Via agli scavi alla tomba di Cleopatra
aprile 17, 2009 by admin
Elencato sotto Archeologia, Egittologia, Scoperte

La caccia alla tomba di Marco Antonio e Cleopatra potrebbe essere a una svolta. Un team di archeologi guidati da Zahi Hawass e Kathleen Martinez, ipotizza di aver localizzato il sepolcro in uno di tre siti nei pressi di un tempio a ovest di Alessandria. La spedizione, che ha lavorato nella zona per tre anni, procedera’ agli scavi la prossima settimana.
I siti sono stati identificati con un radar che ha ‘scannerizzato’ il tempio Tesposiris Magna, costruito nel periodo greco-romano in onore dell’antica divinita’ egiziana Isis. “Ci sono prove storiche nelle opere di Plutarco che dimostrano che Cleopatra fu seppellita insieme a Marco Antonio”, ha affermato Martinez. La squadra di archeologi, ha riferito il Consiglio egiziano per l’antichita’, ha gia’ scoperto dieci mummie, due delle quali dorate, in 27 sepolcri.
Fonte: Agi
Vino, ricerca USA, gli antichi Egizi già lo usavano in medicina
aprile 14, 2009 by admin
Elencato sotto Archeologia, Egittologia, Scoperte
Il vino era gia’ utilizzato cinquemila anni fa in medicina dagli antichi egizi che usavano arricchirlo con erbe e resine secondo i ricercatori dell’Universita’ di Pennsylvania del Museo di Archeologia e Antropologia. E’ quanto afferma la Coldiretti nel riferire i contenuti del rapporto del gruppo di ricerca guidato da Patrick E. McGovern pubblicato negli ‘Atti dell’Accademia Nazionale di Scienze’ (PNAS del 13 aprile), che sono particolarmente interessanti per l’Italia, primo produttore mondiale di vino.
L’analisi chimica di alcune damigiane, datate attorno al 3150 avanti Cristo e ritrovate negli scavi, ha rilevato – sottolinea la Coldiretti – la presenza di erbe e resine di alberi immerse nel vino di uva al quale venivano quindi riconosciute proprieta’ medicinali. Si tratta – continua la Coldiretti – della prima prova chimica dell’uso di questi rimedi organici in medicina da parte degli egiziani della quale si avevano sono conoscenze sulla base di papiri risalenti dal 1850 prima di Cristo.
Gli effetti positivi per la salute del consumo moderato di vino sono stati confermati da numerosi studi scientifici come negli Stati Uniti dove e’ stata addirittura data la possibilita’ a un produttore di indicare sulle etichette del proprio vino il contenuto di ‘resveratrolo’, un importante antiossidante con effetti benefici sull’apparato cardiovascolare. E’ soprattutto il resveratrolo, presente in particolare nel vino rosso, la sostanza che ha l’influenza positiva sulla salute che va sotto il nome di ‘paradosso francese’. Si tratta – spiega la Coldiretti – della dimostrazione di come i francesi non soffrano di malattie cardiovascolari nonostante i consumi di cibi grassi che vengono ‘combattuti’ dai polifenoli disciolti nel vino. Recenti studi medici hanno stabilito che il consumo prolungato di vino determina sostanziali modificazioni strutturali a carico di componenti del sangue: i globuli rossi, le piastrine e altri fattori della coagulazione, provenienti dal sangue di soggetti considerati ‘bevitori abituali’, hanno una resistenza superiore nei confronti di stimoli ossidativi rispetto alle cellule sanguigne degli astemi. Altro filone di ricerca e’ quello sulle proprieta’ anti- invecchiamento con prove preliminari che dimostrano come nel vino vi sono delle componenti che sono in grado di ritardare l’invecchiamento delle cellule.
Fonte: Agi
Ritrovata copia del diario di Ricci, esploratore Egitto
aprile 11, 2009 by admin
Elencato sotto Archeologia, Egittologia, Scoperte
E’ stato ritrovato, dopo una caccia di quasi duecento anni e dopo circa ottanta anni dall’ultimo avvistamento, il giornale di viaggio di Alessandro Ricci, senese, primo italiano che all’inizio dell’ Ottocento si avventuro’ in zone inesplorate di Egitto e Sudan raccontando luoghi e popoli sconosciuti.
Il merito della scoperta, informa il giornale dell’ Universita’ di Pisa, va al dottor Daniele Salvoldi che ne ha ritrovato una copia lavorando al progetto ‘Rosellini’ coordinato dalla professoressa Marilina Betro’ del dipartimento di scienze storiche del mondo antico dell’Ateneo pisano. Il progetto riguarda la spedizione franco-toscana del 1828-29 guidata dal pisano Ippolito Rosellini insieme a Jean-Francois Champollion che di fatto ha contrassegnato, dopo la prima decifrazione del geroglifico ad opera dello stesso Champollion nel 1822, la nascita della moderna egittologia.
