottovalutata l’importanza. In realtà i monumenti che nominano il re o i suoi funzionari sono assai più numerosi di quelli dei due predecessori, e una molto dibattuta spedizione nella Nubia conferisce un particolare interesse a questo regno. Le notizie su questa spedizione derivano soprattutto da una lunga epigrafe, parte di un gruppo d’iscrizioni greche incise su uno dei colossi di Ramses II ad Abu Simbel, che dice:

Allorché il re Psammetico venne a Elefantina, questo fu scritto da coloro che navigarono con Psammetico figlio di Theocles, e si spinsero oltre Kerkis fin dove il fiume lo permette. Coloro che parlavano lingue straniere erano guidati da Potasimto, gli Egizi da Amasis.

É noto che Potasimto e Amasis vissero sotto il regno di Psammetico II e ricoprirono cariche militari. La spedizione è ricordata anche da due stele assai guaste provenienti da Tanis e da Karnak; la prima fornisce come data l’anno 3 e cita un re indigeno le cui truppe furono massacrate, mentre la seconda afferma che fu raggiunta Pnubs. Ma se resta così accertato che la campagna si estese più a sud di quanto non si era prima supposto, è improbabile l’ipotesi che fosse la risposta di Psammetico a un tentativo etiopico di riprendere possesso dell’Egitto, perduto dopo la fuga di Tanuatamun da Tebe.

É comunque durante il suo regno che si notano per la prima volta evidenti segni di ostilità verso l’Etiopia da parte dei Saiti e che i nomi di Taharqa e dei suoi predecessori vengono sistematicamente cancellati dai loro monumenti. Altrettanto problematica è una spedizione in Fenicia sotto Psammetico II, menzionata in un papiro tardodemotico; sembra però che si trattasse di una vicenda pacifica visto che furono chiamati a parteciparvi i sacerdoti di vari templi.

Come già aveva fatto Psammetico I, anche Psammetico II nominò sua figlia, Ankhnasneferibra, “Sposa del Dio” a Tebe. La principessa arrivò a Tebe nel primo anno di regno del padre e fu accolta dalla madre adottiva, Nitocris; pare che nello stesso tempo le venisse concesso il titolo di Primo Profeta di Amon, mai fino allora accordato a una “Sposa del Dio”, ma quest’ultimo e più importante uffizio non fu da lei assunto che alla morte di Nitocris nel quarto anno del regno di Apries.

APRIES

Nomi: Apries, Uaphris, Hacacibra Wahibra

Dinastia: XXVI (672-525 a.C.)

Anni di regno: [589-570 a.C.]

Collocazione storica: Terzo Periodo Intermedio 1080-665 a.C.

Nel 589 a.C. morì Psammetico II e gli succedette il figlio Apries, il faraone Efree della Bibbia, che subito si accinse a sovvertire la politica pacifica e difensiva adottata dai suoi predecessori. Le notizie del suo intervento in Siria sono attinte soprattutto dai profeti Geremia ed Ezechiele. Per opporsi al suo tentativo di soccorrere Gerusalemme, Nebuchadrezzar interruppe l’assedio, ma lo riprese in seguito. Nel 587 a.C. la città cadde e fu completamente distrutta; la maggior parte della popolazione ebraica fu deportata a Babilonia, mentre coloro che rimasero, trovando intollerabile la situazione in Giudea, fuggirono qualche tempo dopo in Egitto portando con sé il profeta Geremia.

É oscura la parte sostenuta da Apries in questi avvenimenti, perché le fonti egizie tacciono del tutto. Pare che agli inizi del regno egli avesse mandato truppe in Palestina ad appoggiare gli Ebrei, ma che in seguito le avesse ritirate; si parla anche di un attacco del suo esercito contro Sidone e della flotta contro Tiro, ma almeno la prima di queste asserzioni non concorda con i fatti documentati; e forse neppure la seconda, poiché il sacerdote Ezechiele, esiliato, attesta che Nebuchadrezzar assediò per tredici anni la città di Tiro senza che gli riuscisse mai di conquistare questo stato isola. Nel 570 a. C. Apries fu coinvolto in una nuova e disastrosa avventura, la cui storia è ripresa da Erodoto. A Cirene, sulla lontana costa nordafricana, i Greci avevano creato una vasta e fiorente colonia, tutt’altro che bene accetta però agli indigeni della Libia. Un capotribù libico, Adicran, si rivolse ad Apries chiedendogli protezione. L’esercito egizio mandato in suo aiuto subì una schiacciante sconfitta della quale, a ragione, fu ritenuto responsabile Apries che di conseguenza perse il trono. I monumenti lasciati nei suoi diciannove anni di regno sono abbastanza numerosi, ma come faraone la sua figura è oscurata da quella dell’usurpatore che ne prese il posto.

AMASIS

Dinastia 26

Nomi: Amasis, Amosis, Khnemibra Ahmose-si-Neit

Dinastia: XXVI (672-525 a.C.)

Anni di regno: [570-526 a.C.]

Collocazione storica: Terzo Periodo Intermedio 1080-665 a.C.

Sfrondando dei suoi elementi pittoreschi il racconto di Erodoto sulla vita di Amasis, ciò che ne rimane suona come storia autentica. Il nuovo re era un uomo del popolo al quale l’accettazione della Doppia Corona era stata imposta dalle circostanze e dall’indignazione dei suoi compatrioti. Egli ebbe l’appoggio unanime degli Egizi indigeni, mentre i soldati rimasti fedeli ad Apries erano per lo più greci, cosa alquanto strana dato che di recente questi aveva combattuto contro una colonia greca. La guerra civile che ne seguì non può esser durata più di qualche mese e rimase limitata al delta nordoccidentale; Erodoto colloca la battaglia decisiva a Momemfi, mentre secondo una grande stele di granito rosso eretta in ricordo della vittoria di Amasis, essa avrebbe avuto luogo a Sekhetmafka presso Terana, sul ramo canopico del Nilo.

Apries fu catturato vivo e portato a Sais in quella che era stata la sua residenza ed era adesso la capitale di Amasis. Si dice che il vincitore sulle prime trattasse con bontà il suo regale prigioniero, ma in seguito lo abbandonasse al furore popolare; però, a quanto sembra confermare la stele, lo fece seppellire con tutti gli onori dovuti a un faraone. Un frammento cuneiforme al British Museum fa risalire allo stesso anno, il trentasettesimo del regno di Nebuchadrezzar, una sorta di azione militare contro Amasis, ma è improbabile che le due potenze siano mai venute a conflitto né allora né dopo, quando al grande monarca babilonese succedettero tre deboli sovrani, seguiti da un quarto, Nabonido che, nelle traversie della sua esistenza, mai si spinse in regioni più prossime all’Egitto della Siria settentrionale e di Edom. In complesso Amasis si dimostrò un sovrano pacifico. In Occidente concluse un trattato di alleanza con Cirene, e se sottomise alcune città dell’isola di Cipro, fu questa la sua sola conquista. É certo che si rese per lui sempre più indispensabile dipendere dall’energia e dallo spirito di iniziativa dei Greci.

La sua prudenza e la sua indole conciliante lo resero altrettanto popolare fra gli occidentali e gli guadagnarono il ben meritato epiteto di Filelleno. Prove sintomatiche di questi buoni rapporti sono il suo matrimonio con una dama di Cirene, Laodice, il suo largo contributo alla riedificazione del tempio distrutto di Delfi, e i ricchi doni a vari altri templi greci. Tuttavia era necessario far qualcosa per lenire la gelosia degli Egizi indigeni verso i quali, dopo tutto, egli aveva un debito enorme. I commercianti greci stabilitisi nel delta stavano infatti acquistando troppa potenza e per arrestarne lo sviluppo Amasis confinò la loro attività nella grande città di Naucratis, riscoperta da Petrie a poca distanza da Sais sul lato sudoccidentale. Qui la popolazione era esclusivamente greca e vi erano stati edificati grandi templi dalle varie comunità di coloni; essa prefigura Alessandria e ai suoi tempi ebbe un’importanza di poco inferiore a quest’ultima.

Egizi e Greci rimasero entrambi soddisfatti; quest’atto fu, da parte di Amasis, un capolavoro di diplomazia, dovuto senza dubbio alla sua sagacia unita, secondo Erodoto, a un temperamento cordiale ed indulgente che gli permise di conservare il trono per quarantaquattro anni sfuggendo di stretta misura alla catastrofe che solo un anno dopo doveva travolgere il paese.

PSAMMETICO III

Nomi: Psammetico, Psammecherites, Ankhkaenra Psamtek

Dinastia: XXVI (672-525 a.C.)

Anni di regno: [526-525 a.C.]

Collocazione storica: Terzo Periodo Intermedio 1080-665 a.C.

Nel 526 a.C., pochi mesi dopo la morte di Amasis, Cipro ruppe l’alleanza con l’Egitto, scatenando una vera e propria tempesta che piombò sul capo di Psammetico III. Quest’ultimo, figlio di Amasis, fece di tutto per scongiurare la fine.

La battaglia di Pelusio fu combattuta con disperata tenacia (525 a.C.), ma alla fine gli Egizi ripiegarono in disordine a Menfi, che si arrese solo dopo un lungo assedio.

L’Egitto passò così in mano ai Persiani (XXVII dinastia di Manetone).

DINASTIA XXVII

CAMBISE

Nomi: Cambise

Dinastia: XXVII (525-404 a.C.)

Anni di regno: [525-522 a.C.]

Collocazione storica: Epoca Tarda 664-332 a.C.

Cambise regnò sull’Egitto per soli tre anni durante i quali tentò diverse spedizioni per allargarne e consolidarne i confini, tutte però fallirono. Il progetto di un’aggressione contro Cartagine fu abbandonato perché i Fenici si rifiutarono di combattere contro gente del loro stesso sangue.

Una campagna assai più ambiziosa contro gli Etiopi, cui partecipò Cambise in persona, si risolse in un completo fallimento per la mancanza di una preparazione adeguata, mentre un corpo di spedizione, mandato attraverso il deserto nell’oasi dove due secoli dopo Alessandro Magno avrebbe consultato l’oracolo di Amon (Siua), fu travolto da una tempesta di sabbia e scomparve (ciò che rimane di questo esercito sembra sia stato ritrovato proprio recentemente tra le sabbie). L’ira di Cambise per il fallimento di queste imprese fu senza limiti e si dice che gli provocasse una crisi di pazzia, ma perlomeno l’Egitto intero era stato conquistato.

A detta di Erodoto, Cambise fu un mostro di crudeltà ed empietà la cui follia culminò nell’uccisione del sacro bue Api, cosa tuttavia assai improbabile a giudicare dalle testimonianze trovate nel Serapeum, dove sono registrati due di questi animali sacri sepolti durante il suo regno. Sul sarcofago di uno di essi le iscrizioni dicono che gli fu dedicato da Cambise in persona. E’ vero che un documento ebraico del 407 a.C. parla della “distruzione di tutti i templi degli dei egizi” compiuta all’epoca di Cambise, ma a quell’epoca la cattiva reputazione del re aveva avuto tutto il tempo di diffondersi, mentre può darsi che tutto il danno da lui arrecato si limitasse alla revoca delle concessioni ufficiali di materiali, prima consuete.

Nel 522 a.C., al ritorno di Cambise in Asia, l’Egitto rimase affidato al satrapo Ariande, che in seguito fu sospettato d’infedeltà e condannato a morte.

Frattanto Gaumata, del popolo dei Magi, si era fatto credere il vero Smerdi tornato in vita, ottenendo un vasto seguito in tutte le province persiane. Smerdi era il fratello di Cambise, morto anni prima. Sulla morte di Cambise si hanno notizie discordanti; probabilmente il fatto avvenne mentre egli tornava in patria per combattere contro il pretendente.

DARIO I

Nomi: Dario, figlio di Hystaspes

Dinastia: XXVII (525-404 a.C.)

Anni di regno: [521-486 a.C.]

Collocazione storica: Epoca Tarda 664-332 a.C.

Alla morte di Cambise, il trono passò a Dario I, figlio di Hystaspes e appartenente alla famiglia di Ciro. Durante i suoi trentasei anni di regno (521-486 a.C.) l’impero persiano fu organizzato con consumata arte di governo, ma si sa relativamente poco sugli avvenimenti egizi di quel periodo. I primi anni furono impegnati a soffocare con estrema ferocia le rivolte e i disordini seguiti all’assassinio di Gaumata, e solo nel 517 a.C. circa Dario poté recarsi in Egitto.

Di grande importanza tuttavia perché ne rivela l’interesse per l’antica civiltà caduta sotto il suo dominio, è un ordine inviato al satrapo d’Egitto nel terzo anno di regno, con l’istruzione di radunare gli uomini più saggi del paese, scelti fra i militari, i sacerdoti e gli scribi, per far compilare una raccolta di tutte le leggi egizie dagli inizi fino all’anno 44 di Amasis; compito che li tenne occupati fino al diciannovesimo anno del regno di Dario. Questo fatto giustificherebbe Diodoro che pone Dario fra i più grandi legislatori dell’Egitto. Altrettanto interessante è la notizia ricavata da varie enormi stele che confermano quanto ci narra Erodoto sul completamento del canale fra il Nilo e il Mar Rosso.

Neko II era stato costretto ad abbandonare il progetto, ma Dario non solo riparò il canale in tutta la sua lunghezza, ma riuscì anche a farvi passare ventiquattro navi cariche di tributi per la Persia. Le stele commemorative furono erette qua e là lungo le rive del canale; le iscrizioni in caratteri geroglifici e cuneiformi sono in uno stato deplorevole, ma il loro contenuto è indiscutibile. Svariate testimonianze dimostrano che Dario nel governo dell’Egitto cercò saggiamente di atteggiarsi a faraone legittimo continuando l’opera dei predecessori saitici.

Fu l’unico re persiano a intraprendere costruzioni nei templi degli dei egizi; l’imponente e ben conservato tempio di Amon nell’oasi di Kharga è quasi per intero opera sua; anche a lui, come già a Cambise, viene qui attribuita l’intera serie di titoli faraonici. Per quanto saggio e illuminato fosse il governo di Dario, il suo impero era però troppo vasto per non dare ben presto segni di fragilità. Già nel 499 a.C. insorgevano le città della Ionia e l’aiuto ad esse prestato da Atene ed Eretria rendeva la guerra fra la Persia e la Grecia occidentale una semplice questione di tempo. La sensazionale sconfitta di Artaferne, nipote di Dario, a Maratona (490 a.C.) non poteva non causare gravi ripercussioni in tutto il Medio Oriente. Gli Egizi si sollevarono nel 486 a.C. e la ribellione non fu soffocata che nel secondo anno del regno di Serse, succeduto al padre verso la fine del 486.

SERSE I

Nomi: Serse il Grande, figlio di Dario

Dinastia: XXVII (525-404 a.C.)

Anni di regno: [486-466 a.C.]

Collocazione storica: Epoca Tarda 664-332 a.C.

Nel 486 a.C. gli Egizi si erano ribellati alla sovranità persiana di Dario I; questa rivolta non fu soffocata che nel secondo anno del regno di Serse, succeduto al padre verso la fine del 486. Erodoto dice che il nuovo monarca “ridusse l’Egitto in una schiavitù assai più pesante di quella sofferta sotto il regno di Dario”.

Non occorre dire che Serse si avvalse della sovranità sull’Egitto per assecondare i propri piani; prima della battaglia di Salamina (480 a.C.), dove tentò una rivincita sui Greci, importanti compiti furono affidati a una grossa flotta egizia. A favore dell’Egitto stesso invece Serse fece poco o nulla. I documenti tacciono del tutto; non fu costruito nessun tempio e pochi furono gli egizi impiegati come funzionari. In tutti questi anni pare che l’Alto Egitto si sia mantenuto sempre tranquillo. Serse fu assassinato nel 465 a.C. e gli successe il figlio Artaserse.

ARTASERSE I

Nomi: Artaserse Longimano

Dinastia: XXVII (525-404 a.C.)

Anni di regno: [465-424 a.C.]

Collocazione storica: Epoca Tarda 664-332 a.C.