”Si tratta di un rinvenimento eccezionale – spiega Betro’ -: Ricci descrive e disegna siti che solo pochi anni dopo, al tempo della spedizione di Champollion e Rosellini a cui lui stesso partecipo’, erano gia’ andati distrutti. Ma accanto ai monumenti Ricci descrive gli usi e i costumi dei popoli che incontra, le tecniche di battaglia degli eserciti, la condizione delle donne e persino quella degli animali. Ora, a quasi due secoli di distanza – conclude – la nostra intenzione e’ di poterlo finalmente pubblicare”.
Fonte: Ansa
Restauro mummie museo Egizio di Torino per la mostra di Trento
marzo 22, 2009 by admin
Elencato sotto Archeologia, Egittologia
Un lavoro di restauro e pulizia su due mummie provenienti dall’Egizio di Torino e’ stato eseguito da due restauratori incaricati dalla Soprintendenza per i beni archeologici del Piemonte e dal museo di Torino. Sono tra le sette mummie che saranno esposte nella mostra in programma al Castello del Buonconsiglio di Trento, dal 30 maggio all’8 novembre 2009, Egitto mai visto: collezioni inedite dal Museo Egizio di Torino e dal Castello del Buonconsiglio di Trento.
Le mummie, risalenti alla fine del Primo Periodo Intermedio (2100 a.C.-1900 a.C.) sono state rinvenute nei primi anni del Novecento negli scavi condotti dall’archeologo Ernesto Schiaparelli ad Assiut e Gebelein. In buono stato di conservazione, sono state sottoposte ad analisi e pulizia. Sono una mummia maschile racchiusa in un tronco e la mummia di Neb-em-Khis, moglie di un capo di provincia, figure militari forti quando il potere centrale faraonico entro’ in crisi. Nel sarcofago della donna c’erano uno specchio, un poggiatesta e una cassettina per i trucchi, che saranno in mostra. La mummia maschile ha nel sarcofago un bastone, simbolo di prestigio.
L’esposizione ospitera’ anche alcune mummie animali: un gatto di Epoca Tarda, che sara’ sottoposto ad una minuziosa indagine Tac, due pesci e un piccolo coccodrillo.
Fonte: Ansa
Spagnoli scoprono la Cappella Sistina dell’antica Tebe
marzo 17, 2009 by admin
Elencato sotto Archeologia, Egittologia, Scoperte
”La Cappella Sistina dell’Antico Egitto”. Cosi’ la stampa spagnola celebra oggi la scoperta fatta da un gruppo di archeologi spagnoli a Luxor di una camera mortuaria con pitture a colori, gioielli e geroglifici, che risalgono a 3.500 anni fa. E’ stata ritrovata dagli esperti del Consiglio superiore di ricerche scientifiche spagnolo (Csic) nella necropoli di Dra Abu el-Naga, sulla sponda occidentale di Luxor, l’antica Tebe. La cappella sepolcrale appartiene a Djehuty, un alto funzionario della regina Hatshepsut e rappresenta il culmine dei lavori dell’ottava campagna dell’omonimo progetto patrocinato dalla Fondazione Caja Madrid dal 2004. L’importanza straordinaria del ritrovamento, secondo quanto spiegato ai media dal direttore della squadra di archeologi, Jose’ Manuel Galan, e’ ”non solo nell’innegabile valore estetico”, ma nel fatto che ”in questa epoca, all’inizio della dinastia XVIII, non si decoravano le camere sepolcrali”. Di fatto, sono note solo quattro tombe con la camera sepolcrale decorata, spiega l’egittologo. La cappella ritrovata ha le pareti e il tetto dipinti con disegni e geroglifici sui temi dei diversi passaggi del Libro dei Morti. Ha oltre due metri di altezza e si sviluppa su una superficie di 20 metri. Le pareti interne sono completamente decorate con inscrizioni e scene in rilievo. Il centro del tetto, ha spiegato Galan, e’ sovrastato da ”una bellissima immagine della dea del cielo, Nut, che appare con le braccia aperte per abbracciare il corpo del defunto e compiere cosi’ una doppia funzione: proteggerlo e dargli il benvenuto alla sua nuova esistenza”. In un’altra camera, a tre metri di profondita’ da quella di Djehuty, gli archeologi spagnoli hanno ritrovato un gruppo di orecchini, gioielli appartenenti al nobile o a membri della sua famiglia, che furono sepolti con lui, dato che risalirebbero agli inizi della dinastia XVIII. Accanto alla dea Nut appare il capitolo 125 del Libro dei Morti, noto come ‘la confessione negativa’, un racconto in cui il defunto enuncia uno a uno tutti i peccati di cui non si e’ macchiato e dei quali lo si accusa. Il capitolo termina con l’enumerazione degli organi del corpo di Djehuty, ognuno dei quali e’ assegnato a un dio concreto per la loro protezione.