In seguito ai disordini sorti dopo l’assassinio di Serse e l’ascesa al trono di Artaserse I (465 a.C.), scoppiarono gravi agitazioni nel delta nordoccidentale dove un certo Inaro, figlio di Psammetico (i due nomi sono egizi, ma Tucidide lo dice re dei Libi), insorse stabilendo il proprio quartier generale nella fortezza di Marea, non lontano dalla futura Alessandria. Artaserse si trovò così subito a dover fronteggiare una rivolta; il primo scontro tra Egiziani e Persiani ebbe luogo a Papremi, località non identificata nella regione occidentale; le truppe agli ordini del satrapo Achemene, fratello di Serse, furono sconfitte e il comandante ucciso; il resto dell’esercito si ritirò a Menfi e vi si trincerò. Inaro rimase così padrone di tutto il delta, ma a quanto pare non vantava diritti alla sovranità. L’immancabile soccorso dalla Persia tardò ad arrivare, ma nel frattempo Inaro aveva chiesto aiuto agli Ateniesi, che in quel periodo stavano battendosi vittoriosamente contro i Persiani a Cipro.

Con il loro rinforzo i due terzi di Menfi furono catturati, ma il resto resistette finché il generale persiano Megabizo non respinse gli assedianti, che a loro volta si trovarono bloccati in un’isola in mezzo alle paludi, detta Prosopitide. Non fu se non nel 454 a.C. che Megabizo ebbe ragione di loro; pochi degli Ateniesi riuscirono a fuggire e un certo numero di navi greche arrivate troppo tardi in loro soccorso fu distrutto; Inaro, proditoriamente consegnato ai Persiani, fu crocifisso. Dopo questo episodio e per tutto il resto del regno di Artaserse I la storia del mondo sembra svolgersi lontano dall’Egitto. Nel 424 a.C. ad Artaserse succedette Dario II.

DARIO II

Nomi: Dario, figlio di Serse

Dinastia: XXVII (525-404 a.C.)

Anni di regno: [424-404 a.C.]

Collocazione storica: Epoca Tarda 664-332 a.C.

Negli ultimi 20 anno del regno di Artaserse I e per tutti i 20 del regno di Dario II c’è un vuoto completo per quanto riguarda l’Egitto, che non doveva rientrare sulla scena del Medio Oriente se non dopo l’ascesa al trono di Artaserse II, sessant’anni più tardi, in mezzo al tumulto degli eventi che la seguirono.

Pur non essendo mai stato in Egitto, pare che Dario II abbia ordinato la costruzione di alcuni edifici nel tempio di Hibis nell’oasi di Kharga.

DINASTIA XXVIII

AMIRTEOS

Nomi: Amyrteos di Sais

Dinastia: XXVIII (404-399 a.C.)

Anni di regno: [404-399 a.C.]

Collocazione storica: Epoca Tarda 664-332 a.C.

Unico faraone della XXVIII dinastia, Amirteos di Sais, sarebbe stato parente dell’altro Amirteo che, dopo la cattura di Inaro, aveva continuato la lotta contro i Persiani. Negli storici greci si trova solo un’incerta allusione al nuovo faraone, che Diodoro erroneamente chiama “Psammetico, discendente del (famoso) Psammetico”. L’unico episodio che lo coinvolge è legato ai Persiani. Dopo la battaglia di Cunassa del 401 a.C., in cui l’insorto principe Ciro fu sbaragliato e ucciso, un amico di questi, l’ammiraglio Tamo di Menfi, da Ciro nominato governatore della Ionia, riparò con l’intera flotta in Egitto per sfuggire alla vendetta del satrapo di Artaserse II, Tissaferne; ma Amirteos, se è a lui che si riferisce Diodoro sotto il nome di Psammetico, lo condannò a morte.

Secondo una più tarda tradizione egizia, Amirteos offese in qualche modo i dettami della legge, per cui al figlio fu negata la successione. Manetone attribuisce ad Amirteos sei anni di regno, cifra probabilmente esatta, poiché nei papiri aramaici di Elefantina si legge una promessa di pagamento di un debito datata nel quinto anno. Tranne una lettera proveniente dalla stessa fonte che cita il suo nome accanto a quello dell’immediato successore, Nepherites I, non esistono altri accenni ad Amirteos, né egli lasciò monumenti.
E la stessa oscurità avvolge il modo in cui pervenne al trono e il modo in cui lo perse.

DINASTIA XXIX

NEPHERITES I

Nomi: Nepherites, Nefaurud

Dinastia: XXIX (399-380 a.C.)

Anni di regno: [399-393 a.C.]

Collocazione storica: Epoca Tarda 664-332 a.C.

Non si è a conoscenza degli eventi che portarono questo faraone, e la dinastia da lui fondata, sul trono d’Egitto. Sua principale preoccupazione, come quella del suo predecessore Amirteos, fu quella di mantenere indipendente l’Egitto nei confronti della Persia. Quando, nel 396 a.C. Sparta, entrata in guerra contro la Persia, cercò di stringere un’alleanza con l’Egitto, in risposta alla richiesta del re spartano Agesilao, il faraone Nepherites I gli mise a disposizione 500000 staia di grano e l’equipaggiamento per cento triremi. Fu convenuto che la flotta spartana dovesse andare a prendersi il generoso sussidio a Rodi. Però, prima che gli

ACHORIS

Nomi: Achoris, Khnemmaera-setpenkhnum Hakor

Dinastia: XXIX (399-380 a.C.)

Anni di regno: [393-380 a.C.]

Collocazione storica: Epoca Tarda 664-332 a.C.

Di Achoris si dice che regnò cosi a lungo “perché era generoso verso i templi”, ma che “fu rovesciato perché abbandonò la Legge e non si curò dei suoi fratelli”. Salito al trono nel 393 a C., Achoris, come primo atto, ruppe l’alleanza con Sparta siglata dal suo predecessore poiché si era dimostrata svantaggiosa, e si affrettò a cercare aiuto altrove, trovandolo, per mezzo di un trattato, con Evagora re di Salamina di Cipro. Nel 386 a.C. però la pace tra Sparta e la Persia lasciò soli Achoris ed Evagora di fronte ad Artaserse. Per primo l’imperatore persiano attaccò l’Egitto, che aveva avuto il tempo di tornare a essere un paese ricco e forte.

Su questa guerra si hanno scarse notizie, salvo il fatto che si protrasse fino al 383 a.C.. Evagora si dimostrò di grande aiutospingendosi con le sue truppe entro il campo nemico e catturando Tiro e altre città della Fenicia; ma in seguito la fortuna l’abbandonò e, dopo aver perso una importante battaglia navale, fu assediato nella sua città di Salamina ed alla fine si arrese (380 a.C.). Dopo esser rimasto a lungo fedele vassallo del re di Persia, Evagora cadde vittima di una cospirazione. Secondo la Cronaca Demotica, la sfortuna però continuò a perseguitare Achoris che lasciò il trono a suo figlio Nepherites II, destinato però a perderlo nel giro di quattro mesi, trascorsi i quali la corona passò a un generale originario di Sebennito.

Spartani vi giungessero, quest’isola passò ai Persiani e il loro ammiraglio, l’ateniese Conone, confiscò tutta la merce.

DINASTIA XXX

NEKHTNEBEF

Dinastia XXX

Nomi: Nectanebes, Kheperkara Nekhtnebef, Nectanebo I

Dinastia: XXX (378-341 a.C.)

Anni di regno: [378-360 a.C.]

Collocazione storica: Epoca Tarda 664-332 a.C.

Il primo faraone della XXX Dinastia fu Nekhtnebef, anche se l’ordine di successione è stato spesso discusso. Il numero di monumenti lasciati da questo sovrano potrebbe dar l’impressione di un periodo d’ininterrotta pace e prosperità. Si devono a lui le parti più antiche di Philae; a Edfu è ricordato come donatore di vasti terreni al tempio di Horo; una grande stele ad Ashmunein (Ermopoli) commemora le molte costruzioni aggiunte ai templi della dea Nehmetaway, della divinità primigena Ogdoad, e dello stesso Thoth due volte grande. Da Naucratis infine proviene una pregevole iscrizione che ricorda l’imposizione di una tassa del 10 per cento sulle merci importate e su quelle lavorate in questa città, il cui provento era destinato ad arricchire la dea Neith di Sais. Durante il suo regno dovette invece fronteggiare, uscendone vincitore, l’ennesimo tentativo di invasione da parte dei Persiani, nel 373 a. C.. Gli anni seguenti furono invece contrassegnati dalla ribellione dei satrapi delle varie province Persiane, e Nekhtnebef riuscì a tutelarsi fornendo sussidi in oro ai diversi contendenti.

TEOS

Nomi: Teos, Takhos, Irmaenra Djeho-setpenanhur

Dinastia: XXX (378-341 a.C.)

Anni di regno: [360-359 a.C.]

Collocazione storica: Epoca Tarda 664-332 a.C.

Alla morte di Nekhtnebef , nel 363 a.C., gli succedette il figlio Teos, o Tachos, come viene chiamato da qualche autore greco, nome già portato da. suo padre. I tempi parvero maturi per un attacco diretto contro la Persia. Il vecchio re Agesilao arrivò con mille opliti in Egitto, dove lo raggiunse l’ateniese

NEKHTHAREHBE

Nomi: Nectanebos, Snedjemibra-setpenanhur Nekhtharehbe, Nectanebo II

Dinastia: XXX (378-341 a.C.)

Anni di regno: [359-341 a.C.]

Collocazione storica: Epoca Tarda 664-332 a.C.

Nekhtharehbe fu eletto faraone in seguito al fallimento della spedizione contro la Fenicia organizzata dal suo predecessore Teos. Guardato dal punto di vista egizio, il regno di Nekhtharehbe potrebbe apparire quasi una replica esatta di quello di Nekhtnebef. Entrambi i sovrani regnarono diciotto anni ed esplicarono un enorme attività edilizia.

Nel frattempo però, l’ascesa al trono di Artaserse III Oco infuse nuova linfa all’impero Persiano. Nel 343 a. C. ebbe inizio la grande campagna di guerra contro l’Egitto. Strenua fu la resistenza delle truppe Egizie a Pelusio, ma l’enorme potenza dell’armata Persiana ebbe la meglio.

Nekhtharehbe, preso dal panico, invece di difendere le proprie posizioni, si ritirò a Menfi disponendosi a sostenere un assedio. Le città del delta però capitolarono una dopo l’altra, fino alla presa di Bubastis. Nekhtharehbe, resosi conto che la situazione era disperata, radunò quanto poté dei suoi averi e parti sul fiume “alla volta dell’Etiopia”, dopo di che più nulla si seppe di lui.

DINASTIA XXXI

ARTASERSE III

Dinastia XXXI

Nomi: Artaserse III Oco

Dinastia: XXXI (341-332 a.C.)

Anni di regno: [341-338 a.C.]

Collocazione storica: Epoca Tarda 664-332 a.C.

Fu questo faraone, al termine di una grande campagna di conquista, a decretare la fine dell’indipendenza egizia. Con lui ha termine la lunga serie di dinastie indigene iniziata più 4000 anni prima. Per ciò che riguarda la condotta di Artaserse in Egitto, dopo la conquista, si può citare Diodoro Siculo:

Artaserse, dopo essersi impadronito di tutto l’Egitto e avere abbattuto le mura delle città più importanti, ammassò una grande quantità d’oro e d’argento col saccheggio dei santuari e portò via dagli antichi templi i documenti scritti, che in seguito Bagoa restituì ai sacerdoti egizi dietro pagamento di forti somme. Poi, dopo aver generosamente ricompensato i Greci che l’avevano seguito nella campagna militare, ciascuno secondo i suoi meriti, li congedò e li rimandò in patria, e, insediato Ferendate come satrapo d’Egitto, ritornò col proprio esercito a Babilonia, portando con sé molti beni e spoglie tolti al nemico, e dopo essersi acquistato grande rinomanza con le sue vittorie.

Senza dubbio il pugno del conquistatore pesò gravemente sul paese conquistato, e le lamentazioni del I periodo intermedio riecheggiano nella Cronaca Demotica. Ma non vi è motivo di credere agli scrittori d’epoca più tarda che attribuiscono ad Artaserse gli stessi sacrilegi già attribuiti a Cambise; il monarca era certo troppo saggio per commettere questo genere di errori. Nel 338 a.C. egli fu avvelenato dal suo intimo amico Bagoa, e il figlio minore, Arses, prese il suo posto.

DINASTIA XXXII

Dinastia XXXII

ALESSANDRO MAGNO

Nomi: Alessandro

Dinastia: XXXII (332-323 a.C.)

Anni di regno: [332-323 a.C.]

Collocazione storica: Epoca Tarda 664-332 a.C.

E’ probabile che neppure Alessandro sapesse bene che cosa si proponeva finchè non ebbe conquistato l’Asia Minore e costretto alla fuga Dario nella battaglia di Isso, una ventina di chilometri a nord dell’odierna Alessandretta (333 a.C.). E anche allora il suo primo pensiero non fu quello d’inseguire il monarca persiano, ma di assoggettare la Siria e l’Egitto. L’assedio di Tiro fu lungo e tedioso, ma, superato questo ostacolo, niente più gli intralciò il cammino fino a Gaza, che gli oppose una disperata resistenza. Nel 332 a.C. Alessandro raggiunse l’Egitto, il cui satrapo persiano si arrese senza colpo ferire. Il vincitore si affrettò a risalire il fiume fino a Menfi, dove sacrificò al toro Api e fu acclamato faraone, poi ritornò verso la costa. Qui, sulle rive del Mediterraneo presso il villaggio di Rhakotis (Rakdet), tracciò il perimetro della futura grande città di Alessandria, prima di partire per la sua famosa visita all’oracolo di Amon nell’oasi di Siua. E’ dubbio che Alessandro avesse allora chiaro e preciso nella mente il pensiero della propria deificazione, ma questa pietra miliare della sua vita era una conseguenza inevitabile dell’antica tradizione egizia: il faraone era per forza di cose il figlio di Amon e quindi dio lui stesso.

Il soggiorno di Alessandro in Egitto durò solo il tempo necessario per consentirgli di nominare governatori indigeni, di prendere accorti provvedimenti per l’esazione delle imposte sotto la sovrintendenza di Cleomene di Naucratis, e di creare un piccolo esercito permanente sotto il comando dell’amico Tolomeo. Poi si affrettò a partire per liquidare l’Impero persiano ed esplorarne i territori fino all’India. Dopo il suo ritorno a Babilonia nel 323 a.C., Alessandro cadde gravemente ammalato e morì nel palazzo di Nebuchadrezzar prima di compiere i trentatré anni e il suo tredicesimo anno di regno.

DINASTIA XXXIII

TOLOMEO I SOTERE

Nomi: Tolomeo I Sotere

Dinastia: XXXIII (323-31 a.C.)

Anni di regno: [323-284 a.C.]

Collocazione storica: Epoca Tolemaica 332-31 a.C.

In seguito alla morte di Alessandro il Grande, nel 323 a.C., l’Impero Greco fu diviso tra i Diadochi (Successori) dal reggente dell’impero Perdiccas.

Tolomeo fu nominato satrapo d’Egitto e Libia. Con l’intenzione di rafforzare il proprio potere, Tolomeo I rubò il corpo di Alessandro il Grande, che era stato imbalsamato e doveva essere riportato in Macedonia. Tolomeo mandò un contingente armato ad intercettare il corteo funebre e riportò il corpo ad Alessandria dove fece erigere una tomba spettacolare. Questo atto politico rafforzò la rivendicazione di Tolomeo di succedere ad Alessandro come sovrano. Nel 305 a.C., Tolomeo si autoproclamò Re di Egitto, fondando la Dinastia Tolemaica che durò circa 300 anni, fino alla morte di Cleopatra VII nel 31 a.C., in seguito alla quale l’Egitto divenne una provincia Romana. Tolomeo I cominciò ad essere conosciuto anche con il nome di Sotere (”il preservatore”).

Tolomeo I strinse una alleanza politica con Lisimaco, che nel frattempo si era proclamato re di Tracia. Tolomeo I diede sua figlia Arsinoe II, avuta dall’amante “ufficiale” Berenice, in sposa a Lisimaco attorno al 300 a.C.. In cambio, Lisimaco avrebbe dato qualche anno dopo la propria figlia Arsinoe I in sposa al figlio di Tolomeo I, Tolomeo II Filadelfo. In tal modo Lisimaco diventava il potenziale nonno del futuro regnante d’Egitto, Tolomeo III.