Fonte: Ansamed
Cleopatra “africana”? Lo dimostra lo scheletro della sorella
marzo 16, 2009 by admin
Elencato sotto Archeologia, Egittologia, Scoperte
Secondo studi effettuati da archeologi austriaci.
Cleopatra era discendente di Tolomeo, generale macedone che regnò in Egitto alla morte di Alessandro il Grande: ma stando a una equipe di archeologi austriaci nelle sue vene scorreva anche sangue africano, come proverebbero gli studi effettuati sui resti della sorellastra Arsinoe ritrovati ad Efeso, in Turchia.
Come riporta il sito della Bbc, lo scheletro di Arsinoe presenta infatti caratteristiche prettamente “africane”, il che confermerebbe che almeno nella generazione precedente a quella di Cleopatra (figlia di Tolomeo XII, ma di madre diversa) la dinastia tolemaica era di sangue misto.
Quanto ad Arsinoe, si trovava ad Efeso perché esiliata dalla sorella, che stando ad alcune fonti ne avrebbe ordinato l’omicidio.
Fonte: Apcom
Mummia sottoposta a Tac, il mistero continua
marzo 10, 2009 by admin
Elencato sotto Archeologia, Egittologia, Scoperte
Quasi sicuramente il corpo non è del sacerdote del sarcofago.
Il mistero della mummia contenuta nel sarcofago del sacerdote Ankhapakhered non è ancora stato risolto.
L’esame Tac spirale total Body a strato sottile a cui, per la prima volta in Italia, è stata sottoposta all’ospedale Fatebenefratelli di Milano lo scorso 7 marzo ha infatti permesso agli studiosi di affermare che quasi sicuramente il corpo non appartiene al sacerdote per cui fu costruito il sarcofago che lo contiene, ma a chi appartengano i resti bendati ancora non è possibile stabilirlo. Lo hanno spiegato oggi a Milano il direttore del Dipartimento materno infantile del Fatebenefratelli, Luca Bernardo, e le due egittologhe Sabina Malgora e Anna Pieri che, in una conferenza stampa con l’assessore alla Sanità della regione Lombardia Luciano Bresciani, hanno presentato i risultati dell’esame.
La mummia, in base a quanto appurato dalla Tac, presenta molte stranezze, a partire da una “anarchia di posizionamento di molti segmenti scheletrici” che i medici definiscono inedita, per arrivare alla presenza di molte canne di papiro che fanno pensare “che sia stata creata una sorta di barella sulla quale sia stato ricomposto uno scheletro poi avvolto insieme”. Quest’ultimo elemento, insieme alla bendatura lineare, fanno pensare a un trafugamento, che potrebbe essere avvenuto sia 2500 anni fa, sia in epoca più recente ad opera degli onnipresenti tombaroli.
Le prove più forti a favore del fatto che il corpo mummificato non è quello di Ankhapakhered, che la dottoressa Malgora ha spiegato essere stato “un sacerdote del dio Min, divinità legata alla sessualità, vissuto tra la XXII-XXIII dinastia corrispondente a circa il 3000 a.C.”, arrivano dalla artrosi agli arti inferiori e dall’assenza di amuleti e monili nella mummia. I problemi alle gambe, ha spiegato il professor Bernardo, non si presentano infatti negli arti superiori, il che fa supporre le archeologhe che la persona svolgesse un lavoro più umile. Gli amuleti poi, avevano un ruolo fondamentale per la vita ultraterrena, e quindi la loro totale assenza in una mummia che comunque presenta un solo evidente segno di manomissione delle bende, non sembra compatibile con i costumi di un membro della casta sacerdotale. Chi è allora la misteriosa mummia? Ancora non si sa e il prossimo passo dovrebbe essere l’analisi al Carbonio 14, che consente una datazione del reperto. Perché, come ha ammesso Malgora, “potrebbe essere una mummia di età faraonica, tolemaica, romana oppure moderna”. Il caso, insomma, non è ancora risolto. Anche perché, qualcuno mormora, chissà che anche altre mummie in giro per il mondo non nascondano qualche sorpresa.
“I risultati di questi studi – ha commentato l’assessore Bresciani – sono il frutto di un approccio multidisciplinare molto interessante che permette di ottenere spunti importanti.
Viene recuperata in questo modo una dimensione universalistica degli studi, in grado di mettere insieme culture e saperi diversi per dare ai cittadini le risposte che si attendono in tutti i campi”.