La prima moglie di Tolomeo I fu Euridice, figlia del diadoco Antipatre. La discendenza avuta da Euridice includeva Lisandra e suo fratello Tolomeo Cerauno. La sua corte fu un covo di complotti e cospirazioni tra Euridice e Berenice, che era considerata l’amante ufficiale del re. Alla fine, fu dalla discendenza di Berenice che uscirono gli eredi al trono Tolomeo II e Arsinoo II. Quando Tolomeo ripudiò il figlio avuto da Euridice, Tolomeo Cerauno, egli si rifugiò da Lisimaco, in Tracia, dove si riunì a sua sorella Lisandra che aveva sposato Agatocle, figlio di Lisimaco e di sua moglie Nicea. Questa scellerata alleanza si rivelerà qualche anno dopo essere una vera e propria tragedia greca.

Tolomeo I fu un uomo di grande ingegno. La sua amministrazione dell’Egitto rassomigliò molto ad una gestione imprenditoriale, amministrando lo stato con lo sguardo rivolto esclusivamente al profitto. Come risultato, Alessandria crebbe fino a diventare la più prospera città del mondo Ellenico.

Tolomeo I fu uno storiografo di se stesso, oltre che l’autore di una perduta storia delle campagne di Alessandro il Grande. Proprio per il suo amore per la storia, Tolomeo I fondò la più grande biblioteca del mondo antico ad Alessandria, la sua capitale. La grande biblioteca di Alessandria fu costituita spedendo inviati all’estero con il compito di acquistare o copiare tutti i libri che avessero trovato. Ciascuna nave che entrava in Alessandria, veniva setacciata alla ricerca di libri che venivano acquistati o copiati e restituiti. In tal modo, la biblioteca si ampliò fino a contenere un mezzo milione di rotoli o libri. I Tolomei fondarono ad Alessandria un museo (tempio delle muse), che operava in modo molto simile ad una moderna università. Uomini dotti e studenti vennero attratti ad Alessandria da ogni parte del mondo antico per insegnarvi o studiarvi. Il commercio marittimo prosperò e un faro fu costruito sull’isola di Faro, per guidare le navi nel porto di Alessandria. Questo faro fu considerato una delle sette meraviglie del mondo antico.

Sotto la guida e la protezione del sagace Tolomeo I e di suo figlio Tolomeo II, Alessandria venne fatta diventare il centro letterario, matematico e scientifico dell’antico mondo occidentale e mediorientale, arrogandosi il ruolo in precedenza goduto da Atene. Ed in questo ruolo rimase per molte generazioni.

Tolomeo I abdicò il proprio trono a favore di suo figlio Tolomeo II nel 284 a.C., poco prima della propria morte, avvenuta nel 283 a.C.. Tolomeo I Sotere morì pacificamente nel proprio letto, uno dei pochi sopravvissuti ad Alessandro ad esserci riuscito. Tra le opere tramandateci da Tolomeo I, si può ancora vedere il tempio di Kom Abu Billo, dedicato ad Hathor “Signora di Mefket”.

TOLOMEO II FILADELFO

Nomi: Tolomeo II Filadelfo

Dinastia: XXXIII (323-31 a.C.)

Anni di regno: [284-246 a.C.]

Collocazione storica: Epoca Tolemaica 332-31 a.C.

Tolomeo II Filadelfo (“fraterno” or “di amore fraterno”), fu il secondo sovrano della dinastia Tolemaica; figlio di Berenice I e Tolomeo I morto nel 283 a.C.. Nel 284 a.C. divenne correggente con suo padre, poco più di un anno prima della morte di quest’ultimo. Tolomeo II ereditò dal proprio padre la passione per l’espansione e la formazione della Grande Biblioteca di Alessandria. Le sue opere di costruzione inclusero anche la costruzione del canale che congiunse il Nilo al Golfo di Suez.

Tolomeo II, nel 288 a.C., si sposò in prime nozze con Arsinoe I (282-247 a.C.), figlia di Lisimaco di Tracia, in seguito ad un accordo politico stretto da suo padre per assicurare la pace ed un sostegno finanziario. Arsinoe I fu la madre di Tolomeo III; sua figlia, Berenice, si sposò con Antioco II di Siria, sempre nell’ambito di un matrimonio politico per assicurare la stabilità.

Tolomeo II fu coinvolto in una serie di guerre con il re Seleucide Antioco I. Fu grazie a queste imprese che l’Egitto divenne la potenza marittima dominante nel Mar Mediterraneo orientale. All’incirca nel 278 a.C., pochi anni dopo la sconfitta del suocero Lisimaco, Tolomeo II accusò sua moglie Arsinoe I di complicità in un complotto contro la propria vita e la esiliò a Copto, nell’Alto Egitto. Pochissimo tempo dopo, Tolomeo II sposò la propria sorella, Arsinoe II, che in precedenza era stata sposata con il re Lisimaco, padre della sua prima moglie. In questo modo ebbe inizio la tradizione, che contrassegnò la dinastia Tolemaica, dei matrimoni tra fratello e sorella. Subito dopo la morte di Arsinoe II, nel 270 a.C., Tolomeo II la fece divinizzare e, per ricordarla, comandò l’emissione di una coniatura di monete postume, che fu proseguita dai suoi successori.

Tolomeo II inoltre stabilì una celebrazione quadriennale per onorare suo padre che sopravvisse per diverse centinaia di anni. Nelle intenzioni di Tolomeo II questa celebrazione avrebbe dovuto avere la stessa importanza dei Giochi Olimpici. Egli inoltre diede vita alla antica tradizione di conservare il ritratto del proprio padre su una larga parte delle monete coniate che perdurò fino al regno dell’ultimo sovrano Tolemaico, Cleopatra VII.

Tolomeo II governò un regno stabile e prospero fino alla sua morte, nel 246 a.C.. La sua passione di ingrandire la Biblioteca di Alessandria trasformò la sua città nel centro mondiale della conoscenza confrontandosi con l’Atene dell’epoca di Pericle. Come già suo padre, Tolomeo II spedì i propri emissari in tutte le parti del mondo conosciuto, alla ricerca di nuovi testi. Secondo la “Lettera di Aristea”, Tolomeo II chiese a 70 studiosi Giudei di tradurre il Pentateuco in una versione in lingua greca che fu inserita nella collezione della Grande Libreria. I poeti greci Callimaco e Teocrito furono tra le figure letterarie collegate alla corte di Tolomeo II che contribuirono a fare di Alessandria il più grande centro di erudizione dell’Antico Mondo Ellenistico. Tolomeo II morì il 29 Gennaio del 246 a.C.. Gli succedette il suo abile figlio Tolomeo III.

TOLOMEO III EVERGETE I

Nomi: Tolomeo III Evergete I

Dinastia: XXXIII (323-31 a.C.)

Anni di regno: [246-221 a.C.]

Collocazione storica: Epoca Tolemaica 332-31 a.C.

Tolomeo III Evergete I fu il terzo sovrano della Dinastia Tolemaica. Era figlio di Tolomeo II Filadelfo e della sua prima moglie Arsinoe II e si sposò con Berenice II, sua sorella. La sorella maggiore di Tolomeo III era stata data in sposa ad Antioco II dell’Impero Seleucide (Siria). Subito dopo la morte di lei, Tolomeo II iniziò una serie di guerre durante tutta la prima parte del suo regno per vendicare la morte di sua sorella. Fu durante la terza guerra Siriana che Tolomeo III conquistò il porto principale del regno Axumita, importantissimo per il commercio dell’avorio.

Mentre Tolomeo III era assente dall’Egitto, era sua moglie Berenice II a governare il paese. A causa di agitazioni sorte in Egitto, Tolomeo fu costretto ad abbandonare il suo tentativo di assoggettare i Seleucidi e ritornò in Egitto. Morì nel 221 a.C.

TOLOMEO IV FILOPATORE

Nomi: Tolomeo IV Filopatore

Dinastia: XXXIII (323-31 a.C.)

Anni di regno: [221-205 a.C.]

Collocazione storica: Epoca Tolemaica 332-31 a.C.

Tolomeo IV Filopatore (“amante del padre”) era figlio di Tolomeo III e Berenice II e fu il quarto sovrano della Dinastia Tolemaica. Si sposò con sua sorella Arsinoe III. Tolomeo IV non fu grande come suo padre, mancando sia di forza morale che di carattere. Fu più interessato ai piaceri della vita e divenne famoso per le sue orge sfrenate. Tolomeo IV preferì lasciare gli affari di stato nelle mani del suo corrotto ministro Sosibios. La sua sola impresa degna di nota fu l’arresto del tentativo di invasione dalla Siria da parte di Antioco III. Morì nel nell’estate del 205 a.C. all’età di 40 anni, lasciando come proprio erede suo figlio di soli 5 anni. In seguito alla sua morte, due dei suoi potenti ministri giustiziarono sua moglie Arsinoe III. Appena il governo cadde nelle mani dei suoi ministri, la maggiorparte dei territori d’oltremare dell’Impero Egiziano andarono perduti.

TOLOMEO V EPIFANE

Nomi: Tolomeo V Epifane

Dinastia: XXXIII (323-31 a.C.)

Anni di regno: [205-182 a.C.]

Collocazione storica: Epoca Tolemaica 332-31 a.C.

Tolomeo V Epifanio era figlio di Tolomeo IV e Arsinoe III e fu il quinto sovrano della dinastia Tolemaica. Tolomeo V divenne re, in seguito alla morte di suo padre, quando aveva solamente cinque anni. Il potere dell’Egitto, durante il regno di suo padre, era finito nelle mani dei suoi ministri corrotti e ciò portò a tragiche conseguenze quali la perdita dei territori d’oltremare.

Dopo la morte di suo padre, Arsinoe III tentò di prendere il potere e divenne reggente. Tuttavia, i due ministri più potenti,Sosibius e Agatocle, avevano governato dietro le quinte per troppo tempo. Arsinoe cadde vittima delle loro ambizioni e fu assassinata. Tolomeo V quindi crebbe alla corte come sovrano marionetta, mentre il reale controllo dello stato passava da un consigliere all’altro.

La Stele di Rosetta riporta nella sua iscrizione in triplice lingua le cerimonie che accompagnarono l’incoronazione di Tolomeo V Epifanio nel 197 a.C. a Menfi. Tolomeo V sposò Cleopatra I, figlia di Antioco III di Siria, nel 193 a.C. a solo 16 anni di età. Cleopatra I gli generò due figli, uno dei quali gli succedette come sovrano, Tolomeo VI. Secondo le chiacchiere dell’epoca, Tolomeo V fu avvelenato e morì all’età di 28 anni. Sua moglie divenne reggente a nome di suo figlio Tolomeo VI che aveva solamente 5 anni.

TOLOMEO VI FILOMETORE

Nomi: Tolomeo VI Filometore

Dinastia: XXXIII (323-31 a.C.)

Anni di regno: [181-164 e 163-145 a.C.]

Collocazione storica: Epoca Tolemaica 332-31 a.C.

Tolomeo VI Filometore fu il sesto sovrano della Dinastia Tolemaica. Era figlio di Tolomeo V Epifane e della sua moglie siriana Cleopatra I. Come suo padre, Tolomeo VI ascese al trono all’età di soli 5 anni, in seguito alla morte del genitore, che si dice avvenne per avvelenamento.

Cleopatra I morì quattro anni dopo la salita al trono di Tolomeo VI, nel 176 a.C., quando il sovrano non aveva che soli 9 anni. Perciò Tolomeo VI finì sotto il potere dei suoi tutori, Euleo e Leneo, che dimostrarono di essere incompetenti e provocarono perfino un conflitto con Antioco IV di Siria. Tolomeo VI si sposò con sua sorella Cleopatra II dalla quale ebbe un figlio (il futuro Tolomeo VII) e due figlie. Nel 170 a.C. fu costretto a condividere il trono con suo fratello Tolomeo VIII Evergete II, più giovane di lui di pochi anni.

Nel 164 a.C., Tolomeo VI lasciò Alessandria e fece un viaggio fino a Roma dove fece finta di essere un cittadino di classe operaia. Tolomeo VI aspettò a Roma fino a quando le autorità egizie lo vennero a pregare di ritornare. Nel frattempo Tolomeo VIII, in assenza di suo fratello, governò l’Egitto. Tolomeo VIII fu un sovrano davvero impopolare. Passò infatti poco tempo che gli Alessandrini implorarono Tolomeo VI di tornare da Roma per regnare su Alessandria. Nel maggio del 163 a.C., i due fratelli finalmente si accordarono per dividere l’impero; Tolomeo VIII mantenne le province occidentali della Cirenaica e Tolomeo VI divenne l’unico sovrano dell’Egitto. Nel 145 a.C., Tolomeo VI morì in battaglia difendendo il proprio paese dall’invasione della Siria guidata da Alessandro Balas. Gli succedette suo figlio, Tolomeo VII. Tuttavia, Tolomeo VIII, subito dopo essere venuto a conoscenza della morte del fratello, invase l’Egitto e costrinse il suo giovane nipote a dividere il trono. Un anno dopo, Tolomeo VII fu assassinato dallo zio.

TOLOMEO VII NEO FILOPATORE

Nomi: Tolomeo VII Neo Filopatore

Dinastia: XXXIII (323-31 a.C.)

Anni di regno: [145 a.C.]

Collocazione storica: Epoca Tolemaica 332-31 a.C.

Tolomeo VII Neo Filopatore, settimo sovrano della Dinastia Tolemaica, fu lo sfortunato figlio di Tolomeo VI e Cleopatra II. Alla morte di suo padre, avvenuta in battaglia contro la Siria, Tolomeo VII aveva appena 16 anni. Era appena stato nominato correggente da suo padre quello stesso anno.

Sua madre, Cleopatra II, divenne reggente in carica per gli affari di stato.

La disputa di vecchia data tra suo padre ed il di lui fratello, aprì la porta per un nuovo conflitto. Lo zio di Tolomeo VII (Tolomeo VIII Evergete II) qualche anno prima si era accontentato di dividere l’impero con il fratello. Dopo la morte di suo fratello, invase l’Egitto e costrinse il suo giovane nipote a dividere il trono. Tolomeo VIII però non poté altrettanto facilmente disporre della madre del giovane re e sua stessa sorella, Cleopatra II. Così decise di sposarla. Con una brutale azione, Tolomeo VII fu assassinato proprio durante il matrimonio tra sua madre e suo zio. Alla fine però, proprio Cleopatra II divenne la principale rivale di suo marito e riuscì perfino a cacciarlo fuori dall’Egitto per un breve periodo.

TOLOMEO VIII EVERGETE II

Nomi: Tolomeo VIII Evergete II

Dinastia: XXXIII (323-31 a.C.)

Anni di regno: [170-163 e 145-116 a.C.]

Collocazione storica: Epoca Tolemaica 332-31 a.C.

Tolomeo VIII Evergete II fu l’ottavo sovrano della Dinastia Tolemaica. Era il fratello più giovane di Tolomeo VI e lo zio di Tolomeo VII. Era figlio di Tolomeo V e della sua moglie siriano Cleopatra I. Dapprima, Tolomeo VIII condivise il trono con suo fratello Tolomeo VI. Quando suo fratello fuggì a Roma, Tolomeo VIII governò l’Egitto in sua vece. La storia ce lo tramanda come un sovrano molto impopolare, tanto che gli Alessandrini implorarono il ritorno di Tolomeo VI in patria. Tra i due fratelli venne raggiunto un accordo, Tolomeo VIII lasciò l’Egitto al fratello, ricevendone in cambio la provincia occidentale della Cirenaica.