Fonte: Apcom
Mummia Egizia sottoposta ad una tac a Milano
marzo 7, 2009 by admin
Elencato sotto Archeologia, Egittologia
E’ stato forse il piu’ inconsueto dei pazienti mai sottoposti a un esame quello giunto oggi nel reparto di Radiologia dell’ospedale Fatebenefratelli, a Milano, dove un’equipe di studiosi e medici hanno sottoposto a una Tac una mummia egizia vecchia di circa tremila anni.
L’iniziativa, volta a ricostruire la storia di Ankhpakheredun, sacerdote del dio Min, divinita’ legata alla sessualita’ vissuto tra la XXI-XXIII dinastia, si inquadra all’interno del Progetto Tac condotto da Sabina Molgora e Anna Pieri, rispettivamente curatrice e assistente della mostra ‘Ur Sunu, Grandi Dottori dell’Antico Egitto’ allestita a Casale Monferrato dalla Confraternita di Misericordia e terminata lo scorso 10 gennaio.
Stamani la mummia e’ stata trasportata dal Museo civico Archeologico e Paleontologico di Asti, dove viene custodita, al Fatebenefratelli. Sono state eseguite numerose scansioni, in modo da poter ricostruire, poi, un’immagine tridimensionale dello scheletro. L’obbiettivo ”e’ di capire – spiega la ricercatrice – chi veramente giaccia all’interno del sarcofago, le cui iscrizioni indicano con certezza il nome del sacerdote.
Ma il corpo nelle bende, invece, non ha nulla che ne permetta il riconoscimento, ha le ossa disposte in modo scomposto, e non ci sono amuleti di protezione”.
I risultati delle ricerche sulla mummia saranno presentati al primo convegno internazionale ‘Mummies and life sciences congress’, che si terra’ a Bolzano dal 19 al 21 marzo prossimi, dove interverranno studiosi e ricercatori da tutto il mondo.
Fonte: Ansa
Scoperte a Luxor grandi statue di Amenhotep III
marzo 6, 2009 by admin
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Due grandi statue del faraone Amenhotep III, che governo’ l’Egitto dal 1379 al 1340 avanti Cristo, sono state scoperte da una missione europea che sta conducendo una campagna di scavi nell’area di Kom al Hettan, sulla riva occidentale di Luxor. Ne ha dato notizia il segretario generale del Consiglio Superiore delle Antichita, Zahi Hawass.
Amenhotep III era il padre di Amenhotep IV, passato alla storia con il nome di Akhenaton, dopo aver cercato di distruggere il culto politeista del dio Amon, consolidatosi per un lungo periodo grazie ad un clero sempre piu’ radicatosi nel potere, sostituendolo con quello monoteista di Aton.
Il presidente della missione, Urig Suruzian – che presiede l’associazione degli amici dei Colossi di Memnon, con sede a Ginevra – ha dichiarato all’ANSA che una delle due statue, in granito nero, alta 2,6 metri, e’ molto bella e raffigura il faraone in una posa classica. L’altra rappresenta Amenhotep III a forma di sfinge (2m. per 2,9).
La scoperta e’ stata fatta durante lavori per raddrizzare uno dei due Colossi. E’ stata anche recuperata un’architrave in arenaria, divisa in piu’ parti con iscrizioni geroglifiche che rendono noto che il tempio di Amenhotep era stato costruito per onorare il culto del dio Amon-Ra.
Fonte: Ansa
Scoperta a Luxor la “Tomba Perduta” di Amenofi
marzo 1, 2009 by admin
Elencato sotto Archeologia, Egittologia, Scoperte
La “tomba perduta” di Amenofi e’ stata ritrovata da una missione di archeologi belgi a Luxor, in Egitto. La sepoltura e’ risalente all’epoca del faraone Tutmosi III (1479-1425 a.C.). Il ritrovamento e’ avvenuto dopo tre anni di scavi nella zona di Sheikh Abd el Qurnah, sulla riva occidentale del Nilo, nei pressi di Luxor, 600 chilometri a sud del Cairo.
La tomba era stata riportata parzialmente alla luce dall’archeologo svedese Karl Piehl nel 1880 ma si era poi persa nuovamente sotto metri di sabbia. Il sepolcro e’ costituito da una cupola e una grande sala che si divide in due parti delimitate da sei colonne. Il capo della missione, Laurent Bavay, ha riferito che la maggior parte delle iscrizioni sulle pareti della tomba sono andate completamente distrutte, e questo dimostrerebbe, secondo l’archeologo, che il sepolcro fu saccheggiato nei primi anni del XIX secolo. Sul tetto vi sono alcune iscrizioni che si sono mantenute in buone condizioni e che hanno permesso di decifrare il nome di “Amenofi Ahmos”.
Fonte: Agi