Dopo la morte di suo fratello, il trono dell’Egitto era passato a suo nipote, Tolomeo VII. Questa morte tuttavia offriva una grossa occasione a Tolomeo VIII che invase l’Egitto, costringendo il suo giovane nipote a condividere il trono. Per rafforzare la sua posizione, sposò la moglie, rimasta vedova, di suo fratello (che era pure sua sorella), Cleopatra II. Durante il banchetto nuziale, il complotto fu portato al suo culmine. Tolomeo VIII uccise il suo giovane nipote e divenne l’unico sovrano dell’Egitto. Tolomeo VIII però non aveva ancora terminato la sua opera di pulizia; tornò a Menfi come faraone e espulse molti degli Alessandrini che si erano schierati contro di lui. Nel 142 a.C., prese la figlia di Cleopatra II, Cleopatra III, come sua sposa e da lei ebbe numerosi figli. Cleopatra II, la prima moglie, sposata con la forza, si oppose a Tolomeo VIII e riuscì perfino a radunare un’armata che per un breve periodo lo costrinse fuori dall’Egitto, ma il regno di Tolomeo VIII, uno dei più impopolari della storia egizia, durò fino al Giugno del 116 a.C., quando morì lasciando il potere a Cleopatra III e a chiunque tra i suoi figli ella preferisse.

TOLOMEO IX SOTERE II

Nomi: Tolomeo IX Sotere II

Dinastia: XXXIII (323-31 a.C.)

Anni di regno: [117-107 e 88-80 a.C.]

Collocazione storica: Epoca Tolemaica 332-31 a.C.

Tolomeo IX Sotere II nacque nel 141 a.C. da Tolomeo VIII e Cleopatra III. In seguito alla morte di suo padre, nel 116 a.C., il trono era passato a Cleopatra III che aveva generato due figli maschi – Tolomeo IX Sotere II e Tolomeo X Alessandro I – e tre figlie femmine – Cleopatra IV, Cleopatra Trifena e Cleopatra Selene. Secondo la volontà di suo marito Tolomeo VIII, Cleopatra III aveva designato, quale successore al trono di Egitto, tra i suoi due figli quello che preferiva, il più giovane Tolomeo X Alessandro.

Nonostante ciò, il popolo preferì che a regnare fosse Tolomeo IX, con sua madre quale correggente. Tolomeo IX Sotere II era stato in precedenza governatore di Cipro. Quando Cleopatra III fu costretta a richiamarlo ad Alessandria come correggente, il suo giovane fratello, Tolomeo X Alessandro, fu mandato a Cipro come governatore in sua vece. Tolomeo IX si sposò con sua sorella, Cleopatra IV, ma sua madre insistette affinché il matrimonio venisse dichiarato nullo e lui si risposasse con la sua sorella più giovane, Cleopatra Selene.

La sua moglie prima, Cleopatra IV, allora fuggì anch’essa a Cipro dove tentò di sposare l’altro fratello, Tolomeo X, ma le andò male. Cleopatra IV riuscì allora a radunare una piccola armata ed avanzò verso la Siria. Quivi giunta, usò la sua armata come dote e sposò il re Antioco IX Cizeceno (figlio di Antioco Sidete e Cleopatra Thea). Tolomeo IX Sotere II non fu mai amato da sua madre, tanto che quest’ultima riuscì perfino, nel 107 a.C., a cacciarlo dal paese accusandolo di aver tentato di ucciderla. Tolomeo IX fu quindi costretto a fuggire a Cipro abbandonando la propria moglie ed i suoi due figli. Fu in questo periodo che il suo giovane fratello, Tolomeo X Alessandro, fu da sua madre richiamato ad Alessandria per diventare correggente dell’Egitto, mentre Tolomeo IX tornò ad essere governatore di Cipro.

Tuttavia, Tolomeo X Alessandro non conquistò mai il cuore del proprio popolo. Dopo la morte di sua madre cinque anni dopo, nel 101 a.C., Tolomeo X regnò sull’Egitto come uno tra i sovrani più impopolari. Alla fine Tolomeo X Alessandro, sempre più accecato dal culto della propria persona, fu assassinato, o morì accidentalmente, nell’anno 88 a.C. durante uno scontro navale al quale aveva preso parte. Con la morte del suo giovane fratello, Tolomeo IX ritornò da Cipro per riprendere il comando dell’Egitto. Regnò sulla sua terra per gli ultimi 8 anni della sua vita e morì all’età di 62 anni senza lasciare eredi legittimi al trono poiché entrambi i figli avuti da Cleopatra Selene erano morti in tenera età. Quindi il trono d’Egitto passò a sua figlia, Cleopatra Berenice, che regnò da sola per un breve periodo, fino a che fu costretta a sposare un figlio di Tolomeo X Alessandro che costui aveva avuto dalla prima, sconosciuta, moglie. Appena 19 giorni dopo il matrimonio, Tolomeo XI la fece uccidere, facendo immediatamente infuriare i cittadini di Alessandria che assaltarono il palazzo reale e uccisero il neo proclamato sovrano d’Egitto, lasciando il trono ancora una volta nel caos.

TOLOMEO X ALESSANDRO I

Nomi: Tolomeo X Alessandro I

Dinastia: XXXIII (323-31 a.C.)

Anni di regno: [107-88 a.C.]

Collocazione storica: Epoca Tolemaica 332-31 a.C.

Tolomeo X Alessandro I era figlio di Cleopatra III e Tolomeo VIII Evergete II. Sua madre, Cleopatra III, aveva avuto due figli maschi – Tolomeo IX Sotere II e Tolomeo X Alessandro – e tre figlie femmine – Cleopatra IV, Cleopatra Trifena e Cleopatra Selene.

Alla sua morte, Tolomeo VIII, aveva lasciato la successione dell’Egitto a Cleopatra III e, tra i suoi due figli, a quello che Cleopatra avesse preferito. Cleopatra in realtà detestava Tolomeo IX e preferì il più giovane Tolomeo X Alessandro. Sfortunatamente i cittadini di Alessandria preferirono Tolomeo IX come correggente. In quel momento Tolomeo IX era governatore di Cipro e fu convocato ad Alessandria per diventare correggente con sua madre. Tolomeo X Alessandro fu quindi spedito a Cipro al posto di Tolomeo IX, nel 113 a.C.. Il matrimonio di Tolomeo IX con sua sorella Cleopatra IV fu annullato da sua madre che lo fece risposare con la sua sorella più giovane, Cleopatra Selene. Cleopatra IV fuggì a Cipro dove tentò di radunare un’armata e di sposare l’altro fratello Tolomeo X Alessandro. Falliti i suoi sforzi di sposare il fratello, Cleopatra IV fuggì in Siria, dove offrì la sua armata come dote e sposò Antioco IX Cizeceno (figlio di Antioco Sidete e Cleopatra Thea).

Cleopatra III non aveva però cambiato idea riguardo alla successione al trono e nel 107 a.C. riuscì a screditare Tolomeo IX accusandolo di aver tentato di ucciderla. Tolomeo IX fu costretto a fuggire a Cipro abbandonando sua moglie ed i suoi due figli. Fu così la volta di Tolomeo X Alessandro ad essere richiamato da sua madre ad Alessandria da Cipro per essere messo sul trono. Tolomeo X Alessandro governò l’Egitto congiuntamente a sua madre Cleopatra III fino alla morte di lei avvenuta cinque anni dopo, nel 101 a.C.. Tuttavia la sognata popolarità di Tolomeo X Alessandro non si materializzo mai. Alla fine fu costretto a lasciare l’Egitto dai suoi cittadini e morì durante uno scontro navale, o forse fu assassinato, nell’88 a.C..

Tolomeo IX fu richiamato ad Alessandria per tentare di rimettere insieme l’Impero.

TOLOMEO X ALESSANDRO II

Nomi: Tolomeo XI Alessandro II

Dinastia: XXXIII (323-31 a.C.)

Anni di regno: [80 a.C.]

Collocazione storica: Epoca Tolemaica 332-31 a.C.

Tolomeo XI Alessandro II era figlio di Tolomeo X Alessandro e della sua prima moglie. Dopo la morte di suo padre, Tolomeo IX, Tolomeo IX, Cleopatra Berenice aveva governato l’Egitto da sola per quasi un anno. Tolomeo XI fu obbligato a sposarla nonostante lei fosse molto più vecchia di lui. Cleopatra Berenice era la figlia del rivale (e fratello) del padre di Tolomeo XI ed era molto benvista dal popolo. Subito dopo il matrimonio con Cleopatra Berenice, solamente 19 giorni dopo le nozze, Tolomeo XI uccise sua moglie. Gli abitanti di Alessandria ne furono scandalizzati e assaltarono il palazzo reale. Tolomeo XI fu così ucciso dalla folla in tumulto.

Tolemaico. Morì all’età di 62 anni, nell’80 a.C., senza lasciare eredi legittimi.

CLEOPATRA VII

Nomi: Cleopatra VII

Dinastia: XXXIII (323-31 a.C.)

Anni di regno: [51-31 a.C.]

Collocazione storica: Epoca Tolemaica 332-31 a.C.

Cleopatra VII nasce nel 69 a.C. ad Alessandria da uno dei due matrimoni di Tolomeo XII Neodioniso (80-51 a.C.) detto “Aulete” (il “flautista”), amante del vino e della musica.

Si narra che Cleopatra fosse una donna non molto bella, ma simpatica, intelligente, astuta, determinata e spietata. Tutte qualità ideali per governare un regno come quello d’Egitto. Quando nel 51 a.C. il padre muore, Cleopatra ha 18 anni e si trova a sedere sul trono d’Egitto col fratello Tolomeo XIII di soli 10 anni. Roma nomina Pompeo tutore di Tolomeo XIII. Tra i due fratelli vi è un odio profondo che sfocia, per il volere del potentissimo eunuco Potino, nell’allontanamento da palazzo di Cleopatra che decide di rifugiarsi in Siria ed inizia ad organizzare un proprio esercito.

In quel periodo a Roma scoppiò una guerra civile tra Giulio Cesare e Pompeo. I due si inseguirono fino in Egitto dove quest’ultimo fu assassinato dai cortigiani di Tolomeo XIII, forse per ingraziarsi Giulio Cesare. Quest’ultimo si stabilì nel palazzo di Alessandria dove convocò Tolomeo XIII e Cleopatra per porre fine ai conflitti dinastici. Cleopatra, per paura di essere uccisa dagli uomini di suo fratello, arrivò a Palazzo a bordo di una brigantino condotto da un suo servo fidato, Apollonio Siciliano, attraccò proprio sotto le mura e, quindi, si introdusse avvolta in un tappeto portato da Apollodoro sulle spalle. Giunto all’appartamento di Cesare il tappeto venne posato a terra e srotolato lasciando stupito il re romano. L’incontro terminò con la riconciliazione delle parti ma, in realtà, il governo dell’Egitto sarebbe stato nelle mani di Cleopatra.

La regina d’Egitto era in grado di conversare, senza l’aiuto di interpreti, con Etiopi, Trogloditi, Siri, Arabi, Ebrei, Medi e Parti e molte altre lingue comprese, naturalmente, quella egizia e quella greca. Cesare, colpito dall’audacia e dall’astuzia di Cleopatra, fu del tutto conquistato dal suo fascino. Cleopatra portò Cesare in viaggio lungo il Nilo per mostrargli le bellezze d’Egitto. Durante il viaggio la regina rimane incinta e dà alla luce un figlio maschio che chiamò Tolomeo XV Cesarione e che fu l’unico erede maschio di Cesare. Cesare, che subito dopo dovette partire per la Siria, poteva fare dell’Egitto una colonia romana come molte altre, ma, per amore di Cleopatra, uccise Tolomeo XIII facendolo annegare nel Nilo e lasciò la sua amata unica regina d’Egitto. Per stare vicino a Cesare, ma anche per scopi politici, Cleopatra si trasferisce a Roma dove, però, trova l’inospitale accoglienza dei Romani.

Cleopatra, con questa decisione, intendeva permettere al figlio Cesarione, una volta morto Cesare, di installarsi sul trono di un impero grande come quello di Alessandro Magno nato dall’unione di Roma con l’Egitto. Il disappunto del popolo romano e le contestazioni nate in senato scaturiscono nell’assassinio di Giulio Cesare. Marco Antonio, alleato di Cesare, proclama Tolomeo XV Cesarione erede di Giulio Cesare davanti al senato, ma Ottaviano si oppone affermando di essere lui il legittimo successore al trono. In questo clima burrascoso, Cleopatra decide di tornare in Egitto dove trova un’economia in grave crisi e la gente egiziana ridotta alla schiavitù dai Greci che, a loro volta, conducono una vita lussuosa e di potere. Cleopatra non cambia tale impostazione, ma la rende più accettabile da parte degli egiziani alleggerendo le tasse e migliorando il livello della vita. Per rilanciare il commercio riapre l’antica via carovaniera dal Nilo al mar Rosso facendola proteggere con torri di guardia dislocate lungo il percorso e visibili tra loro in modo da permettere la comunicazione in caso di agguati. Da questa via viene importato il porfido che verrà poi utilizzato dai Romani per costruire le statue degli imperatori.

Nel frattempo Marco Antonio diviene padrone dell’Impero Romano d’Oriente, mentre Ottaviano governa l’Europa Occidentale. Tra i due c’è molta rivalità, ma anche odio che li mette in conflitto più volte. Marco Antonio, per sconfiggere il nemico Ottaviano, ha bisogno dei tesori dell’Egitto e quindi convoca Cleopatra a Tarso, sulla costa turca. Si dice che la loro relazione iniziò dopo che Cleopatra si presentò ad un invito di Marco Antonio in Cilicia su un’imbarcazione dalle vele color porpora, la poppa d’oro e i remi d’argento. La regina, vestita come una Venere e accompagnata dal suono di flauti e liuti, stava distesa all’interno di un baldacchino circondato da amorini. Nel corso dell’incontro, Cleopatra si innamora di Antonio da cui avrà due gemelli, ma che poi deve lasciarla per partire in guerra. Cleopatra saprà del matrimonio del suo innamorato con un’altra donna.

In questo momento di dolore e solitudine, Cleopatra riscopre l’antica religione egizia facendosi promotrice di preghiere, riti e donazioni agli Dei ormai abbandonate da anni. Dopo 3 anni, Marco Antonio, nonostante le molteplici insistenze della sua prima moglie Fulvia e poi della seconda moglie Ottavia, torna da Cleopatra per avere le ricchezze d’Egitto. Cleopatra, troppo astuta per mostrargli tutto il suo dolore, cede i tesori del suo regno in cambio di precise promesse. Così le terre dell’Arabia, le miniere di rame di Cipro, il Sinai, l’Armenia ed i campi di grano di tutto il nord Africa appartenenti a Roma, passano sotto il governo egiziano. Roma è furiosa, tutte quelle terre conquistate con il sangue dei Romani cedute alla regina che non ha mai accettato.

Ottaviano approfitta della situazione sferrando un attacco a Marco Antonio nella battaglia di Azio. Cleopatra, in maniera insolita, segue Antonio nella lotta affiancandogli le navi egiziani, ma ben presto è costretta a ritirarsi. Visto l’andamento delcombattimento Cleopatra, ritirata ad Alessandria, decide di fuggire dall’Egitto, ma, durante i preparativi per la partenza, viene sorpresa dagli Abatei, a lungo sottomessi al suo potere, che le impediscono la fuga. Le truppe di Ottaviano, che nel frattempo avevano messo in fuga la flotta di Marco Antonio, si avvicinano minacciose ad Alessandria. Marco Antonio, rifugiatosi a palazzo con Cleopatra, si uccide con la sua spada e muore tra le braccia della regina d’Egitto.

Temendo che anche Cleopatra tenti il suicidio, Ottaviano, ormai padrone di Alessandria, fa in modo che ogni oggetto portato alla regina sia accuratamente controllato. Il 12 agosto del 30 a.C., però, un contadino riesce a farle avere un cesto di fichi che nasconde un serpente. Cleopatra, accortasi della presenza del cobra, viene morsa e muore prima dell’arrivo di Ottaviano evitando così l’umiliazione di essere sconfitta. Suo figlio Cesarione viene ucciso da Ottaviano, mentre gli altri due figli gemelli spariscono senza lasciare traccia. Da questo momento, l’Egitto diventa una semplice provincia dell’Impero Romano.
Il trono d’Egitto passò a sua figlia, Cleopatra Berenice, che regnò da sola per un breve periodo, fino a quando fu costretta a sposare suo cugino Tolomeo XI, figlio di Tolomeo X Alessandro. Appena 19 giorni dopo il matrimonio, Tolomeo XI fece uccidere sua moglie, facendo immediatamente infuriare i cittadini di Alessandria che assaltarono il palazzo reale e lo uccisero.